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I pionieri dei rilievi catastali in montagna

Nel dopoguerra giovani geometri rinnovarono le mappe catastali alpine

I pionieri dei rilievi catastali in montagna

Nel dopoguerra giovani geometri rinnovarono le mappe catastali alpine

Nell’immediato dopoguerra, le zone di confine di Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, che erano state sotto il dominio dell’Impero austro-ungarico, dovevano rinnovare e adeguare le mappe catastali che risalivano al regno di Maria Teresa D’Austria. Fu predisposto un progetto che offriva un lavoro sicuro e stabile e per questo motivo attirò un bel numero di neogeometri provenienti da tante città italiane. Alcuni arrivavano da zone di mare, altri dalla laguna e altri ancora dalla pianura senza conoscere la montagna. Animati da tanto entusiasmo, formarono dei gruppi di lavoro e, guidati dalle popolazioni locali, nei mesi dalla primavera all’autunno attraversavano i sentieri montuosi per giorni e giorni per eseguire i rilievi sul posto muniti di semplici attrezzature.

Il teodolite e le attrezzature dei rilievi

Molto pesante e delicato era lo strumento che rilevava i dati chiamato “teodolite” che caricavano sulle spalle a turno. Poi stadie e paline che dovevano essere portate da un posto all’altro a piedi da un “canneggiatore” (aiutante di chi fa rilievi topografici) per essere rilevate dallo strumento.

La vita dei geometri in montagna

Tutti i dati raccolti, trascritti e calcolati a mano, andavano a determinare la posizione planimetrica sulla nuova mappa. Alla sera, stanchi ma soddisfatti, i geometri condividevano con i colleghi locali polenta, formaggio e salame “de quel bon”, e così Giovanni diventò per tutti Nani, Giuseppe divenne Bepi e Antonio divenne Tony e qualcuno, in questa avventura, trovò anche la “morosa” stabilizzandosi definitivamente a Belluno. Lavorarono a lungo per le nostre montagne e andarono addirittura a dare una mano ai colleghi in Lombardia e in Friuli.

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