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Gli affreschi di palazzo de’ mezzan

un patrimonio da scoprire

Gli affreschi di palazzo de’ mezzan

un patrimonio da scoprire

Per le decorazioni dei suoi palazzi Feltre è nota come “urbs picta”(città dipinta). Si tratta di un patrimonio conosciuto da secoli che si è arricchito grazie alla scoperta di significativi affreschi nel Palazzo de’ Mezzan, in via Paradiso a Feltre.

I dipinti sono venuti alla luce nel 1990 nel corso di alcuni lavori di ristrutturazione. L’atrio al piano terra presenta nella fascia superiore decorazioni che copiano bassorilievi romani (attribuiti a Luzzo, detto il Morto da Feltre), stemmi di rettori e una grande aquila bicipite, emblema di Massimiliano I d’Asburgo, con gli stemmi inquartati delle famiglie veneziane Foscari e Pisani sul petto.
Chi entrava avrebbe avuto l’immediata sensazione di essere nuovamente ritornato alla feroce guerra Cambraica che costò a Feltre una distruzione quasi totale (1510) ma anche agli anni della sua faticosa ricostruzione (il rettore più recente è Fantino Lippomano che venne a Feltre nel 1521-22). Nella fascia inferiore si rincorrono telamoni ed erme con paesaggi, datati 1571, opera probabile di Pietro Marescalchi, attivo nella seconda metà del Cinquecento.

In una sala a volte attigua è emerso un altro affresco del Luzzo, che rappresenta San Girolamo nello studio. La stanza fu probabilmente una cappella.

Gli unici dipinti visibili del palazzo erano, e sono, quelli ottocenteschi del salone passante al piano superiore, attribuiti al pittore feltrino Sebastiano De Boni: sulle due pareti laterali sono rappresentati grandi paesaggi mentre sul soffitto una figura femminile simboleggia la Pace, contornata dalle quattro arti da lei favorite: la pittura, la scultura, l’architettura e la musica.

In una sala accanto è riapparsa, sotto il bisturi dei restauratori, una grande Venere Anadiomene (1520) assieme ad altre figure mitologiche, che forse richiamano le origini antiche di Feltre e la sua rinascita. Non meno significativo è il ciclo di affreschi rinvenuto nel vicino talamo: l’Adorazione dei Magi, la Visitazione di Maria ad Elisabetta e in un riquadro, solo in parte conservato, alcuni animali del Giardino dell’Eden.

Si tratta di quadri di grottesca molto simili nello stile a quelli della Domus Aurea romana e attribuibili quindi al Morto da Feltre, che ben conosceva la pittura romana, come ebbe a scrivere lo storico dell’arte Giorgio Vasari.

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