In una società caratterizzata da incertezze, dalla precarietà e dalla competizione, i giovani d’oggi sono chiamati ad affrontare molte sfide, come la ricerca di un lavoro soddisfacente. In questo contesto è importante che essi siano in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti della vita. Vengono loro chieste nuove capacità: flessibilità, creatività, fiducia nel futuro, resilienza. Capacità che non rappresentano solo sfide, ma opportunità che permettono di creare nuovi modi di vivere e di lavorare.
Nicola Bogo, 28 anni di Limana, diplomato al liceo scientifico di Belluno e laureato in chimica a Bologna, è un giovane determinato e competente che ha compreso che nella vita bisogna sapersi guardare attorno e fare delle scelte ponderate e coraggiose. Appena dopo la laurea, consapevole delle difficoltà che avrebbe incontrato in Italia a portare avanti il suo progetto di vita, ha inviato una serie di candidature a università straniere e ha accettato la proposta di un giovane professore dell’Università di Duisburg-Essen, in Germania.
Come è stato il primo impatto con il nuovo ambiente lavorativo? Sono stato assunto come teacher assistant e ricercatore in un dipartimento di fisica. Il carico di lavoro è stato da subito piuttosto rilevante, ma lo considero una buona palestra per il mio futuro lavorativo. In seguito il mio gruppo si è spostato nel dipartimento di chimica dell’Università tecnica di Monaco di Baviera, dove risiedo da due anni.
Che cosa ti ha spinto a scegliere l’estero? Purtroppo, in Italia le innumerevoli problematiche nel momento di ingresso nel mercato del lavoro, invogliano i giovani a recarsi all’estero per fare esperienza o per arricchire il proprio curriculum. Migliori opportunità, soprattutto in termini di retribuzioni e prospettive di carriera, fanno il resto.
Quali sono le conseguenze, secondo te?
Si tratta senza dubbio di un’ingente perdita di capitale umano e, di conseguenza, di rallentamento dei tempi di innovazione e di sviluppo economico. I giovani che emigrano sono spesso ambiziosi e preparati. Sono le persone che contribuiscono maggiormente all’innovazione, che accresce il valore aggiunto e permette alle aziende di pagare salari crescenti. Finché non potranno partecipare al mercato del lavoro con condizioni dignitose, questi giovani contribuiranno allo sviluppo altrove. Un’economia, come quella italiana, basata solo su turismo e sussidiarietà non ha, secondo me, molto futuro.
Pensi di tornare in Italia?
Amo molto il mio territorio, ma l’esperienza che ho vissuto a Bologna mi ha dato molti stimoli e grandi soddisfazioni. È presto per fare piani: la ricerca accademica è competitiva e prevede un periodo iniziale di precariato che dura qualche anno. Dico sempre che sono sicuro di fare il lavoro che mi sono cercato, ma che non sono sicuro di volerlo fare per sempre, per cui lascio aperta la porta del cambiamento, avendo ben presente che le migliori opportunità le avrò fuori dal Bellunese. È anche vero che grandi imprenditori hanno avuto successo pur costruendo le loro basi nel nostro territorio. Sto pensando a Elserino Piol di Valmorel, indicato come il fondatore del venture capital in Italia e padre dello sviluppo di internet. Sono venuto a conoscenza della sua storia in America e ritengo debba essere motivo di orgoglio per noi bellunesi. Scoprirla mentre mi trovavo dall‘altra parte del mondo, mi ha fatto pensare: «Allora ci provo anch’io!».