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Fame di Vita

Il progetto contro i disturbi alimentari

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Il progetto contro i disturbi alimentari
Fame di Vita

Nel cuore del territorio santagiustinese, una giovane donna ha acceso una fiamma di consapevolezza sui disturbi del comportamento alimentare (DCA), dando vita al progetto “Fame di vita”. Gloria Dalla Rosa ha orchestrato una rassegna dedicata a questo delicato argomento, coinvolgendo una vasta rete di professionisti, associazioni, istituzioni e persino commercianti locali.

Il progetto ha visto la sua massima espressione nella settimana del fiocchetto lilla, come simbolo di sensibilizzazione sui DCA, ma continuerà le sue attività durante l’anno. Durante questa settimana, le vetrine di Santa Giustina si sono vestite di viola, grazie all’adesione e al supporto dei commercianti locali.

“Consapevolezza” è stata la parola chiave di quattro incontri serali gratuiti che hanno parlato delle disponibilità del territorio in termini di servizi, di famiglia, di contesto sociale, ma anche di cibo, del corpo e della mente a 360 gradi. La serata conclusiva, presso la Fondazione Lucia De Conz, ha visto, oltre alla partecipazione del team Look e Life, che ha reso lilla il contesto con una decina di modelli, la performance artistica di Lorenzo Dalla Rosa, di Franca Bortot e un toccante scritto di Aurora Valoppi Bellotto, interpretato dal gruppo Gli Anfibi Spaiati.

I DCA sono disturbi psichiatrici gravi e potenzialmente letali, che non solo influenzano la salute fisica, ma anche il funzionamento sociale e emotivo. Caratterizzati da un rapporto distorto con il cibo e il proprio corpo, i DCA includono condizioni come l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il binge eating disorder.
Molto sfaccettata e complessa è ogni storia individuale, che nel progetto ha trovato anche diversi spazi di condivisione, in particolare grazie al supporto dell’associazione Margherita Fenice di Belluno. Anche se i disturbi possono interessare sia uomini che donne, le statistiche mostrano un rapporto di 1 a 10, con un’incidenza degli stessi maggiore nelle seconde. La medicina sostiene che i disturbi alimentari abbiano una genesi multifattoriale, con predisposizioni genetiche ed epigenetiche; sono anche fattori ambientali e psicologici che contribuiscono alla loro comparsa e al loro sviluppo.

Questo sottolinea l’importanza di un approccio olistico nella comprensione e nella gestione di tali problematiche, che vada oltre il mero trattamento dei sintomi.

Il progetto “Fame di vita” ha fornito un’opportunità preziosa per la comunità della Valbelluna di conoscere, di unirsi e sostenersi a vicenda, e si spera che questa iniziativa continui a gettare luce su una questione così vitale e a offrire sostegno a coloro che ne hanno bisogno.

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