800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Fiorenzo Tomea

La fatica “montanara” nella sua arte

Fiorenzo Tomea

La fatica “montanara” nella sua arte

Nel piccolo cimitero di Zoppè di Cadore, luogo dove era nato il 7 febbraio 1910 e dove si era impegnato come amministratore, lassù a 1.461 metri nel più alto paese del Cadore, riposa Fiorenzo Tomeo, uno dei più importanti artisti del Novecento, capace di imporsi in rassegne nazionali e internazionali in una trentina d’anni di carriera pittorica, sempre portando con sé l’identità di uomo di montagna. Aveva ben impresso nell’anima il suo passato, avendo trascorso la fanciullezza facendo il guardiano di mandrie sui pascoli di malga Fiorentina, per poi lasciare il suo paese all’età di 12 anni per fare il gelataio e il venditore di dolci in pianura.

Nella sua pittura, appresa prima all’accademia di Verona e affinata nei salotti artistici milanesi, sono riflesse le sofferenze, i valori e le fatiche di intere generazioni di montanari, avvezzi a sudare lo scarso raccolto dei campi e dei prati, a sopportare con rassegnata fermezza le avversità della vita.

Nella sua pittura emerge chiaro anche un sentimento di solitudine, di meditazione impressa attraverso elementi semplici della vita quotidiana: così una semplice candela spenta e inclinata dopo una breve illuminazione, l’altra invece liquefatta nella sua ultima frazione di cera, sembrano i simboli del cammino dell’uomo, tanto rispecchiano la tragedia della condizione umana e della vita che trascorre incerta e costante. L’elemento quotidiano acquisisce così una poetica quasi metafisica, tutta suggerita dal preciso accordo tra segni e tinte, a qualcosa che sta al di fuori, in un mondo sognante ed estetico, in contesto di sospensione che è proprio dell’artista.

L’arte di Tomea fluttua tra la serenità, sovente espressa attraverso l’elemento montagna, e la tragicità influenzata anche dall’esperienza bellica della Seconda Guerra Mondiale, arrivando poi negli anni 50 alla piena maturità. Le sue opere tendono ad una specie di primordiale poetico, togliendo i sentimenti tortuosi e impetuosi, per concentrarsi su affetti più modesti e sereni. Questa naturale fedeltà ai motivi primordiali, all’essenza della vita e del circostante, che ha portato Tomea e respingere l’impeto delle avanguardie, rappresenta l’anima stessa, la ragion d’essere, della pittura dell’artista di Zoppè.

Un aspetto non di secondo piano è rappresentato dall’interesse alla tematica religiosa, ben approfondita soprattutto negli ultimi anni della sua carriera pittorica. A riguardo c’è un’opera in particolare che colpisce: la decorazione musiva realizzata per la chiesa di Santa Barbara a San Donato Milanese, inaugurata il 5 dicembre 1958.

Tomea infatti, grazie alla fama acquisita nel tempo, veniva coinvolto nella decorazione della nuova chiesa del paese lombardo, fortemente voluta da Enrico Mattei e legata al nuovo insediamento di Metanopoli, fondato per ospitare la sede direzionale dell’Eni. L’interno, a navata unica, spinge il visitatore verso la grande decorazione a mosaico (800 metri quadrati, cinque milioni di tessere) dell’abside realizzata dal maestro cadorino, dove, con sentimento quasi francescano, riporta l’evento della crocifissione alla sua essenza, cancellando eccessive decorazioni che possano distogliere il pensiero dalla sofferenza di Cristo, e collocando le tre croci in un paesaggio inquieto e sconvolgente, testimone dell’ultimo respiro dei tre condannati.

Da quest’opera sembra riprendere forma la poesia che Pier Paolo Pasolini scrisse nel 1948: “Tutte le piaghe sono al sole ed Egli muore sotto gli occhi di tutti. L’alba e il vespro gli fanno luce sulle braccia aperte e l’Aprile intenerisce il Suo esibire la morte a sguardi che lo bruciano” […]” (da “L’usignolo della chiesa cattolica”, 1948-49).

In quest’opera, perfetta sintesi del suo essere, esprime una forza serena ed innocente in stretto legame con la natura dell’uomo. Nella crocifissione di San Donato, così rigorosa nel disegno e nobile nei rapporti di colore, possiamo oggi ravvisare la discendenza degli antichi mosaici paleocristiani, pur nella novità di un’atmosfera risolutamente moderna.

Galleria Immagini

Acegli l’area tematica che più ti interessa oppure clicca sulla casa per ritornare alla Pagina Principale del sito.

Questo articolo sarà disponibile per la lettura online a partire da

31/05/2024

VUOI LEGGERLO SUBITO?

Corri in edicola ad acquistare l’ultimo numero de “il Veses”