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Gino Silvestri

ricordando il pittore, scultore, mosaicista, poeta e critico d’arte

Gino Silvestri

ricordando il pittore, scultore, mosaicista, poeta e critico d’arte

E così ci ha lasciato un grande Artista, un’anima buona, in silenzio serenamente, senza clamore com’era il suo stile. Ci mancherà tanto la “joie de vivre” che ci hai insegnato”. Così citava recentemente un poeta alla scomparsa di Gino Silvestri, noto artista internazionale che a Parigi aveva il suo storico studio nel centro culturale “Les Frigos”. È mancato, a 93 anni, lo scorso 26 ottobre. Dopo una vita di insegnante d’arazzo alla Sorbone, era rientrato a Lentiai, nello storico palazzo di famiglia, con la consapevolezza che doveva, come ha fatto sino alla fine, fare compagnia agli ultimi anni di grave infermità dell’amata moglie.

Nonostante l’età una grande voglia di vivere gli ha consentito ultimamente di frequentare musei, mostre e momenti di cultura locale. In occasione della grande mostra del Triveneto dedicata ai cent’anni dalla guerra mondiale si distingue fra una settantina di grandi artisti con la realizzazione di un’apprezzata opera, dimostrando notevole senso di partecipazione. È stato un grande privilegio accompagnarlo fra le amate colline asolane dove in gioventù, con l’amico Paolo Cavinato, soleva recarsi a dipingere la maestosa romanticheria dei luoghi.

In realtà, oltre che per i nonni originari della Val Cavasia, aveva con questo territorio un profondo legame personale: era accaduto che ai tempi delle elementari al Borgo Prà di Belluno, interpretando il malessere dell’intera classe nei confronti di una rigida maestra, ne provocò la caduta con uno sgambetto. Per tale malefatta venne espulso, a sette anni, da tutte le scuole del regno d’Italia e solo per l’intercessione del babbo che conosceva importanti personalità del Clero fu ammesso al collegio di Possagno del Grappa. La presenza fra le colline, a Costalunga di Cavaso, dello studio d’Arte di Renato Zanini ha consentito quindi di trascorrere qui momenti di particolare simpatia ed emozione. “Solo gli Dei hanno diritto di un posto simile” solleva affermare guardando tra le foglie degli storici castagni del parco l’evanescenza del luminoso orizzonte verso i Colli Berici.

“Qualsiasi parola qui disturba il paesaggio, direi solo il silenzio può spiegare quell’atmosfera così irripetibile”. Interrogato su cosa sia la pittura, Silvestri la definiva uno “sguardo nell’abisso”. “La pittura ho ancora da ‘saver’ cossa che l’è… ma per chi la prende sul serio è una maledizione… tutto è scritto tutto è fatto non c’è bisogno di fare nulla… anzi quando si conversa ogni sette minuti ci vorrebbe un pò di silenzio”. E, complici il confortevole studio mansardato di Zanini, la fresca aria dalla finestra sull’orizzonte, il sottofondo musicale di usignoli e cicale, il Maestro Silvestri posa con una mano l’immancabile sigaro e, agguantati pennelli, cere, matite, gessetti, si dedica ad un foglio vergine sul tavolo… “Vorrei ma non posso perché tutto deve servire: ma non si è mai sentito che siano serviti i Van Gogh o le bolle di sapone… l’arte è l’anima del territorio. La cultura non è serva di nessuno. I giovani li ho sempre sorvegliati ma mai avviati alla pittura. La pittura è uno sguardo nell’abisso”.

Il segno tangibile del ricordo di Gino è diventato quindi un ulteriore stimolo per le nuove generazioni, un ricordo indimenticabile.

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