Il 2 giugno scorso, in occasione della Festa della Repubblica, con la partecipazione del dott. Domenico Grazioli, l’Amministrazione comunale di Pedavena ha promosso una serata dedicata alla figura di Giovanni Zabot, patriota e garibaldino, originario di Fistisei. Sono intervenuti anche Franco Sasso, che ha condotto ricerche storiche all’Archivio di Stato di Torino che hanno permesso di ricostruire le esperienze garibaldine di Giovanni, e Silvana Vignaga, lettrice di testi originali sulla vita del protagonista.
Chi era Giovanni Zabot?
Nato il 10 settembre 1836 da una famiglia di mezzadri, egli visse la giovinezza sotto il dominio dell’Impero Austro-Ungarico. Nel 1856 fu arruolato nell’esercito austriaco e servì per tre anni in Moravia, Boemia, Galizia e Transilvania, raggiungendo il grado di sergente.
Nel 1859, allo scoppio della Seconda guerra d’indipendenza, i moti popolari nei ducati italiani e l’armistizio di Villafranca spinsero molti volontari a unirsi alle nuove truppe filo-sabaude. Zabot disertò l’esercito austriaco e, attraversando Slovenia e Carnia, fece ritorno a Pedavena. Si arruolò con il grado di caporale, il 2 ottobre 1859 a Modena, nel 46° reggimento di fanteria delle truppe dei Governi Provvisori dell’Emilia, che il 25 marzo 1860 entrarono a far parte dell’esercito sardo.
Nel 1860, con la partenza di Garibaldi per la Sicilia, crebbe il malcontento fra i volontari che non potevano partecipare direttamente alla campagna. Anche Zabot decise di disertare nuovamente, raggiunse Parma e si arruolò il 31 luglio 1860 nelle truppe garibaldine.
Fu inviato in Sicilia come rinforzo ai Mille e inquadrato nella 18ª divisione Bixio, 3° reggimento del colonnello Pietro Spinazzi. Partecipò alla battaglia del Volturno (1-2 ottobre 1860), dove il generale Nino Bixio si congratulò con i suoi uomini per il valore dimostrato.
Dopo l’incontro di Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II, e la caduta di Capua, i volontari garibaldini furono sciolti. Giovanni tornò a Genova il 7 dicembre 1860 con una gratifica di 288 lire. Rientrò al proprio reggimento a Chieri il 30 gennaio 1861, nei termini stabiliti dall’amnistia concessa dal governo piemontese ai disertori. Venne così reintegrato e successivamente congedato con buona condotta il 6 aprile 1861.
Negli anni seguenti fu probabilmente aiutato dai “Comitati di sussidio” per gli esuli italiani e partecipò anche al tentativo garibaldino di Sarnico il 15 maggio 1862.
Nel 1866, durante la Terza guerra d’indipendenza, si arruolò come sergente nel 1° reggimento della brigata Clemente Corte, parte del Corpo dei “Volontari Italiani” guidato da Garibaldi. Il 3 luglio, nella battaglia di Monte Suello, Zabot venne ferito ma continuò a combattere con coraggio. Per questo gli fu conferita la medaglia d’argento al valor militare. Dopo l’armistizio del 12 agosto e la pace di Vienna (3 ottobre 1866), il Veneto venne annesso al Regno d’Italia e Giovanni poté finalmente tornare a casa.
A Pedavena aprì un’osteria, poi l’Albergo Zabot, e nel 1868 sposò Caterina Campagnola. Ebbero numerosi figli, molti dei quali impegnati nel volontariato militare e poi nell’antifascismo.
Zabot fu anche attivo nel campo politico e sociale: mazziniano, iscritto al Partito Repubblicano Italiano e alla Federazione Internazionale del Libero Pensiero, si oppose alle posizioni monarchiche e clericali, distinguendosi in ciò dal commilitone Antonio Crico, a cui è dedicata una via del paese.
Morì il 2 aprile 1921, lasciando lasciti testamentari al Comune per l’asilo infantile e per le spose povere. Scelse un funerale civile, ma l’Amministrazione comunale, in segno di riconoscenza, sostenne le spese del rito, della tomba e dell’epigrafe. Nel discorso funebre, il sindaco dichiarò: “Di Giovanni rimarrà indelebile la memoria in quanti sentono la poesia della Patria e dell’avvenire dell’umanità”. Il monumento funebre, nel cimitero di Pedavena, è stato recentemente restaurato e riportato al suo originario aspetto sobrio e dignitoso a cura dei discendenti.