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I funghi: cosa sono e come si nutrono

I funghi: cosa sono e come si nutrono

I funghi sono degli organismi piuttosto particolari che hanno da sempre suscitato l’interesse dell’uomo per la loro crescita rapida, per la loro presenza ovunque e per i veleni contenuti in alcuni di essi. Considerati dei vegetali fino a non molti anni or sono, alla luce delle conoscenze attuali, vengono raggruppati in un regno autonomo: il Regno dei Funghi. Sono infatti diversi dai vegetali soprattutto per l’assenza della clorofilla e, per alcuni aspetti metabolici e strutturali, somigliano addiritura agli animali. 

La Micologia “amatoriale” s’interessa principalmente di macrofunghi, cioè di quelli visibili ad occhio nudo, mentre i microfunghi rientrano per lo più negli interessi della Patologia Vegetale e Medica. Il numero delle specie di macrofunghi in natura è dell’ordine delle decine di migliaia e sono ancora molte quelle non ancora descritte, cioè sconosciute alla scienza. Nella nostra provincia non è noto il numero di specie presenti, ma si valuta, in base ai dati raccolti fino ad oggi, che superi abbondantemente le tremila unità. 

Quando parliamo di funghi, ci riferiamo in realtà solamente ai loro organi di riproduzione, più comunemente chiamati corpi fruttiferi o carpofori, anche se la dizione più corretta sarebbe “sporofori”, cioè portatori di spore. Essi infatti rappresentano l’apice del ciclo riproduttivo dell’organismo fungino e vengono formati periodicamente per produrre e liberare nell’ambiente le spore, che germinando potranno generare nuovi organismi altrove.

La parte a noi invisibile, il micelio, costituisce la parte vegetativa del fungo, quella cioè che si nutre, cresce e genera i funghi. Essa è generalmente sotterranea, ha vita pluriannuale e può estendersi per parecchie decine di metri nel substrato. Assorbe e utilizza come fonti di energia le molecole organiche disponibili (soprattutto cellulosa e lignina, ma anche grassi, proteine, vitamine, ecc.), e cede all’ ambiente sostanze semplici, nuovamente utilizzabili dalle piante.

COME si nutre un fungo

L’assenza di clorofilla, il pigmento verde che permette alle piante di immagazzinare l’energia luminosa nel processo denominato fotosintesi clorofilliana, pone i funghi in un rapporto di dipendenza nutrizionale dalle sostanze organiche preformate presenti nell’ambiente. Questa dipendenza può manifestarsi in tre modi diversi: Saprotrofismo, Parassitismo e Simbiosi.

SAPROTROFISMO

Si dicono saprotrofi quei funghi che crescono su sostanze organiche morte, quali tronchi a terra, ceppaie, rami spezzati, frutti, foglie cadute, escrementi di animali ed altri substrati. Consumando e degradando i detriti vegetali, i funghi svolgono un’importantissima funzione regolatrice dell’ecosistema, contribuendo a mantenere costante, per citare solo un esempio, lo spessore dello strato di fogliame di un bosco.

Uno dei funghi saprotrofi assai diffuso e ricercato perché buon commestibile è il  Pleurotus ostreatus. Questo fungo, che ben si presta ad essere coltivato e commercializzato, cresce in tardo autunno e nei mesi invernali sul legno di varie latifoglie. Si presenta spesso in gruppi numerosi sul tronco degli alberi anche a diversi metri di altezza.

Sono saprotrofi tutti quei funghi che crescono direttamente dalla lettiera. 

Fra questi troviamo anche specie assai specializzate ed esclusive di particolari substrati. Ricordiamo ad esempio Rutstroemia echinophila, un piccolo fungo autunnale che cresce esclusivamente sui ricci di castagna, e  Strobilurus esculentus,  che cresce in primavera sui coni di abete rosso.

Parassitismo

Sono parassiti quei funghi che vivono a spese di altri organismi viventi. Il vasto mondo dei funghi comprende specie parassite di piante, di animali – compreso l’uomo – e degli stessi funghi.  L’instaurarsi del parassitismo su un ospite è favorito da parti colari condizioni:

–  presenza di una ferita 

– stato di debolezza o di stress dell’ospite (le piante, come l’uomo, si ammalano più facilmente se non si trovano in condizioni ottimali). 

– vicinanza di un soggetto parassitato (per possibilità di contagio).

– debolezza individuale (alcuni individui, geneticamente più deboli, si ammalano più facilmente di altri).

Nel caso delle piante, le vie di accesso più frequenti del parassita sono i punti di frattura dei rami, le decorticazioni, spesso causate da urti di automezzi, o i tagli di potatura praticati non correttamente. I funghi parassiti producono gravi danni all’ospite sia perché di esso si nutrono, indebolendone le strutture portanti, sia perché producono e liberano in esso sostanze tossiche che interferiscono con la fisiologia della pianta, provocando delle perturbazioni al ciclo vitale. 

I funghi parassiti possono a lungo andare portare a morte la pianta ma continuare a crescere anche in seguito sul tronco e i rami della stessa, passando cioè dalla condizione parassitaria iniziale ad una successiva condizione di saprotrofismo. 

Non sempre quindi tra le due condizioni di saprotrofo e di parassita vi è una netta separazione,  l’Armillaria mellea (Famigliola buona o chiodino) ne è un chiaro esempio, potendo crescere alla base di piante viventi, portarle lentamente a morte e ripresentarsi anche per alcuni anni successivi sul tronco morto.  È facilmente riconoscibile per la seguente combinazione di caratteri: comparsa in tardo autunno, modo cespitoso di presentarsi, presenza di un caratteristico anello nella parte alta del gambo, lamelle biancastre, cappello da giallo miele a bruno o grigiastro cosparso di minute scaglie fioccose, crescita su legno.

Simbiosi

Molte specie di funghi, come ad esempio i boleti, le amanite, le russule, vivono in condizione di simbiosi con gli alberi. Il  loro micelio è in connessione diretta con le radichette più sottili, quelle con funzione assorbente, e produce delle vere e proprie modificazioni, visibili anche ad occhio nudo (le radichette appaiono infatti più grossolane delle altre), che sono dette micorrize. Da qui il nome di simbiosi micorrizica o semplicemente micorriza per indicare questo tipo di simbiosi. Attraverso queste connessioni possono passare in entrambe le direzioni liquidi cellulari e altre sostanze. Il fungo favorisce l’assorbimento di sostanze minerali dal terreno, mettendo a disposizione della pianta la sua vastissima rete miceliare; in cambio riceve gli eccessi di sostanze organiche come gli zuccheri, che solo la pianta è in grado di elaborare.

Tutti gli alberi formano le micorrize. Recenti studi hanno evidenziato che una pianta micorrizata cresce più vigorosa e più velocemente di una in cui il rapporto di simbiosi non si è instaurato ed inoltre che l’instaurarsi delle micorrize sembra stimolato in terreni poveri, dove le piante stenterebbero maggiormente ad insediarsi; la presenza di specie fungine micorrizogene in recenti impianti boschivi è indice di buon attecchimento. Questo tipo di legame con i funghi ha un’altra importante funzione: protegge infatti le radici dall’azione di altre specie fungine parassite radicali e quindi le rende immuni da certe malattie.

Alcune specie fungine possono legarsi indifferentemente con diverse specie di alberi (es. il porcino con il faggio, l’abete, il castagno, ecc.): altre invece sono estremamente specifiche potendo legarsi con una solo pianta (l’esempio più lampante è dato dal laricino,  Suillus grevillei, che cresce solamente in associazione col  larice.

COMMESTIBILI E VELENOSI, Come si distinguono?

Non esistono regole generali che permettano di distinguere una specie commestibile da una velenosa. L’unico vero metodo è la certa conoscenza delle specie consumate, che tra l’altro devono essere in perfetto stato di conservazione. Sono però ancora molte le credenze popolari, talvolta pericolose, in merito a questo argomento: c’è chi pensa, per citarne solo qualche esempio, che i funghi erosi dalle lumache o che contengono larve di insetti siano tutti commestibili, cosa assolutamente non vera: anche la mortale Amanita phalloides è spesso appetita dalle lumache o invasa da larve; oppure si sente dire che se l’aglio non cambia colore durante la cottura si può andare tranquilli, cosa a dir poco ridicola oltre che preoccupante, oppure che se i funghi sono innocui per il gatto o il cane, lo sono certamente anche per l’uomo. È bene a questo proposito tenere presente che ci sono specie mortali a lunghissima incubazione, come ad esempio il Cortinarius orellanoides, capaci di causare la morte anche dopo diversi giorni dall’ingestione. E se il gatto dopo qualche giorno muore, non vi è alcun rimedio per eventuali altri consumatori dello stesso pasto…

Le specie mortali sono estremamente poche ed è quindi utile memorizzarne bene l’aspetto: 

 Amanita phalloides, la più pericolosa perché comune ed abbondante pressochè in tutti i boschi ove ci siano latifoglie. Causa un tipo di avvelenamento a lunga latenza con danni irreparabili al fegato.

 Cortinarius orellanoides, specie montana, legata alle conifere, piuttosto diffusa e talvolta abbondante nei luoghi di crescita. Causa un tipo di avvelenamento a lunghissima latenza con danni irreparabili ai reni.

VELENOSI, NON MORTALI

Esistono poi numerose specie velenose che di norma non sono letali. Possono produrre danni a vari livelli, all’apparato digerente, al fegato, ai reni o al sistema nervoso, ma in genere gli avvelenamenti si risolvono con la guarigione completa o quasi. La maggiore o minore gravità di ciascun caso può dipendere dalla quantità e dalla specie ingerita, dal peso e dall’età del malcapitato. Ricordiamo solo alcuni esempi fra queste:  Amanita muscaria, Amanita pantherina, Boletus satanas, Clitocybe rivulosa, Entoloma sinuatum, Hypholoma fasciculare, Lactarius torminosus, Lepiota cristata, Agaricus xanthodermus.

I PIÙ RICERCATI

Pur con qualche variazione fra regione e regione, tra le specie più pregiate rientrano certamente le seguenti:  Amanita caesarea (ovolo), Boletus edulis e suo gruppo (porcino), Cantharellus cibarius (finferlo o galletto), Lactarius deliciosus (lattario delizioso), Russula aurea (colombina dorata), Russula cyanoxantha (colombina viola), Russula virescens (colombina verde), Tuber magnatum (tartufo bianco).

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