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Fabio Gemo e i ricordi ad Arson

Pensieri e progetti dell’antropologo e regista

Fabio Gemo e i ricordi ad Arson

Pensieri e progetti dell’antropologo e regista

Incontro Fabio Gemo, antropologo, attore e regista durante il suo soggiorno estivo ad Arson, luogo che immancabilmente fa tornare con la memoria lui, ma anche noi compaesani, alle vacanze estive della sua infanzia negli anni 70. Originario di Monselice, Fabio si occupa di antropologia applicata al cinema e al teatro. È direttore del Centro Studi Etnodramma che nel 2025 compirà ben 30 anni. Esso accoglie la scuola di cinema Etnofilm, prima e unica in Italia dedicata al documentario etnografico, che sarà al’81esima mostra del cinema di Venezia per i 10 anni di attività. Laureato in antropologia all’Università di Padova, è diplomato alla Scuola regionale di teatro e di ipotesi cinema (diretta da Ermanno Olmi). Per il suo lavoro è stato spesso all’estero: dall’India al Messico, dall’Argentina alla Norvegia, passando per Polonia, Grecia, Spagna, Canada. L’esperienza più importante è in Messico dove collabora tuttora con l’Istituto Nacional de Antropologia y Historia.

Fabio Gemo e Fernando Arrabal
Fabio Gemo e i ricordi ad Arson

Ci parleresti del tuo legame con il territorio bellunese?
«Il mio legame con questo territorio, con Arson in particolare, parte da quando ero bimbo, e, quando ci torno, mi sento a casa. Mio zio, don Basilio Trivellato, è arrivato come parroco ad Arson nel 1965, quando sono nato, e, fin dai 4 anni – da giugno a settembre – ero fermo ad Arson: significa un terzo della mia infanzia trascorsa in questi luoghi, anni importantissimi per la formazione. Per me era un territorio meraviglioso, mi si apriva un momento di creatività straordinaria. Devo molto a mio zio per gli interessi che aveva. Sapevo che qui c’era il cinema, inoltre lui filmava molto con il Superotto, riprendendo feste popolari, matrimonio, battesimo, gite, lavori, e la vita delle famiglie della parrocchia; questo ha aiutato molto a far crescere in me l’interesse per le storie, i racconti, il vissuto delle persone.

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Fabio Gemo e i ricordi ad Arson

Poi il teatro: d’estate venivano organizzate delle festicciole, ed era un momento per mettere in scena, con mia sorella e la gente del posto, piccole rappresentazioni. In quegli anni la mia testa viaggiava tantissimo, avevo questa libertà straordinaria e un contesto pieno di stimoli. Questo nel tempo si è riversato nello studio e l’ho fatto diventare una professione. Da quell’infanzia di fatto non sono mai cambiato, infatti non ricordo quando ho cominciato a fare teatro, questo vale per il cinema e l’antropologia».

teatro_Etnodramma
Fabio Gemo e i ricordi ad Arson

In diverse occasioni ti ho sentito parlare del concetto di “altra montagna”, mi piacerebbe sentirtelo descrivere.
«Questi paesi, un po’ defilati, si stanno svuotando delle figure conosciute nella mia infanzia: c’è un vissuto diverso e qui si inserisce il concetto di “altra montagna” che non è quella delle vacanze, della sosta mordi e fuggi, ma il vissuto di questa “altra” montagna non conosciuta. Alcune mete sono molto, troppo, frequentate, mentre altre rischiano l’abbandono, lo spopolamento e di essere dimenticate. Mi piacerebbe riuscire a realizzare qui un progetto che ho in testa: una postazione per la memoria, legata alla scuola di cinema di Monselice, dove gli studenti in estate potrebbero fare una raccolta di materiale che poi rimarrebbe nel tempo. È necessario raccogliere delle testimonianze prima che si perdano, per quest’altra montagna che è propria di chi la vive, che ha molto da raccontare e far conoscere».

Monselice, 23.03.2012 Presentazione del libro di Roberto Valandro "Effemeridi bassopadovane" alla sala della Buonamorte del museo San Paolo. Nella foto: Fabio Gemo.
Fabio Gemo e i ricordi ad Arson

Ti chiedo un pensiero sullo zio, don Basilio, parroco ad Arson e Lasen, poi a Meano, da anni certosino prima a Farneta (Lucca), poi a Serra San Bruno (Vibo Valentia).
«Mio zio proprio in questo settembre compie 90 anni e adesso si è ritirato nella Certosa di Serra San Bruno. Non ha grossi problemi di salute, se non legati all’età, e purtroppo è distante per i parenti rimasti. Sarebbe bello poter recuperare il suo lavoro documentale su Arson e Lasen e inserirlo nel progetto cui accennavo, anche in chiave turistica, valorizzando quello che già appartiene a questo territorio».

scuola di cinema_Etnofilm
Fabio Gemo e i ricordi ad Arson
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