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Ex latteria di Farra

burro, fatiche e comunità

Ex latteria di Farra

burro, fatiche e comunità

Entrare nell’ex latteria di Farra di Mel vuol dire fare un tuffo nel passato. Oggi vediamo una struttura completamente rimessa a nuovo grazie alle mani sapienti degli artigiani della zona e all’amore di un paese ancora fortemente legato alla sua storia. Le calière di rame stanno lì pronte all’uso e il burcio sembra messo da parte con cura nell’attesa di essere riutilizzato. Anche gli stampi per il burro sembrano voler ritornare a fare il loro vecchio lavoro, nonostante raccontino una storia antica cent’anni. E visti i diversi strumenti, possiamo capire come la fascista “Cattedra Ambulante di Agricoltura per la Provincia di Belluno” avesse definito la latteria di Farra “ottimamente attrezzata”. Nel 1932, infatti, la latteria di Farra vantava 58 soci, 2200 quintali di latte lavorato all’anno e 120 vacche.

Una piccola scaffalatura conserva ancora i libretti dove veniva annotata la quantità di latte portata dai soci: da qui è passata la storia della latteria e di una comunità intera. Dal 1891, anno di fondazione, questo luogo è stato teatro di innumerevoli vicende: ha attraversato la depressione di fine ‘800, l’imperialismo coloniale, le due guerre, la spagnola ed ha ripreso respiro con il boom economico degli anni 50. Testimoni dei tempi passati non sono rimasti solo gli strumenti di lavorazione del latte, ma fortunatamente tutta una serie di documenti perfettamente conservati nel tempo: ricevute di pagamento, registri contabili e atti notarili.

Ed è qui che si inserisce un prezioso lavoro di ricostruzione storico-fotografica: “Latteria di Farra- Cenni storici, aneddoti, curiosità” degli autori Dario Tonet e Paolo Comel.

Ritrovare il documento, che attesta il passaggio alla luce elettrica nel 1922, ci fa pensare ai freddi inverni passati alla luce di candela, mentre le ricevute del ghiaccio ci riportano alle difficoltà della conservazione durante il periodo estivo. Anni tremendi, ricostruiti attraverso le sanzioni ad alcuni soci, colpevoli di adulterare il latte con croste di polenta per farlo pesare di più. Nonostante periodi non facili, la latteria è stata al centro di numerose azioni di solidarietà. Ne parlano ad esempio le donazioni della latteria alla casa del sole di Nave e la creazione delle società della seminatrice e della trebbiatrice, dove con sforzo comune si acquistavano attrezzature utili alla collettività. Durante la seconda guerra mondiale, poi, con una riunione del ‘42 la latteria aveva aperto una piccola finestra per la vendita del latte alle famiglie bisognose ed aveva iniziato ad accantonare del formaggio per i partigiani.

E come non ricordare le donne? Nel libro di Tonet e Comel si trova il volto della prima segretaria della latteria, della prima socia, di un’anziana che porta il latte con la sua bicicletta, storie di donne “resistenti” che potevano godere raramente di momenti di spensieratezza. Tra questi si racconta del singolare incontro di un gruppo di donne con la soprana Toti del Monte sui prati di Praderadego durante il periodo dell’alpeggio e dei momenti-pettegolezzo più recenti all’incrocio Perlana passaparola, come lo aveva rinominato il sarcastico Toni De Neta.

Nonostante l’anno 1973 abbia segnato la fine dell’attività casearia, la latteria rimane un simbolo: ora sede del Cral Farrese e del Museo del Latte, continua ad essere centro di socialità e punto di riferimento per la sua comunità.

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