Nei giorni dedicati al “fiocchetto lilla”, Santa Giustina si è svegliata con la luce di un’atmosfera inaspettata: il Municipio era avvolto da nastri lilla, simbolo di un’importante causa sociale, ma anche le vetrine dei negozi hanno accolto il viola in ogni sua sfumatura. Dal 10 al 16 marzo scorso, persino il panettiere aveva dato un tocco di colore alle sue creazioni, preparando pane viola. Un’onda lilla ha invaso la cittadina, forte segnale di un progetto che ha portato luce sul tema dei disturbi nutrizionali alimentari (Dna).
I disturbi nel mondo
Questi disturbi, diffusi soprattutto nei paesi occidentali, sono una seria emergenza di salute pubblica, tanto che l’Istituto Superiore di Sanità li definisce un’“ondata epidemiologica”. Negli Stati Uniti, anoressia e bulimia rientrano tra le principali cause di morte per malattia mentale, con una mortalità che può arrivare al 20% nei casi non trattati. Secondo l’American Psychiatric Association (Apa), solo pochi pazienti con anoressia guariscono completamente. Per la bulimia, invece, le terapie risultano più efficaci, con tassi di remissione tra il 50% e il 70%. L’anoressia colpisce tra lo 0,5% e il 3,7% delle donne, mentre la bulimia tra l’1,1% e il 4,2%. In Italia, i numeri sono simili, con percentuali tra lo 0,2%-0,8% per l’anoressia e l’1%-5% per la bulimia. Anche nei paesi asiatici i disturbi alimentari sono in crescita, soprattutto nelle città più occidentalizzate; dato che ci dovrebbe far riflettere sui valori e aspettative della nostra società.
Nel nostro territorio
I disturbi alimentari non sono un problema geograficamente distante da noi. L’esordio avviene tipicamente tra i 15 ei 18 anni, ma, come segnalato dall’Associazione Margherita Fenice di Belluno, che si occupa di queste tematiche, nella cronaca locale recente si registrano casi sempre più precoci, nella nostra provincia già dai 12 anni.
Recenti studi mostrano una riduzione della bulimia e un aumento dell’anoressia, sebbene questi dati possano dipendere sia da una maggiore capacità diagnostica sia dall’influenza dei social media che, assurdo accada, “premiano” in visibilità alcuni casi.
Parliamo dunque di “Fame di Vita”, un progetto nato tre anni fa dall’esperienza personale di Gloria Dalla Rosa, giovane assessora alle politiche sociali del Comune di Santa Giustina, che ha trasformato il suo vissuto in un’occasione di sensibilizzazione sui Dna. Ogni anno, nell’ambito della Giornata nazionale del fiocchetto lilla, l’iniziativa coinvolge professionisti e persone di ogni età, creando uno spazio di ascolto, informazione e consapevolezza attraverso testimonianze presentate al Centro culturale di Santa Giustina. Ma “Fame di Vita” non è stato solo un evento: è un impegno quotidiano, con uno sportello di supporto sempre attivo per chi ne ha bisogno.
«Quest’anno, il progetto si lega al Kintsugi», chiarisce Gloria Dalla Rosa. Si tratta di un’antica arte giapponese che prevede di riparare le crepe di oggetti spezzati con l’oro, simbolo di una rinascita possibile. «Chi soffre di un disturbo di nutrizione e alimentazione si sente rotto dentro, prova vergogna, spesso anche la sua famiglia la prova. Ma vogliamo dire a voce alta e forte che, con il giusto percorso, quei cocci possono essere rimessi insieme, e l’esperienza può diventare oro e rendere la propria vita ancora più preziosa».
Lo sportello di ascolto gratuito, che presto prenderà vita in un gruppo di supporto e mutuo aiuto, è gestito da volontari specializzati e desidera accogliere sia chi soffre, che chi crede di soffrire o ha dubbi e domande sui Dna o sul rapporto con il proprio corpo e con il cibo.
Per informazioni: 348 98 41 466 o famedivita24@gmail.com