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I 7 affreschi di San Tiziano a Frontin

I 7 affreschi di San Tiziano a Frontin

Ed è da un recentissimo studio che è emersa la perfetta comparazione fra le raffinate grottesche di Frontin e analoghe opere di Marco da Mel. Eravamo quella volta all’ombra del panoramico gazebo di villa Alpago-Novello per un tè, impegnati in un’amabile conversazione con l’architetto Alberto Alpago Novello ed il collezionista d’Arte fiorentino Enzo Dall’Olio, personaggi che a vario titolo erano impegnati in opere edilizie e stradali nelle Colonie d’Africa e quindi ricchi di vividi ricordi. Dal quel luogo la chiesa medievale dedicata a San Tiziano s’illumina verso il tramonto di una particolare luce magica, tanto da stimolare nel 1618 al vescovo Leonardo Mocenigo in visita un opportuno ordine di realizzare un “fenestral su l’occhio della porta verso sera” che illumini mirabilmente l’altare maggiore.

Costruita e realizzata dalla storica locale famiglia Sacchet nel 1444, oggi è un luogo di culto particolarmente amato e curato dagli abitanti del luogo. Ai primi dell’800 particolari eventi la danneggiano inondandola tanto da far richiedere dall’allora vescovo la chiusura di chiesa e cimitero “propter indecentiam” per alcuni decenni. Nel 1859 la demolizione dell’antica Santa Tecla (dalle parti dell’attuale palestra e biblioteca di Trichiana) consentirono di recuperare e quindi collocarvi l’altare e opere d’arte recuperate, ridando vita al luogo di culto.

Tanto che in seguito, negli anni ‘50 del Novecento l’intero ciclo di affreschi, l’unico nel bellunese, fu accuratamente staccato dalle pareti e salvaguardato su solidi pannelli ricollocati sullo stesso luogo. È infatti una visione aprir la grande porta che fa entrare una luce su un’opera da restar meravigliati.

Si tratta della realizzazione pittorica del racconto della “Leggenda Aurea” dei Santi di Jacopo da Varagine. In sette affreschi è rappresentata la vita di S. Tiziano, Vescovo di Oderzo, Patrono della Diocesi di Ceneda e recentemente del nuovo Comune di Borgo Valbelluna. In tutti i pannelli dei graziosi angioletti stendono un nastro con una scritta che descrive la scena sottostante tipo la consacrazione episcopale in cui vien citato Oderzo. Nelle seguenti le elemosine, gli insegnamenti a pregare e amare. Nell’ultima, la meglio conservata, vi è rappresentato il miracolo (nel 632 d.C.) della salma contesa fra Eraclea ed Oderzo che risale miracolosamente il Livenza fino a Portobuffolè. Proprio in questa immagine si staglia all’orizzonte una cittadina su un’alta rupe che non rappresenta alcun abitato che abbiam citato precedentemente, tutti di pianura, ma la riconoscibile rappresentazione del borgo medievale di Mel con una scena di belligeranza e a destra i ritratti di due baffuti armigeri che guardano emblematicamente verso direzioni opposte. Qualcuno vi ha visto i volti degli artisti di quel tempo, i figli di quel noto Antonio Rosso, cioè Giovanni e Marco da Mel, che dopo una lusinghiera carriera locale si trasferirono il primo a Belluno e il secondo, con maggior successo, a Feltre.

Un elemento unitario, sinora ingiustamente sottovalutato, dell’intero ciclo di Frontin è la splendida monocroma grottesca fatta di piante, bestiario e angioletti tipica della produzione di Marco da Mel, quali le mirabili del 1545 visibili al salone del municipio di Mel. Ebbe a dire lo storico Gian Maria Ferretto nel prezioso volume “Con Dante sulle tracce di Marco da Mel”: «Nelle Grottesche si usano talora le foglie di vite, spesso rimaneggiate in modo che assomiglino a quelle di acanto, ma che si distinguono comunque per la presenza dell’immancabile grappolo d’uva. La foglia di vite simboleggia la premessa a quanto esprime il simbolismo delle foglie di acanto, in quanto la vite costituisce il più appropriato degli elementi naturali a rappresentare la trasmutazione della materia, che, estratta dalla terra in forma di liquidi bianchi (linfa), si tramuta in succo rosso (vino), esemplando in modo perfetto il miracolo umano della creazione della vita, finalmente allegorizzata dalle Nozze di Cana.» Il grande privilegio di vivere in luoghi dove Natura e Cultura han distribuito mirabili segni diventa quindi opportunità continua di piacevoli considerazioni scoperte e dialoghi fra passato e futuro.

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