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Gente di Roncoi

Francesco Cadorin e le sue “figlie” a quattro zampe

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Francesco Cadorin e le sue “figlie” a quattro zampe

Prima nonno Francesco prima, poi papà Aldo, ora l’omonimo del nonno: Francesco. Dal 1952 questa famiglia possiede una stalla che, con quella di Giovannin e di suo figlio Giampietro, si contende il titolo della più vecchia di Roncoi. Evidentemente la passione per il suo lavoro, a Francesco, è stata trasmessa attraverso il Dna; uno devo averla proprio nel sangue se – dopo aver lavorato per quindici anni in una fabbrica delle nostre zone ed altri cinque in una vicina, con uno stipendio fisso, ferie pagate e tutto quel che segue – alla fine decide di seguire le orme paterne e dedicarsi anima e corpo esclusivamente all’allevamento delle mucche.

Non sono le otto ore al giorno come quando era in fabbrica, ma 24 su 24, sempre vigile, sempre presente; perché non basta accudirle le bestie, dar loro da mangiare, pulirle, mungerle… d’estate c’è il fieno e, se sono tante, non ti lasci scappare neanche un filo d’erba. Lo stimo, lo considero un coraggioso, ed un testardo. Ricordo che all’inaugurazione della nuova stalla, mentre lui sprizzava gioia e contentezza, vedendo il concretizzarsi di un sogno, anche se sapeva a cosa sarebbe andato incontro, sua sorella Gabriella, forse più realista, piangeva a dirotto; la più grande lezione nella vita è sapere che anche i pazzi, alle volte, hanno ragione.

Ma Francesco, perché ormai avete capito di chi sto parlando (Francesco Cadorin, 53 anni il 16 febbraio) è un uomo che sa esattamente dove vuole arrivare, è determinato e questo forse pochi lo sanno. Ma vincere la sfida, malgrado la gente che sta intorno pensi che non ci riuscirai, è il risultato della tua caparbietà, del tuo valore; una sfida con te stesso innanzi tutto, perché è la volontà che fa l’uomo grande. Mi piace, perché anche lui come me, ha deciso di non lavorare mai tutta la vita, è questo un gran segreto… se scegli il lavoro che ami, non te ne rendi neanche conto, raggiungi il successo nel tuo campo quando, quello che stai facendo non è lavoro, ma diventa un gioco, un hobby. Ricordo che a volte, quando eravamo in Germania a fotografare gelaterie, alberghi o ville lussuose, Gabriella, il mio angelo, mi diceva: «Sono distrutta, sono stanca, sono stanca solo a vederti, e non capisco come non sia stanco tu, riposati», ed io invece continuavo, come preso da una frenesia.
Sempre all’opera Francesco, sul trattore d’estate per lo sfalcio, e poi a girare il fieno per asciugarlo, raccoglierlo in balle ed accatastarlo. Ogni tanto gli dà una mano Federico. suo nipote, ma per il resto si arrangia e, a quel poco di fieno che rimane indietro alla “rotopressa”, ci pensa mamma Delfina, una …enne (novantenne, ma non ditelo a nessuno) pronta a sgambettare veloce nei prati con quei capelli azzurri sempre in ordine. Francesco impila il raccolto perché faccia anche da riparo e protegga le sue “figlie” dai rigori dell’inverno; non sono poche 38 bestie da accudire per quante attrezzature tu abbia.

Poi c’è l’amore, perché dovreste vedere quando chiama le sue “figlie” che pascolano nel prato; loro rispondono, soprattutto a sera quando devono rientrare. Forse rimarranno incantate anche loro dal suono della sua voce, visto che da anni fa parte di due cori: il “Monti del Sole” e “La cantoria di Paderno”; è con quest’ultimo che, come solista – lui senza commuoversi, ma facendo emozionare tutti i presenti – ha intonato l’Ave Maria di Bepi de Marzi ai funerali del papà.

Amare il proprio lavoro e perfezionare le proprie abilità ogni giorno equivale a meritare onore e rispetto nella società. Un plauso a Francesco che non lavora mai, ma che si diverte sempre.
Questa è “gente di Roncoi”.

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