800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Fumegai, il borgo morto 3 volte

il paese fantasma in comune di Arsié

Fumegai, il borgo morto 3 volte

il paese fantasma in comune di Arsié

C’è un punto, poco sopra il lago del Corlo, dove il sentiero si stringe, l’aria si fa più umida e il bosco inghiotte ogni rumore. Lo riconosci perché anche il canto degli uccelli si fa incerto. È lì che inizia Fumegai.

Fumegai – il borgo fantasma morto 3 volte (7)
Fumegai, il borgo morto 3 volte

Non lo trovi sulle mappe turistiche. Non c’è una strada. Ci arrivi solo a piedi, camminando per tre quarti d’ora lungo un tracciato dimenticato, stretto tra castagni e massi mossi dal tempo. E quando finalmente ti appare tra i rami del bosco, ti fermi. Perché Fumegai non si presenta, ti coglie di sorpresa come un pugno allo stomaco.

Fumegai – il borgo fantasma morto 3 volte (4)
Fumegai, il borgo morto 3 volte

Una manciata di case in pietra, addossate al fianco della montagna, senza tetto, senza finestre. Il muschio ha preso possesso dei davanzali, l’edera entra dalle porte. Ma dentro… dentro è tutto ancora lì. Letti sfatti. Piatti impilati su una stufa arrugginita. Un sacco di farina chiuso a metà. Una bottiglia di Sangiovese, vuota da chissà quanto. Nessun rumore. Nessun segno di vita. Ma ovunque, segni di chi è vissuto davvero.

Fumegai – il borgo fantasma morto 3 volte (2)
Fumegai, il borgo morto 3 volte

Fumegai è morto tre volte.
Nasce nel 1873, come alpeggio. Poi diventa un villaggio. Dieci case, quindici famiglie. Gente che coltiva, alleva, sopravvive. A 540 metri d’altezza, con inverni senza sole, bambini che camminano ore per andare a scuola ad Arsiè, e la paura che il medico, se serve, non arrivi in tempo. Eppure la vita pulsa. Ogni casa ha una mucca. Ogni uomo un mestiere: calzolaio, boscaiolo, guaritore. Si produce burro, si fa il tabacco di nascosto, si distilla grappa. La notte si raccontano storie, si suona, si beve vino fatto in casa.

Fumegai – il borgo fantasma morto 3 volte (6)
Fumegai, il borgo morto 3 volte

Poi arriva il progresso. Che qui significa isolamento. Negli anni ’50 costruiscono la diga del Corlo, nasce il lago artificiale. La valle sotto si allaga, e Fumegai resta tagliata fuori dal mondo. I giovani partono. I vecchi resistono. Ma i lupi iniziano a scendere dai boschi e minacciare l’abitato: la solitudine diventa pericolo. Una dopo l’altra, le case si svuotano. L’ultima anziana se ne va alla fine degli anni ’50. Il borgo tace e lentamente muore. Per la prima volta.

Fumegai – il borgo fantasma morto 3 volte (5)
Fumegai, il borgo morto 3 volte

Poi, l’imprevisto. Negli anni ’60 arrivano gli “altri”. Capelli lunghi, zaini in spalla, sogni collettivi. I figli dei fiori. Nessuno sa perché scelsero Fumegai. Forse perché era lontano da tutto. Forse perché qui nessuno li cercava.

Fumegai – il borgo fantasma morto 3 volte (8)
Fumegai, il borgo morto 3 volte

Ridipinsero le pareti con scritte in arabo. Fecero della solitudine una festa. Ma durò poco. Una notte ci fu un suicidio. Almeno così si racconta. Intervennero i carabinieri. I ragazzi scomparvero. Le stanze rimasero vuote. Di nuovo. Fumegai morì una seconda volta.

Fumegai – il borgo fantasma morto 3 volte (1)
Fumegai, il borgo morto 3 volte

Per quarant’anni, nessuno ne parlò più. Solo qualche escursionista curioso, qualche fotografo attratto dalle crepe, qualche anziano che ricordava di averci vissuto da bambino.
Poi, nel 2017, qualcuno decise di raccontarlo. Un fotografo, Massimo Zanetti, e uno scrittore, Marco De Mattia, raccolsero immagini e testimonianze. Ne nacque “Oblivion – Il borgo fantasma”. Un libro che restituiva a Fumegai una voce. E mentre lo facevano, successe qualcosa che nessuno si aspettava.

Fumegai – il borgo fantasma morto 3 volte (1)
Fumegai, il borgo morto 3 volte

Cristian. 38 anni. Trevigiano. Faccia da montanaro. Un cane di nome Spank. Un’idea folle: vivere a Fumegai. Nel 2019 si trasferisce in una delle case. La pulisce. Ripara il tetto. Sistema un pannello solare. Prende acqua dal ruscello. Si connette a internet. Costruisce un pollaio. Coltiva un orto. Per 19 mesi vive lì, da solo. Nessun vicino. Nessun negozio. Solo lui, il bosco, e quel silenzio che a volte pesa, a volte protegge. Diceva che era un esperimento. Ma chi lo ha conosciuto giura che era una scelta. Fino a quando, un giorno, anche lui se n’è andato. In silenzio, come tutti gli altri. E Fumegai muore per la terza volta.

Fumegai – il borgo fantasma morto 3 volte (3)
Fumegai, il borgo morto 3 volte

Oggi è di nuovo vuoto. Ma non è silenzioso. Chi ci va lo sa. Cammini tra le stanze e senti qualcosa. Una specie di eco invisibile. Un soffio che ti passa accanto. Come se le pareti ricordassero. Ricordo che ci sono andato un pomeriggio di primavera. Ero solo. Camminavo tra le case. Una finestra cigolava al vento. Una vecchia scala in legno si sgretolava sotto i miei passi. In una stanza ho trovato un quaderno. La copertina mangiata dall’umidità. Pagine bianche. Vuote.
O forse mai scritte. Mi sono seduto lì. E ho pensato: forse Fumegai non aspetta di essere salvato. Forse vuole solo essere ricordato. Con rispetto. Con stupore. Con la delicatezza che si riserva ai luoghi che non ti chiedono nulla, ma ti lasciano addosso qualcosa.

Quello che resta oggi di Fumegai non sono solo ruderi, ma un potente simbolo del destino dei borghi montani. È un promemoria vivente delle difficoltà di vivere e sopravvivere nei piccoli borghi, ma anche una testimonianza del valore della memoria. Perché finché qualcuno continuerà a raccontare la sua storia, finché qualcuno continuerà a camminare per raggiungere le sue case nascoste tra i boschi, questo borgo sarà lì a ricordarci che si può vivere in modo diverso. Che sia facile, o comodo… questa è tutta un’altra storia.

Galleria Immagini