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I figli di Teodora e Santo

in “Migranti” il seguito della storia dell’emigrazione in Alpago

I figli di Teodora e Santo

in “Migranti” il seguito della storia dell’emigrazione in Alpago

Più persone, durante le presentazioni di “Teodora. Storia di una levatrice dell’800” (ne abbiamo parlato ne “Il Veses” di gennaio 2024), mi chiedevano se avrei parlato ancora di questa donna straordinaria originaria dell’Alpago. Rispondevo che era tanto che lavoravo ad un nuovo testo, nel quale avrei parlato dei suoi figli. Il nuovo lavoro era facilitato dal fatto che i dati anagrafici della parrocchia di Tambre erano stati tutti fotografati, dunque di facile consultazione. Con sorpresa e felicità ho trovato notizie che mi hanno permesso di ricostruire la vita dei figli di Teodora, costretti ad emigrare per poter sopravvivere in un piccolo paese di montagna, nel quale i prodotti della terra non erano sufficienti ad alimentare la popolazione per tutto l’anno. Ecco dunque nascere “Migranti. I figli di Teodora e Santa”, edito da Piazza editore.
Gli abitanti dell’Alpago erano molto legati alla loro terra ed emigravano per lo più stagionalmente a Venezia: nella grande città sull’acqua arrivavano prendendo la zattera. “Ciapar la zata” era come al giorno d’oggi prendere l’autostrada. Dopo tre giorni di navigazione, non scevra di pericoli, giungevano nella laguna e grande debbono essere stati la loro meraviglia e il loro stupore nel vedere le case emergenti dall’acqua.

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I figli di Teodora e Santo

Ho visto l’emigrazione con gli occhi delle donne, che vedevano partire mariti, figli e figlie giovanissimi: accadeva anche che non facessero ritorno perché in quella meravigliosa città avevano incontrato la morte per incidente sul lavoro o per morbo come il colera. In quegli anni è stato parroco di Tambre don Ermomao Barattin, che si firmava Berrettini e che ha lasciato nei registri parrocchiali scritti che mi hanno permesso di conoscere la vita del tempo in un piccolo paese di montagna.

A casa i “pagot” ritornavano in primavera a piedi seguendo vie antiche rapide e sicure, intersecando il percorso della processione alla Madonna custodita nel santuario della Follina, pellegrinaggio che si rinnova ogni anno anche ai giorni nostri. Era una grande gioia vederli riapparire e trascorrere con loro i mesi estivi, specie se allietati da bel tempo con sole caldo che permetteva alle colture e alla frutta di giungere a maturazione. E che grande gioia ammirare le stelle che sono le stesse di Venezia, ma lassù brillano di più Sono gli anni nei quali Teodora è sempre più richiesta come levatrice: con il suo lavoro potrà tenere le sue tre figlie femmine accanto a sé e sperare che almeno uno dei suoi figli possa ritornare e riempire di nuove vite la grande casa di Fullin.

Anche questo libro, come “Teodora”, ha richiesto, oltre alla ricerca di archivio, la consultazione di testi sugli zattieri e sulla vita del tempo. Sono gli anni nei quali si preparano gli sconvolgimenti del 1848, che interesseranno tutta l’Europa. L’unico figlio ritornerà quando ormai lei non ci sarà più. I suoi figli continueranno la discendenza dei Bona, che da lei cambieranno il soprannome da Chinet in Dora e tali sono ancora ai giorni nostri.

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