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Grande Successo per la mostra di To

detto "Pistagna"

Grande Successo per la mostra di To

detto "Pistagna"

Sì è conclusa la mostra proposta all’interno del progetto “Riflessioni d’Acqua” da Artdolomites Aps e dal Comune di Borgo Valbelluna su Toni Piccolotto per i 120 anni dalla sua nascita. L’esposizione di oltre 30 opere del pittore lentiaiese, per la maggior parte inedite, ne ha ripercorso il lavoro di una vita e ha suscitato grande interesse, attirando oltre 800 visitatori.

TONI PICCOLOTTO, detto “pistagna”,
PITTORE DELLA NATURA
La fase giovanile del pittore è determinata dall’adesione alla tradizione culturale paesaggistica, con una produzione legata al paesaggio narrato, attenta per lo più ad una dimensione storico-sociale. In Piccolotto, debitore nei confronti di Luigi Cima di una visione fenomenica intrisa di colore tonale e di luce, si può riconoscere una prevalenza di sensazioni immediate che, man mano, diventano sempre più preponderanti. Le mutazioni luminose prendono il sopravvento e assumono una valenza che va ben oltre l’aspetto descrittivo, esse divengono l’elemento che traduce emozioni visive e sensazioni intime strettamente individuali. Gli esordi dell’artista hanno quindi radici profonde, connesse con la terra montana e una struttura compositiva che si sustanzia in scorci e prospettive ampie, nelle quali la visione fenomenica è motivo di intensa suggestione.
Il distacco dalla tradizione ottocentesca si percepisce quando la materia pittorica, inizialmente controllata e dominata, si converte in un fraseggio di pennellate corsive, sinonimo di maggiore naturalezza e spontaneità. Nel momento in cui questo legame viene definitivamente rescisso, i dipinti iniziano a tradurre liriche interpretazioni della visione naturalistica, a fissare momenti ed impressioni colte in un preciso momento temporale che acquista valenza perché trasmette l’affabulazione dell’istante. Mutano le condizioni di luce e di ombra, le accensioni luminose, le stagioni, ma l’unica vera protagonista rimane sempre lei, la Natura, ammaliante e seduttrice.

La stagione con cui l’artista si sentiva più in sintonia era l’inverno, che traslava sulla superficie pittorica per mezzo di una sinfonia di bianchi cangianti e madreperlacei: le tinte si fanno portatrici di un messaggio costituito da meditazioni silenziose e malinconiche e da una serena solitudine, nella quale l’assenza della figura esalta maggiormente l’incommensurabile bellezza dell’ambiente. Piccolotto si confronterà tutta la vita con la neve, ne diventerà il supremo cantore, in una ricerca affannosa e continua di serenità.

La stretta connessione con l’ambiente ha portato il pittore a ripercorrere più volte le stesse strade, a rivedere con mutato stupore gli stessi scorci, mai pago di investigare. Le tinte trasparenti e cangianti, i riflessi di luci ed ombre traducono una lirica weltanschauung senza artifici, composta soltanto di pathos che si carica di significazione grazie alla presenza emblematica di alberi spogli, di architetture rurali e di covoni solitari. L’esistenza umana è traslata simbolicamente negli artefatti, quasi a voler precisare che l’uomo è presente nella natura, ne fa parte integrante e, proprio per questo, è legittimato da essa.

Nel periodo della maturità artistica Piccolotto abbandona le tinte cristalline e gli impasti materici corposi e strutturati, per avvolgere le forme con una luce gialla, più calda. È un passaggio fondamentale nel suo percorso artistico, un momento di osservazione che esprime un raggiunto equilibrio interiore.

I paesaggi si ammantano di riverberi dorati, le forme si ammorbidiscono, le tinte cristalline appaiono più calde e le raffigurazioni sembrano incentrate maggiormente sulla resa fenomenica. Non esiste una netta distinzione spazio-temporale, ogni cosa entra a far parte di un’unica visione in cui si esalta l’ambiente come espressione dell’esistenza.

Piccolotto esprime il suo smisurato amore per la Natura permeando le opere di un’atmosfera malinconica ed intima e permettendoci di percepire le sue stesse sensazioni fatte di luci, tinte, suoni, profumi. Le emozioni sono autentiche perché vissute in prima persona, a stretto contatto con il paesaggio e, anche quando il fisico non glielo ha più permesso, l’esigenza di dipingere en plein air era talmente forte, da costringerlo ad uscire, vicino a casa, per immergersi totalmente nella visione.

L’ultima produzione risulta maggiormente attenta alla restituzione d’insieme, è più sintetica nei tratti e meno dettagliata, ma ciò che si percepisce in modo preponderante è l’assonanza di tinte e di luci, unite in un’unica, grande modulata sinfonia.

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