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Gli angeli di San Zenon

nella Chiesa della Concezione della Beata Vergine

Gli angeli di San Zenon

nella Chiesa della Concezione della Beata Vergine

Lo storico dell’arte Flavio Vizzutti si è a lungo occupato delle chiese di Sospirolo e delle opere d’arte in esse contenute, arredi, tele e altari intagliati. Non poteva mancare la chiesetta intitolata alla Concezione della Beata Vergine e al vescovo Zenone che a San Zenon fa bella mostra di sé nella piccola piazza al centro del paese. Le prime testimonianze circa lo stato dell’edificio, ricavabili dai verbali di visita dei vescovi o loro delegati, risalgono al 1570, ma è indubbio che esso sia stato costruito prima perché all’epoca era già consacrato.

Le molte cappelle che dipendevano dalla pieve dei SS. Pietro e Paolo di Sospirolo erano affidate, in forme organizzate, alla cura dei fedeli, ma per secoli la loro condizione è stata piuttosto precaria. Gli Acta Visitalia contengono anche per San Zenon energiche esortazioni perché si provveda a effettuare le riparazioni necessarie, ad accomodare l’altare nelle forme prescritte, a sostituire dossali e tele ormai consunte. Si arriva al punto, nel 1642, col vescovo Malloni, di sospendere il culto in attesa di interventi che non possono essere rimandati. È facile immaginare quanto le costose riparazioni abbiano gravato sulle spalle dei regolieri e del massaro se passano quarant’anni prima che il vescovo Berlendis approvi quanto è stato fatto. Nei due secoli successivi i riferimenti a San Zenon nei verbali sono pochi e laconici. Dopo di allora, il decoro della chiesa è sempre garantito dall’attenzione e dalla cura dei frazionisti.

L’altare
Vizzutti orienta la nostra attenzione sull’altare, senz’altro l’arredo più pregevole. La descrizione che ne fa è particolarmente accurata: l’altare è nel suo complesso da attribuirsi alla bottega dell’intagliatore Costantini, altarista attivo nel Bellunese nei primi decenni del ‘600, ma lascia spazio all’affascinante ipotesi che le statue degli angeli e del Bambino posto al culmine dell’alzata siano da collegarsi alla scuola di Andrea Brustolon (1662-1732), il grande scultore bellunese che Balzac chiamò “Michelangelo del legno”.

Lo storico scrive: « Le tre opere [i due angeli e il Bambino] per finezza di modellato, armoniosa ideazione, vivacità espressiva, disegno del panneggio e impostazione figurativa si apparentano strettamente, ad esempio, con quelle degli altari della parrocchiale di Mareson di Zoldo e il Bimbo è assai prossimo a un disegno autografo del maestro, oggi al museo civico di Belluno».

Come sono arrivate a San Zenon opere di tale prestigio? Vizzutti ipotizza che si tratti di un acquisto molto più recente rispetto all’epoca di fabbricazione dell’altare, risalente forse a quando la legislazione napoleonica trasformò il patrimonio artistico delle chiese in bene demaniale e quindi vendibile. Allo sconosciuto acquirente la nostra gratitudine.

Costantini e Auregne
Molte delle chiese di Sospirolo accolgono altari di grande valenza artistico- religiosa usciti dalle botteghe delle note famiglie artigiane bellunesi Costantini e Auregne. Finemente intagliati e dorati, essi vanno collocati cronologicamente tra la fine del XVI secolo e il secolo successivo. È durante gli episcopati post-tridentini di Luigi Lollino (vescovo di Belluno tra il 1596 e il 1625), Tommaso Malloni (1634- 1649) e Giulio Berlendis (1653-1693), infatti, che viene dato grande impulso al rinnovamento degli arredi sacri anche nelle chiese minori sparse nel vasto territorio della diocesi.

In assenza di più precisi dati circostanziali, dobbiamo alle analisi stilistiche di Flavio Vizzutti, condotte per serrati confronti con i manufatti di sicura provenienza esistenti in diverse chiese bellunesi, l’attribuzione degli altari di Sospirolo alle botteghe citate.

Lo storico riferisce alla bottega Costantini l’altare di San Zenon e agli Auregne quelli delle chiesette frazionali di Susin, Maras, Moldoi e Oregne, mentre il complesso di San Gottardo composto da tre altari vede l’intervento a vario titolo di entrambe le botteghe.

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