Ci sono silenzi che evocano memorie. Persone che, quando vengono a mancare, suscitano sentimenti di gratitudine e nostalgia. Accade in ogni comunità, ed è accaduto in questo periodo anche a Lentiai. Negli ultimi mesi sono “andati avanti” due cittadini che, ciascuno con caratteristiche proprie, hanno arricchito il paese con la loro personalità e con una partecipazione sempre viva alla vita comunitaria. Mi riferisco a due figure storiche del nostro paese: Giovanni Bondavalli, per tutti Gianni Barbier, e Giovanbattista Cavacece, detto Tita. Entrambi “Grandi Anziani”, non solo per ragioni anagrafiche, ma per il patrimonio di esperienze, relazioni e vita vissuta. Grandi anche per quei tratti distintivi che, negli anni, hanno lasciato un segno.
Giovanni Bondavalli: il barbiere storico
Gianni Barbier ha praticato per decenni la professione da cui derivava il suo soprannome. Negli anni di piena attività, la sua bottega di via dei Martiri era molto più di un negozio: un luogo di incontro, di scambio di opinioni sull’attualità e sulla cronaca locale, ma anche un piccolo archivio di fotografie d’epoca e di monete provenienti da tutto il mondo. Erano gli emigranti stessi a portargliele, sapendo della sua passione, al ritorno in paese. E lui amava spiegarle, con dovizia di particolari, intrattenendo i clienti durante rasature e tagli: la sua loquacità era diventata proverbiale.
Originario di Reggio Emilia, giunse a Lentiai dopo un periodo di emigrazione in Svizzera; qui conobbe la compagna di una vita, la moglie Graziella Alban. Si affezionò profondamente al paese adottivo e ne divenne una figura di riferimento: con lui, andare dal barbiere era, diremmo oggi, un’esperienza “immersiva”. Conservo un ricordo personale. Anche dopo la pensione, Gigi continuava a prestare servizio a domicilio per i clienti più affezionati. Ricordo le visite a mio padre, molto più anziano di lui e impossibilitato a muoversi: incontri che si trasformavano in lunghe e vivaci chiacchierate, capaci di illuminare quelle giornate.
Tita Cavacece: il fornaio e il ciclista
Tita Cavacece era il fornaio storico del paese. Il panificio, gestito insieme alla moglie e ai tre figli, si trovava sotto il campanile della chiesa. La simpatia e l’allegro ottimismo erano il suo tratto distintivo, mantenuto fino alla fine. Incrociarlo per strada, spesso in sella alla sua bicicletta – inforcata con piglio atletico anche negli ultimi anni – era sempre un momento lieto: al saluto rispondeva con un sorriso e, spesso, con una battuta capace di strappare allegria. La passione per la bicicletta lo rese protagonista della gara “Trofebio”, nata quasi per scherzo nel 1977 come sfida tra amici al Bar Canton. Era lui ad aprire il giro d’onore, con un cappello piumato e una bicicletta da bersagliere con le ruote piene. Nel 2023 accettò con entusiasmo di riprendere quel ruolo nella riedizione della gara, quarant’anni dopo, indossando con orgoglio il pettorale numero 1. Altra grande passione di Tita era il calcio Lentiai, di cui è sempre stato tifoso e sostenitore.
Due figure diverse, ma unite da un forte legame con la propria comunità. Hanno attraversato i decenni del dopoguerra, dal boom economico fino ai giorni nostri, diventando parte viva della storia e della memoria di Lentiai.