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Guerra e protezione dei rifugiati

Guerra e protezione dei rifugiati

L’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa ha causato un consistente afflusso di profughi in fuga dalla guerra: dal 24 febbraio, giorno che segna l’inizio dell’invasione, al 28 marzo 2022, più di 3,5 milioni persone hanno lasciato l’Ucraina, secondo le stime di Unhcr (Agenzia Onu per i rifugiati). La maggior parte sono minori e donne, dato che agli uomini di età compresa tra i 18 e i 60 anni è impedito di lasciare il Paese, in virtù della legge marziale in vigore. Di queste, il 92% ha cercato rifugio negli Stati limitrofi, tra cui l’Italia (più di 100 mila persone). A questi numeri, già di per sé impressionanti, si aggiungono milioni di cittadini ucraini che si trovavano nell’Unione Europea prima dello scoppio del conflitto e non possono, pertanto, tornare in patria.

LA PROTEZIONE TEMPORANEA
Il Consiglio dell’UE, su proposta della Commissione, ha ritenuto che ci fossero gli estremi per attivare, per la prima volta dalla sua adozione 21 anni fa, la direttiva 2001/55/CE sulla protezione temporanea: la Decisione del Consiglio 2022/382 è entrata in vigore il 4 marzo 2022, giorno di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale UE.

La protezione temporanea ha durata di un anno, a decorrere dal 24 febbraio, e può essere rinnovata di sei mesi in sei mesi e, in via straordinaria, di un ulteriore anno, su richiesta della Commissione, per un totale di tre anni: essa risponde a flussi migratori massicci causati, in particolare, da conflitti armati, violenze endemiche o violazioni sistemiche o generalizzate di diritti umani.

Ai titolari di protezione temporanea, previa richiesta alla Questura competente per domicilio, viene rilasciato un titolo di soggiorno in formato elettronico, che consente loro di esercitare attività di lavoro subordinato o autonomo, o di istruzione per adulti, inclusa la formazione professionale; nonché di ricevere contributi per alloggio e assistenza socio-sanitaria, qualora non dispongano di risorse sufficienti.

LA SITUAZIONE DEI MINORI
La risoluzione del 7 aprile scorso (n. 2022/2618) chiede ai singoli Stati la creazione di passaggi sicuri e corridoi umanitari, sia per i minori non accompagnati, sia per coloro che arrivano con la propria famiglia.

La registrazione e l’identificazione dei minori, che provengono da orfanotrofi e più in generale da strutture di assistenza istituzionale in Ucraina, deve avvenire in cooperazione stretta con le autorità ucraine e con le Ong presenti sui territorio, per prevenire il traffico di minori, l’adozione illegale e altri possibili abusi.

I sistemi di accoglienza dei profughi, raccomandano ancora i parlamentari europei, devono aver cura di non separare fratelli e sorelle, facilitare il ricongiungimento familiare e accogliere i minori non accompagnati in alloggi per consentirne l’inserimento in comunità o in famiglia.

L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA
Il Parlamento europeo considera con particolare interesse anche il tema dell’integrazione scolastica dei minori ucraini, il cui ostacolo principale è costituito dalle barriere linguistiche. Per fronteggiare il problema, i Deputati invitano la Commissione ad assicurare sostegno alle autorità nazionali degli Stati membri per garantire l’interpretazione gratuita, corsi di lingua specifici e programmi speciali per l’assunzione di insegnanti ucraini.

Un valido aiuto è dato in una prima fase dagli strumenti digitali, che forniscono sostegno supplementare ai bambini, consentendo loro di usufruire delle lezioni nella propria lingua. Tuttavia le lezioni a distanza dovrebbero rimanere complementari, secondo il Parlamento, alle strutture fisiche, dando centralità all’istruzione in presenza, i cui benefici nel caso dei bambini in fuga dalla guerra, appaiono evidenti anche sotto il profilo psicosociale.
Si tratta di bambini e ragazzi che hanno sperimentato fatica, paura, spaesamento, separazioni e vengono precipitati in un contesto culturalmente e linguisticamente nuovo.

Essenziale è che la scuola conceda loro il periodo lento dell’educazione e dell’apprendimento: occorre offrire luoghi e tempi in cui elaborare il dolore e ridare loro un ambiente scolastico che possa diventare luogo fisico, culturale e relazionale di recupero dalle fratture, cura delle ferite, in cui riabilitare la speranza e la prospettiva del futuro.

Senza dimenticare che le persone in arrivo non stanno cercando una nuova patria, ma aspirano a tornare nella propria, a ricostruirla come fecero i loro nonni e i loro padri dopo la Seconda guerra mondiale.

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