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Ghiaccio Bollente

gli studi sul clima del ricercatore bellunese Jacopo Gabrieli

Ghiaccio Bollente

gli studi sul clima del ricercatore bellunese Jacopo Gabrieli

È il 3 luglio del 2022, sono le 13.45 di una splendida e soleggiata domenica, un seracco largo 200 metri e alto 70 si stacca dal ghiacciaio della Marmolada travolgendo gli escursionisti che in quel momento percorrono la via normale. Quella domenica muoiono 11 persone che pensavano di trascorrere una serena giornata in montagna. La temperatura registrata segnava i 10°, mentre lo zero termico si trovava tra i 4500 ed i 4900 metri.

Inevitabile che le masse glaciali fossero sottoposte a forti stress termici. I fenomeni di ruscellamento dovuti alla fusione e le acque di fusione penetrate in profondità nel ghiacciaio hanno provocato e facilitato il distacco del seracco.

Il ghiacciaio della Marmolada ha, o meglio aveva, dimensioni ragguardevoli. Ben visibile, occupa l’ampio versante settentrionale che scende dalla cresta. Risente in modo particolare dei cambiamenti climatici, infatti si sta ritirando a ritmi sostenuti e si prevede che nei prossimi decenni sparisca del tutto. Emblematica è la foto, mostrata dal dott. Gabrieli, di un rifugio alpino incassato nella roccia che ora si trova a sessanta metri sopra la superficie del ghiacciaio. Le Dolomiti perderanno il loro ghiacciaio più celebre e fotografato.

Jacopo Gabrieli, bellunese, ricercatore presso l’Istituto di scienze Polari del CNR, Università Ca’ Foscari di Venezia, da anni si occupa di studiare il clima e l’ambiente del passato attraverso l’analisi di carote di ghiaccio sia alpine sia polari. Grande appassionato di montagna, ha partecipato ad importanti progetti di ricerca sui ghiacciai alpini, ma anche in Groenlandia, Antartide, e Isole Svalbard, dove si trova attualmente.

Il 18 marzo, invitato dal Lions Club di Belluno, ha tenuto un interessante incontro alla sala comunale Eliseo Dal Pont dove, con l’ausilio di grafici e slides esplicative, ha spiegato come il riscaldamento climatico in atto stia avendo un effetto diretto e irreversibile sullo stato di mantenimento dei ghiacci. I ghiacciai, vere e proprie sentinelle dei cambiamenti climatici, si stanno riducendo a velocità sorprendenti.

Insieme al ghiaccio se ne vanno tutte le informazioni relative al clima del passato stoccate negli strati. Proprio al fine di salvaguardarle, il CNR, insieme ad altri partner internazionali e con il patrocinio dell’UNESCO, sta coordinando il progetto Ice Memory, che, oltre ad essere un importante progetto scientifico, è un grande laboratorio divulgativo. «Le carote di ghiaccio rappresentano un vero e proprio archivio, nel quale vengono registrate moltissime informazioni climatiche ed ambientali tra cui temperatura, umidità e precipitazioni, chimica dell’atmosfera, diffusione di inquinanti organici ed inorganici emessi dalle attività umane» afferma il dr Gabrieli.

Nel 2021 i ricercatori del CNR e il centro di ricerca svizzero Paul Scherrer sono riusciti a portare a termine la missione al colle Gnifetti, legata al progetto Ice memory che prevedeva la raccolta di una carota di ghiaccio di 80 metri che conserva la memoria climatica fino a 10.000 anni fa. Ebbene in alcuni strati sono state trovate tracce di piombo e di combustibili fossili. Incredibilmente anche una piccola presenza di plutonio, legata alle esercitazioni militari con esplosioni atomiche in Siberia e in Arizona degli anni ’50-’60.

La carota di ghiaccio, che fornisce dati non solo per la scienza, ma anche sulle politiche per la sostenibilità e il benessere dell’umanità, è conservata in Antartide dove è stata realizzata una “biblioteca” dei ghiacci: un archivio di campioni provenienti dai ghiacciai attualmente in pericolo di ridursi o scomparire. Le conseguenze del riscaldamento globale sono sempre più evidenti e bisogna agire in fretta. Ci aspetta un aumento del livello oceanico, inondazioni in aree costiere, un cambiamento drastico del clima e un aumento dell’effetto serra. La scomparsa dei ghiacciai si ripercuoterà sull’intero ecosistema recando danno a uomini, animali e piante.

È nostro compito arrivare in tempo per salvare ciò che resta della memoria dei nostri ghiacciai.

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