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I Doglioni a Mas

storia di una famiglia e di una villa

I Doglioni a Mas

storia di una famiglia e di una villa

La casata
I Doglioni prendono il nome da quella parte del castello (il donjon, per l’appunto) che essi dovevano presidiare in quanto milites, militi armati al servizio del vescovo di Belluno che, sembra, soggiornasse lì. Prestavano servizio in armi nel castello della Motta a nord-est di Belluno e risiedevano in contrada San Pietro e della Motta (motta, rialzo artificiale del terreno). La casata compare per la prima volta nel 1176 con Viddolino di Dollone. Può darsi che per i servigi resi, il Vescovo abbia loro concesso in feudo il territorio di Mas e dintorni. Nel 1412, quando Sigismondo d’Ungheria aveva il dominio anche di Belluno, tre di quei nobili fedeli all’Impero, tra cui Antonio Doglioni, si recarono a Buda (dove soggiornava Sigismondo) e lì furono creati conti palatini (conti del palazzo di corte) col diritto di inserire l’aquila imperiale nei loro stemmi. Nel 1729 nacque Francesco, fratello di Matteo e figlio di Claudio (nomi ricorrenti in questo ramo del casato): è il primo ad aggiungere Dal Mas al cognome Doglioni per distinguersi dagli altri rami bellunesi. Il casato Doglioni-Dal Mas proseguirà nell’albero genealogico con Matteo (nato nel 1764), Francesco (nato nel 1785), Coriolano (nato nel 1825), Francesco (nato nel 1868) che avrà tre figlie: solo Emilia si sposerà e precisamente con Valentino De Castello portando in dote la proprietà di Mas con la villa.

La villa
La prima casa padronale a Mas, per la villeggiatura estiva, era di modeste dimensioni, su due piani (ora è parte del palazzo che guarda verso est) con scalinata interna in pietra cavata a Col di Cugnan, tre archi con un ovale e sopra la colombaia, inferriate a maglia romboidale e bugnato. Anche il poggiolo e il camino fanno parte del primo impianto, ancora individuabile in due stanze al piano terra con volte a botte in mattoni rossi. Non ci sono cantine. Attorno c’era il muro di cinta. I sei archi a sesto ribassato con bugnato di tufo intonacato sono seicenteschi. Le barchesse sono di epoca posteriore. Nell’ala ovest della villa, nel 1809, esisteva ancora l’oratorio privato intitolato, guarda caso, proprio a San Gioatà soldato romano, antico patrono di Belluno caro sicuramente ai Doglioni. La villa sarà ampliata, anche con le barchesse, tra il Settecento e l’Ottocento (si vede ancora la data 1844 su uno stipite). Nel 1917-18 sarà occupata dai tedeschi con gravi danni. Dal 1926 al 1931 una parte della ormai irriconoscibile villa ospiterà lo stabilimento bacologico dei coniugi De Faveri venuti da Vittorio Veneto per la produzione del seme-bachi. Dopo la seconda guerra mondiale, la villa ospiterà una falegnameria, mentre nel palazzo si insedieranno alcune famiglie. Da alcuni anni la villa ha riacquistato, con un sapiente recupero, almeno in parte la sua dignità.

Il ponte sul Cordevole e l’osteria a Mas
Nel 1519 Matteo Doglioni, nobile facoltoso, avendo contribuito più volte con provvigioni ai bisogni del Maggior Consiglio di Belluno durante la guerra cambraica (contro i tedeschi), ebbe da detto Consiglio la concessione di vendere vino al minuto nella sua proprietà al Mas senza alcun dazio. Nel 1526 egli fece costruire un ponte di legno al Mas sul Cordevole che fu distrutto poi da una piena isolando gli abitanti di Gron, che allora appartenevano alla Pieve di Sedico. Nel 1569, alla morte del marito Scipione Doglioni, la vedova Susanna Vando da Sacile paga al figlio di Matteo 300 ducati d’oro (una forte somma a quell’epoca) per avere la concessione di vendere vino. Nel 1570 avrebbe prestato i soldi per ricostruire il ponte di legno, se esentata dal dazio del vino e i suoi coloni di Mas dalle tasse. Nel 1618 un altro Doglioni paga prima 300 ducati e poi altri 150 per avere definitivamente la concessione. Il 12 dicembre 1678 il Maggior Consiglio di Belluno decise che l’esenzione del dazio e l’osteria del Mas rimanessero a Giovanni Battista Doglioni che, oltre al versamento di 150 ducati, si era assunto l’obbligo di “tenir acconzo il ponte sopra il Cordevole”. Nel 1809 proprietario a Mas di una casa e corte con stalla ad uso di osteria d’affitto risulta Claudio Doglioni fu Giuseppe. Nel 1887 risulta proprietario a Mas di un’osteria con alloggio Antonio Fossali. Si può ritenere che l’Albergo Fossali, oggi in abbandono, sia sorto sulla preesistente osteria. Il ponte di Mas subirà la furia del Cordevole nell’alluvione del 1882. Durante la prima guerra mondiale verrà fatto saltare prima dagli Italiani nel 1917 e poi dagli austriaci nel 1918. La furia del Cordevole si farà sentire nuovamente nell’alluvione del 1966 e nell’evento catastrofico (tempesta Vaia) del 2018.

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