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I mondiali visti da dentro

Intervista a Piero Bassanello

I mondiali visti da dentro

Intervista a Piero Bassanello

Archiviati da poco i Mondiali di sci di Cortina, ho il piacere di incontrare una persona che ha potuto osservarli da una posizione privilegiata e di mostrarli a tutti attraverso una moltitudine di simpatici video coi quali ha inondato i social. Piero Bassanello, 64 anni, non ha certo bisogno di presentazioni, essendo molto noto sia di qua che di là del Piave. Innamorato da sempre di Cortina per motivi di lavoro e di amicizia, ha colto la palla al balzo quando si è sparsa la voce che servivano volontari per la kermesse sciistica del 2021. Con alle spalle l’esperienza, sempre come volontario, delle Olimpiadi di Torino del 2006 e complici la sua empatia e la sua abnegazione sul lavoro, è stato subito convocato per la tappa di coppa del Mondo che annualmente si svolge nella conca ampezzana e poi per le finali del 2020, che dovevano essere il banco di prova per questi Mondiali e che purtroppo, come noto, sono state annullate causa Covid.

Piero ha coinvolto nell’impresa anche quattro amici di vecchia data, Mario, Michele, Stefano e Roberto e tutti e cinque sono stati annessi al gruppo dei 42 “banner crew”. «Il nostro lavoro, nei giorni antecedenti le gare, è stato sistemare striscioni pubblicitari o istituzionali, teli e bandiere lungo le piste, al traguardo, negli hotel e sulle strutture che andavano un poco mimetizzate. Una volta iniziate le competizioni, siamo stati mandati ognuno a presidiare un impianto di risalita per fare in modo che venissero rispettate le famose “bolle” ovvero i gruppi chiusi in cui erano divisi atleti, stampa e staff (volontari, forze dell’ordine e addetti alle piste). Questi gruppi, distinguibili tramite un braccialetto colorato, non dovevano assolutamente avere nessun contatto tra loro. Tutte le procedure per evitare contagi da Coronavirus sono state severissime, con tamponi ogni tre giorni e controlli peculiari. Purtroppo la situazione sanitaria ha impedito la presenza del pubblico, cosa che ha pesato molto sugli atleti ma anche su noi volontari, privando tutti della parte più bella di simili manifestazioni che è il conoscere persone nuove e condividere le emozioni. Bisogna però ammettere che Cortina non sarebbe probabilmente stata in grado di sostenere un massiccio afflusso di persone e credo che molte cose andranno riviste nell’ottica del 2026».

I tuoi video ci hanno permesso di vedere il dietro le quinte di questo evento e persone che solitamente non hanno alcuna visibilità mediatica. C’è stato anche qualche scambio di battute con alcuni atleti famosi: hai dovuto chiedere il permesso per filmarli?
«Non ho assolutamente chiesto nulla a nessuno, ma questo mi è costato una tiratina d’orecchie dalla direzione perché in teoria non avrei potuto stare a distanza ravvicinata con persone appartenenti a una bolla diversa dalla mia, seppure in sicurezza. Ma quando mai mi ricapiterà un’occasione simile? Gli atleti erano tutti molto disponibili e alla mano, desiderosi di avere qualcuno al di fuori della loro cerchia con cui scambiare qualche parola».

I momenti più belli e quelli più brutti vissuti durante le due settimane del Mondiale?
«Sicuramente tra i più belli posso annoverare l’incontro con la delegazione macedone, nazione di cui ho avuto l’onore di essere portabandiera durante la cerimonia di apertura. Poi anche l’aver conosciuto un tipo davvero estroso, Christian Steinbach, inventore del metodo della barratura per ghiacciare le piste. Un momento brutto? Sicuramente i primi giorni quando il maltempo ha costretto a rinviare le gare e nell’ambiente c’era un po’ di tensione».

Alla fine l’Organizzazione ha ricevuto complimenti da tutti, anche per le piste impeccabili preparate da “gattisti” davvero bravi.
Chiedo al mio interlocutore qual è la cosa che più gli è rimasta impressa. Non ha esitazioni nel rispondermi: «Gli atleti che provavano i materiali alle sei di mattina! Si è portati a pensare che questi ragazzi facciano una vita particolare, coccolati e riveriti, invece faticano e lavorano sodo!».

Sicuramente ti offrirai volontario anche nel 2026…
«Certo! Consapevole che un’Olimpiade è molto diversa da un Mondiale e lo sci alpino è solo uno dei tanti sport presenti in questa manifestazione. Anche l’atmosfera, a prescindere dall’attuale situazione sanitaria, è molto differente».

Per concludere…Dì la verità Piero, una sciatina non te la saresti fatta?
«Mi sono davvero pentito di non aver mai imparato a sciare e ho invidiato parecchio i ragazzi dell’organizzazione che scendevano magnificando piste e neve. Salire poi con gli impianti fino alle partenze, su sotto la Tofana e vedere gli splendidi panorami valorizzati dalla copiosa neve caduta quest’anno mi ha dato sensazioni che difficilmente potrò dimenticare!».

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