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Giù in mezzo agli uomini

Guido Rossa, l'operaio di Pez che sfidò i terroristi, nella biografia di Luzzato

Giù in mezzo agli uomini

Guido Rossa, l'operaio di Pez che sfidò i terroristi, nella biografia di Luzzato

Una vita tortuosa ma limpida come l’acqua che scorre lungo il Piave. La vita è quella di Guido Rossa, ed è proprio dal Piave che inizia il racconto biografico narrato da Sergio Luzzatto, scrittore e studioso di origini genovesi, oggi professore di Storia moderna europea all’University of Connecticut. Attraverso documenti, interviste, fatti e resoconti, nel libro pubblicato di recente “Giù in Mezzo agli uomini. Vita e morte di Guido Rossa” (Gli Struzzi Einaudi), Luzzato descrive e racconta la vita di quest’uomo, nato “tra contadini e montanari” in terra cesiolina, e la cui morte, avvenuta per opera delle Brigate Rosse nel gennaio 1979, ha portato un tragico contributo al cambiamento che alla fine degli anni 70 stava avvenendo in un’Italia abituata alla violenza e a una politica cieca. Le pagine raccontano in maniera limpida, appunto come l’acqua del Piave di un tempo, la vita di Guido Rossa, nato a Pez di Cesiomaggiore, da una madre balia da latte e un padre emigrante e minatore, finito poi a Torino, a neppure cinque anni compiuti, città che darà l’opportunità a Guido e al fratello maggiore Giancarlo, di cominciare a lavorare come operai all’età di quindici anni.

Sono capitoli, quelli che aprano il libro di Luzzatto, che non raccontano solo l’infanzia di Guido Rossa, ma di buona parte dei bellunesi di quel periodo, tra la prima e la seconda guerra. Immagini fotografiche “rubate” agli album di famiglia fanno da corollario a vicende familiari che sembrano distanti, ma che in realtà accompagnano ad un’epoca più moderna che per certi versi ancora ci capita di percepire. Al racconto del trasferimento di Torino seguono pagine ricche di aneddoti e sfumature sul Guido Rossa alpinista “anarchico”, sulle sue imprese in montagna, sul periodo da paracadutista nell’esercito, sull’energia e l’entusiasmo che il cesiolino sapeva incanalare in quegli anni della gioventù soltanto scalando montagne, fino ad arrivare in Nepal, in un’impresa che costerà però la vita a due cari amici e che segnerà nell’intimo lo stesso Rossa.

Luzzatto scrive, traccia mappe di vita, instancabile sembra aver così tante informazioni sul protagonista del libro, da non riuscire a contenerle. Così come non sapeva contenersi Guido Rossa di fronte ai drammi del mondo, della vita, della società. Da operaio all’Italsider di Genova comincia a dedicarsi alla politica e al sindacato, mettendoci la stessa energia che negli anni precedenti aveva consumato in montagna. E qui l’autore lascia che la narrazione attraversi i tratti più tortuosi del percorso di vita dell’operario: la scoperta della presenza delle Brigate Rosse nella fabbrica, la denuncia alle istituzioni, la solitudine, la paura, la consapevolezza che tutto era ormai stato scritto, l’omicidio che alla fine si rivelò un vero e proprio martirio.
“Scusaci tanto” è il titolo del penultimo capitolo del libro, parole che l’autore prende da un filmato testimonianza di un compagno operaio di Guido Rossa, che in mezzo al corteo funebre di quel 27 gennaio 1979, ammette davanti alle telecamere che sì, è stato un grave errore, lasciare solo Rossa. Il libro si conclude con alcune testimonianze di un convegno che si tenne nel 1999, a vent’anni dalla morte, alla Crepadona di Belluno. In quella giornata, 29 ottobre, a Guido Rossa fu intitolata anche la scuola materna di Pez, riportando quel nome nei luoghi da cui questo fiume chiamato vita aveva cominciato a scorrere. Per chi avesse già sentito la storia di questo testimone dei nostri tempi, ma anche per chi non lo avesse mai sentito nominare, il libro di Sergio Luzzatto è un documento assolutamente da tenere con cura e da rileggere più volte con la stessa passione con cui è stato scritto.

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