Si chiama Francesca Dalla Rosa, la giovane pallavolista di Santa Giustina classe 1998, ingaggiata dalla società slovena di serie A1 GEN-I Volley Nova Gorica per la stagione sportiva 2025-2026. Un’occasione unica dettata dall’eccellente senso del gioco e dalla sua esperienza maturata nei Campionati italiani. La banda veneta è stata fortemente voluta dall’allenatore Vasia Samec e dalla vicepresidente Tina Lipicer, convinti che il suo caratteristico approccio combattivo giocherà un ruolo chiave nella prossima stagione. Facciamo però un passo indietro.
Francesca si avvicina allo sport sin da bambina, sperimentando diverse discipline, tra cui la pallavolo, passione che aveva già coinvolto in gioventù entrambi i genitori. Per lei diventa presto molto più di una semplice attività sportiva: è anche un momento di condivisione con le amiche che la accompagna con entusiasmo nel campo di Santa Giustina e di Feltre fino ai 14 anni.
Successivamente viene contattata da un’importante società di Roma, la Volleyrò, che lavora a livello giovanile, portandola a trasferirsi nella Capitale per quattro anni e a mettere la pallavolo al primo posto. Infatti, non sarà l’unica trasferta in Italia che vede Francesca protagonista. Dopo aver collezionato diverse esperienze in B1, iniziano ad arrivare richieste da alcune A2, un salto di categoria che alza ulteriormente l’asticella dell’impegno e del sacrificio.
Purtroppo, non sempre fila tutto liscio e nell’anno della stagione sportiva a Perugia, la giovane pallavolista è vittima di un infortunio che la porta a perdere quasi l’intero anno, per poi ripartire successivamente. Il fatto, tuttavia, la rende consapevole di non poter contare solo sulla pallavolo; perciò, intraprende un titolo di studi in biologia applicata alle scienze della nutrizione, sognando un domani di poter conciliare entrambe le cose.
Ti saresti mai aspettata una carriera così importante?
«A dire il vero no. Ho sempre sognato in grande pensando alle Olimpiadi, ma perché sono una sognatrice ad occhi aperti, però sono anche realista e conosco i miei limiti. Ho dei limiti fisici come ad esempio l’altezza, infatti all’inizio il mio ruolo doveva essere il libero, dove la statura non sarebbe stata un problema, ma io volevo fare l’attaccante; perciò, ho dovuto lavorare maggiormente rispetto ad altre mie compagne per poter sopperire alle mancanze fisiche».
Hai sempre avuto il supporto della famiglia?
«Sì. Mi hanno sempre supportata e lasciata andare. Non mi hanno mai vincolata, anzi nei momenti difficili e stressanti mi sono sempre stati vicino, infatti mi ritengo fortunata in questo».
Se dovessi dare un consiglio ai giovani, quale sarebbe?
«Dare sempre il massimo. La cosa che percepisco a volte dalle nuove generazioni è che sembra sia tutto dovuto. Invece ognuno deve porsi i propri obiettivi e perseguirli con determinazione e tenacia, rimanendo con i piedi per terra. Essere troppo esuberanti fa perdere di vista il vero traguardo. Un altro consiglio che mi sento di dare è avere sempre un piano B.
Il mondo dello sport è molto dettato dalla fisicità, purtroppo gli infortuni capitano spesso e a volte non si sanno le conseguenze, perciò è bene avere un piano alternativo come può essere lo studio. Ciò non significa che ci si debba arrendere alla prima difficoltà e mollare, ma semplicemente avere una garanzia sulla quale contare».