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Giorgio Lise

uomo dal multiforme ingegno

Giorgio Lise

uomo dal multiforme ingegno

Ai grandi personaggi vengono dedicati monumenti, francobolli o intitolate strade in occasione dell’anniversario della loro nascita o della morte. Giorgio per me è stato un grande personaggio, perlomeno per un paese come Santa Giustina nella seconda metà del ‘900; un personaggio eclettico con interessi in varie branche della cultura nelle quali ha lasciato una impronta personale e, se non fosse morto prematuramente a soli 47 anni, avrebbe sicuramente lasciato un solco ancora più profondo nei vari campi della cultura da lui percorsi. Già in passato Amministrazione e Biblioteca comunale di Santa Giustina gli hanno dedicato una serata commemorativa e celebrativa dei risultati ottenuti grazie al talento di cui era dotato.

Nacque nel marzo del 1941 da Lise Attilio e Bosco Gianna a S. Giustina dove è cresciuto, abitando in una casa all’inizio di Viale della stazione. Cresciuto a S. Giustina in una famiglia di lavoratori (il papà era un qualificato motorista che, dopo esperienze in aeronautica, aveva lavorato per l’Alfa Romeo ed all’estero per compagnie petrolifere; la mamma, donna di cultura ed amante della lettura, aveva un’avviata attività di produzione di oggetti, animali, accessori per arredamento in “pannolenci”). Figlio unico, era il centro d’interesse per i genitori che su di lui concentrarono ogni sforzo per permettergli di realizzarsi negli studi e nell’ambito professionale.

Dopo le scuole elementari frequentate in paese, Giorgio continuò gli studi in collegio all’Istituto “Filippin” ed al liceo “Pio X” dove maturò culturalmente per poter affrontare gli studi universitari al Politecnico di Milano, laureandosi a pieni voti in Architettura. Dopo un breve periodo di insegnamento in istituti scolastici superiori, ha collaborato come assistente universitario con l’Istituto di Umanistica della Facoltà di Architettura di Milano e con l’Istituto per l’Enciclopedia Italiana della Fondazione Treccani.

Si occupò di ricerche storiografiche e d’arte, collaborando con il Museo teatrale alla Scala di Milano e con le Civiche raccolte d’Arte applicata ed incisioni. Dal 1973 conservatore al Castello Sforzesco, in seguito divenne direttore dell’area museale e delle Civiche raccolte d’Arte, dedicandosi con passione ed entusiasmo alle attività di ricerca e tutela dei patrimoni artistici con l’amore per il bello e la grande sensibilità artistica che lo hanno sempre contraddistinto. Chi lo conobbe per motivi di lavoro lo ricorda così: “Lo si vedeva di volta in volta impegnato in ricerche appassionanti o applicato con puntiglio meticoloso in sottili problemi, perennemente animato da un “sacro furore”, da una vulcanica vitalità che infondeva a tutto ciò cui metteva mano (Claudio Sensi)” rievocando in noi paesani che l’abbiamo conosciuto quel carattere travolgente e la passione per il bello, ereditati dalla mamma, e la meticolosità e precisione, acquisite dal padre.

Scrittore e saggista, ha al suo attivo una cinquantina di volumi ed oltre un centinaio di saggi minori ed articoli sull’arte, sulla storia della farmacia, delle porcellane e ceramiche, sulle tradizioni popolari milanesi
e del lodigiano.

Alcune sue ricerche furono dedicate ad Acquapendente (Viterbo), alla sua storia, arte figure e tradizioni; ne risultarono quattro volumi grazie ai quali gli venne conferita la cittadinanza onoraria nel 1973, unico eccezionale evento dopo la consegna delle chiavi simboliche della città a Papa Pio VII nel 1804.

Molte delle sue opere edite a stampa fanno “bella” e qualificante presenza nella Biblioteca civica di S. Giustina nella quale gli è stata dedicata una specifica teca espositiva che meriterebbe particolare attenzione da parte dei giovani studenti e ricercatori. Tra gli altri è presente anche, oltre al manoscritto di un inedito romanzo giovanile, la sua prima ed unica pubblicazione dedicata alla storia locale ed in particolare alle “pergamene cinquecentesche dell’archivio parrocchiale di Santa Giustina”, contenenti un inventario dei beni della chiesa di Santa Giustina, la specifica e la regola per i cespiti da parte degli affittuari e fittavoli delle tenute e delle colonie, le eventuali sanzioni ai morosi. Molto interessante per la storia locale l’elenco dei cognomi delle famiglie degli affittuari nel ‘500, alcuni delle quali tuttora presenti.

Partecipò come relatore in vari convegni sui vari argomenti delle sue ricerche, ma l’attività di ricercatore e divulgatore per la quale ottenne maggiori riconoscimenti in campo nazionale ed internazionale riguardò l’antico Egitto. Tenne seminari di “Egittologia” ricevendo premi ed onorificenze, ma la maggior soddisfazione fu quella di vedere come i sui volumi sull’antico Egitto avessero ripetute edizioni per l’interesse suscitato, in particolare quello sull’arte egizia che ebbe 14 edizioni dal 1978 al 1994 con traduzione in cinque lingue. Fu curatore di diverse mostre presso le sale di Castello Sforzesco di Milano, ospitando ospiti illustri quali la principessa Beatrice dei Paesi Bassi, il sovraintendente prof. R. Mirabella, il prefetto Mazza ed il direttore del Museo della Scala M° Tintori.

Fu a sua volta ospite di vari programmi televisivi assieme a famosi personaggi del teatro e dello sport (nella foto con Ottavia Piccolo).

Appassionato dal mondo dello spettacolo, si occupò di scenografie teatrali disegnando bozzetti o addirittura dipingendo interi fondali di teatro, realizzando coreografia ed interessandosi anche dei costumi, in particolare per spettacoli di balletto.

Tra i balletti da lui curati da citare “Coppellia – la fanciulla dagli occhi di smalto”, in cui figurò tra i protagonisti con successo, come riportò nella critica il Giornale di Piacenza: “ma la sorpresa della serata è rappresentata da Coppelius, lo stesso Giorgio Lise, che si è lasciato coinvolgere dalla situazione fornendo del suo personaggio una caratterizzazione che tocca molte corde, dal bisbetico al patetico, dal mefistofelico al tragico, con una varietà di accenti che ci fa vedere in lui uno dei Coppelius meno discutibili che offre oggi il mercato. La sorpresa è ancor più rilevante se si pensa che il suo nome, pur presente in teatro da anni, è soprattutto legato al mondo dello studio e della storia dell’arte. Ma, in vero l’eclettismo può dare ancora strani e buoni frutti anche nel secolo XX. Da scenografo a costumista e a protagonista, Lise ha saputo mettere nello spettacolo una carica vitale insospettabile”.
Nelle “Nozze di Aurora” di Tchaikowsky partecipò, oltre che coreografo e costumista anche in veste di ballerino (“un mimo danzante” come e gli stesso si definiva) nei panni del Principe Florestano e nelle “Danze Polovesiane” nel ruolo di Kan Konchiak.

Persona ecclettica, estroversa, quasi istrionica anche nella vita quotidiana con le sue continue battute ironiche e le frecciate pungenti fino agli ultimi giorni di vita in cui lo incontrai, per motivi professionali, nelle corsie dell’ospedale di Feltre dove, nel gennaio del 1988, morì a 47 anni.

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Aut. del Trib. di Belluno n. 17 del 24.11.2000. Direttore Responsabile: Federico Brancaleone. Sede Legale: via Pulliere 19 Santa Giustina – Redazione: via Gron, 43 – 32037 Sospirolo (BL) – ITALY. 

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