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Gino Maoret

alias "Gino Pitor" - una vita a colori

Gino Maoret

alias "Gino Pitor" - una vita a colori

Gino Maoret, denominato, non a caso, Gino Pitòr, classe 1940, ci accoglie volentieri nel suo laboratorio, pieno di attrezzi, materiali, tutti naturali, e opere e provini di una vita professionale iniziata a 13 anni facendo, nei mesi estivi, il garzone di pittori edili.

Ma già alla scuola elementare, e poi alla professionale edile, si sentiva portato per il disegno ornato o decorativo, per cui a 16 anni disegnava e dipingeva insegne di esercizi commerciali, e già a 18 si metteva in proprio per soddisfare parroci, contesse, e signori «che esigevano l’uso delle materie e dei colori naturali (terre e calce) per conservare la tradizione che dava il senso ed il sapore del vissuto», come ci dice lui stesso.
Da qui la ricerca, per tutta la vita, di fosse di calce, la più vecchia possibile, e di riattivare calchère; di tecniche antiche e quasi perdute, come l’affresco, il marmorino, il rasato di calce, il graffito e l’encausto; di esperimenti, tentativi e prove per restaurare con materiali fatti come quelli dell’epoca, ormai rovinati, ad esempio l’intonaco di calcina e fuliggine della casa dell’Alchimista a Valdenogher in Alpago.

Comincia nel 1956 a Villa Avogadro a Bivai, poi si cimenta a Palazzo Guarnieri in Piazza Maggiore a Feltre, in Villa Villabruna a Vellai e poi nella chiesa di Pez, Marsiai, S. Agapito, ecc.

Questa sua ricerca e il modus operandi attirarono l’attenzione della Soprintendenza per i Beni Architettonici di Venezia per la quale, dal 1980, eseguì molti lavori soprattutto nel Feltrino e in tutta la provincia di Belluno, ma anche nel Primiero e in Valsugana, restaurando e riscoprendo affreschi in più di un centinaio di chiese, fra cui quella di S. Stefano di Cadore, di Alleghe e di Mezzano, chiesette, edicole, capitelli e persino campanili; molte abitazioni e ville private, edifici pubblici come Palazzo Piloni a Belluno, il teatro della Sena e il Palazzo Borgasio a Feltre, il Castello di Pergine, il Palazzo della Magnifica Comunità del Cadore, il Banco dei Pegni e Palazzo Fulcis a Belluno. Ha collaborato con artisti famosi come Giovanni Pivetta, Riccardo Schweizer, Vico Calabrò, Antonio Bottegal, Gina Roma e molti altri, fino al 2010. Da allora, si è dato all’ insegnamento ad architetti, artigiani, alunni di scuola edile e consulenze per privati ed enti pubblici, fino al 2020.
Quindi più di 40 anni di lavoro, ma nella vita privata? Innamorato fin da piccolo della montagna e della val Canzoi, ha girato quest’ultima in lungo e in largo, cercando le tracce del passato, scalando varie cime fra cui il Sas de Mura, cooperando col Cai di Feltre per costruire il rifugio Dal Piaz, il rifugio Boz, il bivacco Palia e Feltre; con la Pro loco Soranzen per il Poiàt e le Calchere, e col Nuovo Gruppo Amici Val Canzoi nel 2015 ripristinando l’insegna “Alla Santina” in Val Canzoi; ripristinando la Croce del Termine a La Guarda.

D’inverno si dedica invece a sciare e a curare la collezione di macchine fotografiche antiche, ai Donatori di sangue di cui è stato cofondatore col dr. Toigo e caposezione; è inoltre organizzatore del Carnevale e dei carri mascherati di Cesiomaggiore, ed è sempre disponibile per attività di volontariato, per cui è stato insignito dell’attestato di benemerenza del Comune nel 1999 e del Premio S. Giuliana nel 2016.

Ricordo in particolare la sua generosa disponibilità a dipingere gratuitamente la scritta “Municipio” sulla facciata del palazzo comunale.

Caro Gino, da te abbiamo avuto ed imparato tanto, grazie!

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