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I Mustelidi bellunesi

I Mustelidi bellunesi

Mustelidi - foto: Mario Barito

La famiglia dei Mustelidi brulica di animali molto indaffarati e curiosi. Il modello base è un corpo flessuoso e muscoloso, dominato da una grande energia che spinge ad esplorare ogni anfratto o pertugio. Si passa dalla taglia “very small” della donnola e dell’ermellino alla comoda “large” con cui si presenta il tasso. Pur diffusi in tutti gli ambienti della nostra provincia, dalle sponde del Piave fino ai ghiaioni di alta quota, i Mustelidi sono animali molto elusivi, con abitudini notturne e spesso li possiamo osservare solo quando ormai sono stati stirati dalle automobili.

L’ermellino (quello “comodamente” adagiato sul mantello del Doge!) è il principe dei macereti d’alta quota, dove si dedica alla caccia di piccoli roditori (arvicole). In inverno diventa candido come la neve tranne la coda che rimane nera sulla punta.
La donnola è specializzata in piccoli roditori ma non disdegna altri piccoli vertebrati, tra cui insettivori, uccelli e loro uova. Vestita sempre di marrone, la sua coda non ha la punta nera.

Il tasso è il più “stagno” della squadra, molto adattabile, attraversa un mosaico di ambienti dove i boschi circondano prati e campi. Onnivoro e opportunista, mette sotto i denti praticamente di tutto, lombrichi, insetti, frutti selvatici e coltivati (mais!), uova di uccelli e rettili, carogne, piccoli mammiferi e anfibi. Il tasso ha una ricca vita di società: forma “clan” di 3-10 individui che difendono il loro territorio dagli estranei e condividono uno stesso sistema di tane. Qualcuno comunque vive solitario o al massimo in coppia. Il tasso si costruisce un vero e proprio castello di ampia metratura! Scava un elaborato sistema di camere sotterranee (fino a 700 mq!), generalmente tappezzate con materiale vegetale, collegate da tunnel che sfociano in numerose uscite di emergenza. Altre specie, come la volpe, abitano volentieri in residence come questi.

Di taglia intermedia, la faina e la martora sono invece le acrobate trapeziste della famiglia. Molto simili nell’aspetto (corpo allungato e cilindrico, gli arti corti e coda lunga circa metà del corpo) si differenziano per alcuni dettagli. La faina ha orecchie orlate di chiaro, con l’area del naso chiara e un bel “bavaglino” bianco. La martora ha invece il sottopelo (borra) scuro, le orecchie più lunghe, il muso scuro e i polpastrelli completamente ricoperti di pelliccia in inverno. La macchia sulla gola è meno estesa e giallo-aranciata, con margini non lobati. La faina vive in un’ampia varietà di habitat, anche se ama le foreste di latifoglie e gli ambienti rocciosi, mentre la martora predilige gli ambienti forestali maturi, in genere quelli d’alto fusto.
Entrambe adattano la dieta alla stagione: menu onnivoro con frutti selvatici, insetti e piccoli mammiferi o uccelli, compresa qualche abbordabile pollastrella!

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