Dici “gelato” e pensi subito alla Valle di Zoldo e alla Valle del Boite. Da quelle due vallate contermini si emigrava già dai tempi della Repubblica di Venezia quando il fermo invernale dei lavori dei campi e dei boschi induceva soprattutto i giovani a scendere in pianura e nelle città per esercitare svariati mestieri. Si industriavano anche a vendere pere cotte, frutta caramellata, castagne e biscotti.
Spesso il lavoro era organizzato in cooperative con una rigorosa distribuzione dei compiti e una ripartizione degli utili come, ad esempio, la “Compagnia di caldarrostai” fondata il 22 ottobre 1884 a Forno di Zoldo. Lo storico cadorino Don Antonio Ronzon ricorda in particolare gli offellieri dell’Oltrechiusa, quasi i precursori degli attuali gelatieri del Cadore e della Val di Zoldo: «Gli offellieri in Venezia, meno pochi Agordini, sono quasi tutti di San Vito e di Borca; le offellerie sono circa 12 e gli uomini che vi si applicano a Venezia ed altrove si possono contare a più di 60 e tutti Cadorini [… ] Nelle sole offellerie di Vincenzo De Luca a Sant’Agostino si fabbricano i cialdoni per i gelati e si fabbrica la scaletta per i mandorlati».
Percorrendo le strade dei grandi Imperi europei – Austria, Germania e Russia – ben presto i nostri gelatieri aprirono migliaia di gelaterie dove campeggiavano nomi e immagini riferite alle Dolomiti. Quasi partirono dal nulla e poi, uomini e donne, si affermarono economicamente. Un paio di esempi?
Nel 1870 Giulio Mattiuzzi di Zoppè era considerato il primo gelatiere di Verona.
Aveva incominciato come garzone qualche anno prima, poi ebbe il suo carrettino. Nel periodo del massimo splendore della sua azienda disponeva contemporaneamente di settanta carrettini distribuiti nelle principali città austriache. Vittorio Sagui e figli, sempre di Zoppè, deliziarono mezza Germania con le loro sedici qualità di gelato.
Poi, impiegando il ciclo del freddo con attrezzature artigianali, tale realtà produttiva si sarebbe trasformata in attività di grandi dimensioni dal punto di vista economico, la quale, negli ultimi decenni del secolo scorso, ha portato alla costituzione di associazioni dei gelatieri in Germania (Uniteis), Austria (A.g.i.a.), Olanda (Ital), ecc. Il vero gelato artigianale “parla” zoldano e cadorino in molti Paesi d’Europa da Est a Ovest. Varcarono anche gli oceani e aggiunsero un elemento al loro prelibato prodotto: il cono.
Italo Marchionni, emigrato da Peaio di Vodo di Cadore negli Usa alla fine dell’Ottocento, capì ben presto che il contenitore – all’inizio di vetro – nel quale era servito il gelato era scomodo e costoso. Di frequente non era restituito al gelataio o si rompeva accidentalmente scivolando dalle mani dei clienti, comportando nel contempo una piccola perdita di capitale. Nella sua fabbrica del New Jersey cominciò a produrre cialde dolci a forma di cono per servire il gelato sin dal 1896. Il 13 dicembre 1903 egli ricevette il brevetto statunitense nr. 746971 per l’invenzione del cono gelato che gli valse anche un monumento nella città di New York.
Dai carrettini in strada alle eleganti gelaterie nelle più rinomate città dei diversi continenti, la storia di tale prelibatezza prese piede sino a stabilire a Longarone la sede della Mostra Internazionale del Gelato (MIG), punto d’incontro autunnale dei produttori del settore e vetrina delle più ardite innovazioni dovute soprattutto alla fantasia del mastro gelatiere ed alla sua caparbietà nell’esplorare le vie del gusto per soddisfare qualsiasi palato.