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Graziano Canton

L'uomo che accarezza il legno

Graziano Canton

L'uomo che accarezza il legno

Graziano rappresenta in pieno lo spirito della gente che vive nella vallata bellunese: riservato, quasi schivo, operoso, dedito alla famiglia e forte di una generosità che effonde attraverso la maestria e l’estro di un mestiere appreso con passione e determinazione. Gli Amici di Cesana, associazione di promozione culturale e storica dell’Antica Contea di Cesana, ha la fortuna di averlo tra le fila dei soci: è stata Mariagrazia Fontana, la presidente, a parlarmi di lui: «Graziano è sempre pronto a dare il suo contributo che concretizza ogni volta con l’opera delle sue mani. Lui, assieme ad altri storici soci in svariati modi, sono la vera anima di questo gruppo».

Vado a trovare Graziano nella sua casa a Cesana, mi accoglie nell’ampia cucina assieme alla moglie, la signora Valentina. Sono subito avvolta dal profumo e dal calore del legno che fodera le pareti della stanza. In questa atmosfera il racconto di Graziano fluisce spontaneo, tra memorie puntuali e vivaci, colorate da ricordi di nomi e date… A 12 anni Graziano entra nella bottega di Bettino a Cesana di Sotto, a pochi passi da casa: qui apprende l’arte della falegnameria e intanto frequenta la scuola serale di disegno a Feltre, dove impara i rudimenti per leggere i progetti.

A 20 anni accoglie l’invito di un paesano e parte per Genova, dove si specializzerà come carpentiere nell’armatura delle scale, attingendo alle conoscenze acquisite alla scuola di disegno. In poco tempo sarà apprezzato per la sua serietà e abilità e si troverà alla guida di una squadra di giovani manovali, con i quali realizzerà opere murarie anche di elevata difficoltà. Non è facile per lui stare lontano dalla sua terra e dagli affetti famigliari; ogni volta che torna a Lentiai rientra nella bottega di Bettino perché in casa mancano un mobile, un tavolino e dalle sue giovani mani escono già manufatti di pregevole bellezza; continua così a coltivare la passione per la materia viva del legno.

Nel 1964, grazie al contatto con altri lentiaiesi, parte per la Francia, dove lavorerà per un’azienda statunitense fino al 1967, quando, per le mutate condizioni politiche, vengono interrotti tutti i contratti con gli americani.
Per Graziano ci sarebbe la possibilità di rimanere a lavorare, ma lui, nonostante guadagni molto bene, decide di rimpatriare. Al rientro viene subito assunto nella storica falegnameria di Gianni Marcer. Conosce la giovane Valentina e con lei nasce il progetto di una vita insieme. Comincia la costruzione della loro casa, vicino al ponte di Cesana, e nel 1970 si sposano.
Nascono Cristina e Luisa, le figlie amate, di cui Graziano parla con gli occhi pieni di orgoglio, sentimento che lui stesso riconosce di aver sempre espresso loro con ruvidità, commentandone i successi scolastici con la frase “No te ha fat gnint de pi’ del to dover” affinché non corressero il rischio di montarsi troppo la testa.

Al lavoro Graziano ha occasione di sviluppare nuove conoscenze; l’azienda Marcer, infatti, in quegli anni acquista via via una clientela di raffinati e facoltosi clienti dell’ambiente cortinese, si specializza nel recupero di antichi masi, il legno viene piallato, spazzolato, trattato a cera: dopo la prima sgrezzatura, tutte le fasi vengono svolte rigorosamente a mano per sentire il legno, quasi accarezzarlo.

Graziano diventa sempre più capace e trasmette ai giovani apprendisti il suo bagaglio di conoscenze e abilità; tra di loro il giovane nipote Antonio, che diventerà il suo socio nel 1992, quando decidono di lasciare l’azienda Marcer e di aprire una falegnameria insieme. Lavoreranno in società fino al 2005, continuando a mantenere i contatti con i clienti di Cortina.
Raggiunta la pensione, si presenta una nuova opportunità non ancora esplorata da Graziano: un corso di intaglio del legno gli permette di dedicarsi anche alla finitura delle opere realizzate. In questa fase della vita dell’età libera, avere più tempo a disposizione non significa certo per lui il riposo in poltrona, ma avere la possibilità di dedicarsi a fare qualcosa di più per il proprio paese, collaborando, aiutando, facendosi promotore di iniziative e sostenendo ogni volta che ci sia bisogno della sua presenza.

Conversando per un paio d’ore con lui ho avuto la sensazione di avere incontrato un uomo felice, al di là delle semplici parole. L’ho colto nell’abbraccio di suo nipote che durante la nostra chiacchierata gli ha fatto visita. L’ho sentito nel calore che trapela negli interventi di Valentina, compagna fedele ed affettuosa di 50 anni di vita insieme. E infine l’ho letto nello sguardo vivace di Graziano, per niente stanco, ma ancora pieno di idee da realizzare…

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