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Giuseppe Modolo

Il suo contributo alla chiesa di S. Giacomo

Giuseppe Modolo

Il suo contributo alla chiesa di S. Giacomo

Giuseppe Modolo nacque  a Mareno di Piave nel 1913 da Fausto e Teresa Ronzon. La famiglia era numerosa: nove figli dei quali sopravvissero cinque. Erano contadini. Da bambino frequentò la facoltosa dimora di un amichetto e qui ammirò la madre del compagno di giochi che dipingeva in giardino. MammaTeresa capì il talento del figlio e gli regalò un quaderno a quadretti e dei pastelli, barattati con un pollo. La sua prima carta da disegno fu quella per incartare il formaggio.

Trasferitosi con la famiglia  a S. Lucia di Piave, potè frequentare la Scuola d’arti e mestieri di Conegliano, ma non riuscì a studiare altre materie che non fossero il disegno. Raccomandato dal parroco, don Morando, frequentò Riccardo Granzotto (scultore e futuro frate Claudio) che gli fece conoscere i grandi artisti del passato e lo spronò allo studio della storia dell’arte, ma lo seguì specialmente anche sulla via della fede e dei temi religiosi.

Verso gli anni 20 del Novecento, Modolo frequentò a Villa di Villa il pittore Luigi Cima che, dopo aver valutato alcuni schizzi, lo incoraggiò a diventare pittore. Monsignor Morando gli prestò un locale angusto, che fu il primo suo studio, e Modolo guadagnò i primi denari copiando opere  di illustri artisti. In quegli anni scelse l’arte sacra e la sua prima opera fu una tela di metri 3 x 2: “Gli Ebrei schiavi in Egitto”. Conquistò così, ad un concorso di Vittorio Veneto, la medaglia d’oro e un soggiorno di una settimana a Roma. Strinse una salda amicizia con l’architetto Ropolo con il quale collaborò in seguito per alcuni edifici sacri. Altri suoi amici furono Ubaldo Oppi (del gruppo “Novecento”), Pierangelo Stefani, Italo Giordani e Giaretta. Durante la chiamata alle armi, frequentò un corso di nudo all’Accademia Artistica di Vicenza.

A Vittorio Veneto produsse la sua prima grande “Via Crucis”. Ne fece molte altre, su tavola, affresco e vetrate. Il 21 aprile 1945 sposò Rina Florian dalla quale ebbe cinque figli: Anna, Bonizza, Piero, Michela e Giovanni. Lo studio allora era in una nuova, ampia  casa e qui riceveva giovani artisticamente dotati e poveri ai quali insegnava quello che sapeva. In seguito si trasferì ad Olmo di Creazzo.

Molti furono i suoi lavori artistici in luoghi diversi: a Falzè di Piave, Vittorio Veneto,Olmo di Creazzo, Città del Vaticano, Roma, Collalto, Conegliano, Prato, San Paolo in Brasile, Udine, Ospedaletto, Thiene, Vicenza, Feltre, Loreto, Betlemme. Eseguì vetrate a Costabissara, Conegliano e Sorrento. Produsse cartoni con i mosaicisti di Spilimbergo per la chiesa dei Martiri Canadesi a Roma e in Giordania.

Conobbe Papa Giovanni Paolo II in occasione della beatificazione di fra Claudio Granzotto e alla sua tomba si recò, a Chiampo, pochi giorni prima della morte, avvenuta a Olmo il 26 agosto 1987. Il testamento spirituale si riassume in queste sue parole: “L’arte fu sì tutta la mia vita, ma la fede e la mia famiglia furono l’unica ragione per poterla percorrere”.

A Feltre affrescò nella chiesa di San Giacomo “La chiamata di Gesù a Giacomo, Giovanni, Andrea e Pietro” e “S. Rita impetra miracoli a Cristo”. Nella cripta della stessa chiesa dipinse due tele e due affreschi sulla vita di S. Rita. Nella chiesa del Sacro Cuore decorò l’abside con un grande Gesù misericordioso.

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