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Giuliano Romano

ed il territorio del Museo di Borgo Valbelluna

Giuliano Romano

ed il territorio del Museo di Borgo Valbelluna

Ci raggiunse in una luminosa mattinata di fine autunno, proprio in corrispondenza dell’equinozio negli anni 90, quel signore con grande borsa di cuoio piena di strumenti e macchine fotografiche: era nientepopodimeno che il noto archeoastronomo professor Giuliano Romano. Era incuriosito dalle osservazioni sul territorio e dalle quotidiane ricerche e scoperte di un gruppo di appassionati di archeologia locale. Ma il suo scopo era preciso: misurare quegli strani monumenti funerari, scoperti ancora negli anni 50 a Mel.

Si avvicinò all’area in religioso silenzio, riempì di fitti appunti un taccuino: disegni, considerazioni, raffronti. Ne uscì una dettagliata relazione che propose poco tempo dopo al convegno internazionale “Fra Celti e Paleoveneti” del 13 ottobre 1990, che organizzammo al Palazzo delle Contesse di Mel, il quale oggi ospita il Museo dell’intero territorio del Comune di Borgo Valbelluna: si trattò di un incontro per verificare i dati di quel tempo relativi alle frequentazioni antiche del sito. L’intervento di direttori di musei ed istituzioni austriache, a confronto con esponenti della Soprintendenza veneta, tentarono di chiarire l’ampio rapporto fra i diversi popoli della montagna nel periodo preromano, tutti uniti da un’economia fatta di risorse minerarie, pascoli e scambi commerciali.
Dalle parole del professor Romano emerse un’inedita chiave di lettura dei “circoli di pietra” della necropoli di Mel, da cui vennero tratte importanti considerazioni sugli allineamenti delle strutture. La dettagliata relazione, pubblicata nel nostro libro “Archeologia bellunese, cronache di una quotidiana ricerca” di Eugenio Padovan (Edizioni Trabella,1991) – stampato in cinquemila copie e attualmente consultabile nelle biblioteche pubbliche – ha riscosso nel mondo scientifico grande considerazione.

Nel sepolcreto di Mel sono stati misurati astronomicamente gli orientamenti delle entrate dei quattro recinti tombali. Le loro direzioni sono allineate: due, ove leva la Luna quando si trova nella minima declinazione negativa (o in alternativa ove leva il Sole nelle feste celtiche di Imbolic e Samhain, ai primi di febbraio e ai primi di novembre), una sulla levata del Sole dell’equinozio e l’ultima sulla levata del Sole al solstizio invernale. L’indagine statistica prova che la probabilità che tutto questo sia casuale è estremamente bassa.

Inoltre, la presenza di curiose collinette o tumuli – la cui demolizione per lavori agricoli o edili ha fatto rintracciare testimonianze di sepolture, sparse ovunque nel vasto territorio della sinistra Piave fra le Mariane di Pialdier, monte Nenz, Col di Mel, nelle piane di Lentiai – interessò lo scienziato tanto da stimolare un’indagine approfondita ed una proposta di catalogazione. Un lavoro suggerito dal professor Giuliano Romano che nel frattempo si è spento nella sua Treviso il 10 giugno del 2013.

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