Questa è la storia di un gruppo di amici cinefili e curiosi, di quindici anni di idee, incontri, progetti, passione, promozione del territorio e di talenti locali. Questa è la storia dell’Associazione Belluno Ciak, vista attraverso gli occhi del suo fondatore e regista Franco Fontana.
Cominciamo dalla fine, cioè dal film “E se a Belluno arrivassero gli Addams”?
Gli Addams sono proprio loro, l’iconica famiglia con tutto l’armamentario che la mia generazione ha conosciuto nella serie TV anni 70. Morticia, Gomez, Pugsley, Mercoledi, Maman, Lerch, zio Fester, il cugino It e Mano. Tutti insieme appassionatamente per una missione che ha a Belluno il suo baricentro.
E come mai proprio loro?
Perché a me piace l’horror, anche quello leggero e ironico. Dopo aver messo in scena a teatro “Frankenstein Junior” (dal film di Mel Brooks, ndr), gli Addams sono stati il naturale sviluppo del genere. E, poiché il core business del lavoro di Belluno Ciak è Belluno, abbiamo costruito la vicenda attorno alla città e ai dintorni.
Un lungo lavoro di sopralluoghi
Non deve essere stato facile trovare location adatte a dei personaggi così particolari.
In tutti i nostri lavori c’è una particolare cura nei sopralluoghi. Studiamo bene le inquadrature e gli scorci, e diamo ampi spazi all’immagine del territorio. Gli Addams si muovono tra la Cascata della Soffia, il lago di Vedana, la Belluno sotterranea del rifugio antiaereo, il centro città, Villa Zuppani a Pasa di Sedico e nel vecchio cimitero dell’Addolorata di Forno di Zoldo. Abbiamo molto rispetto dei luoghi e della storia che raccontano. La parte girata in comune di Sospirolo, ad esempio, è un ponte con il convitato di pietra della vicenda, il sospirolese Girolamo Segato.
E come vi è venuto in mente di mettere in relazione il famoso naturalista con la famiglia Addams?
Uno dei membri della famiglia più famosi è Mano e la mano pietrificata di Girolamo Segato ci dava l’aggancio narrativo perfetto! Il protagonista insieme agli Addams è un personaggio noto ai bellunesi come Pino Gnech. Sì, è un omaggio che abbiamo voluto fare a Giuseppe Tavi, così si chiamava, che tutti i bellunesi ricordano di aver visto con la graziella bianca in giro per la città. Una persona buona, stravagante, che aveva sempre un sorriso per tutti e in cambio di un’ombra ti raccontava storie inverosimili. Farlo vivere un’avventura assieme a zio Fester e compagnia ci è parso un bel modo per ricordarlo.
Un film lungo due anni
Considerato che il film dura quasi due ore e che ha il suo bel corredo di notevoli effetti speciali, deve essere stato un lavoro lungo e faticoso.
Ci abbiamo messo due anni dal primo ciak all’arrivo nelle sale. Un lavoro di squadra costruttivo, nel quale viene dato spazio alle idee di tutti. Noi arriviamo sul set che siamo contenti e contenti andiamo via già col buio. In questo modo i risultati vengono e la fatica non si sente.
Ma quanti siete dietro ad un progetto così?
Belluno Ciak ha 34 soci, dei quali 6 operativi. La troupe è composta da me, che sono lo sceneggiatore e il regista, dal direttore della fotografia, dal tecnico di montaggio, da un informatico per gli effetti speciali, un aiuto regista e la segreteria di produzione che cura gli aspetti organizzativi, oltre agli attori delle compagnie amatoriali della zona. Noi giriamo e lavoriamo molto in post-produzione, i movimenti di Mano, ad esempio, sono stati ricostruiti pixel per pixel con pazienza infinita e spirito di sacrifico da Luca Fontana e Daniele De Biasio.
Nonostante siate tutti volontari si vede però una professionalità costruita negli anni.
Con l’esperienza e l’umiltà di imparare dai propri errori. I primi film li giravamo con i fari da cantiere. Poi ad ogni lavoro si diventa più esperti, si studia, si alza l’asticella!
C’è una formidabile battuta del film con Gomez che dice a Morticia, appena scesi dal carro funebre che li porta in centro città, «Tesoro, a Belluno staremo bene: è un vero mortuorio!».
Alla faccia di questo vecchio luogo comune a me sembra che Belluno sia piena di vitalissime realtà culturali che hanno per la città un sincero affetto.