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Eugenio Padovan: studioso e giornalista

il suo importante apporto alla cultura bellunese

Eugenio Padovan: studioso e giornalista

il suo importante apporto alla cultura bellunese

Lo scorso 25 novembre è scomparso, a 77 anni, l’archeologo giornalista Eugenio Padovan, di Villa di Villa, noto in provincia per la sua grande passione verso i beni culturali. Dopo una carriera come assistente della Soprintendenza archeologica veneta, era da qualche anno in pensione ma quotidianamente – con articoli giornalistici, editoriali in libri e varie pubblicazioni, interventi in rete, conferenze e incontri – esprimeva il suo pensiero: non aveva staccato la spina, come si suol dire. Una perdita veramente grave per la ricerca in provincia di Belluno tutta. Nato in Alpago, già negli anni 70 fondando con vari collaboratori il campeggio, oggi apprezzato centro turistico internazionale, dava impulso alla valorizzazione turistica della zona del lago di Santa Croce. Ma uno degli aspetti a lui più cari, non disgiunto dalle bellezze naturali, era la valorizzazione delle testimonianze storico-archeologiche. Vince con soddisfazione un concorso per collaborare con la Soprintendenza e si distingue immediatamente per la sua capacità di sintesi e comunicazione, peculiarità questa espressa in quotidiani e riviste seguite con interesse da un variegato pubblico di estimatori.

Fino a quel tempo, infatti, molte erano le relazioni su ritrovamenti e ricerche svolte nell’intera provincia riportate in riviste specialistiche e consultabili in maniera inorganica. Al seguito di una partecipazione alla conferenza stampa a Palazzo Grassi, dedicata alla mostra dei Celti, ci rendemmo conto che i tempi eran più che maturi per realizzare una monografia sintetica, un libro insomma (200 pagine) in cui tentare di render comprensibile l’unitarietà e importanza di un intero territorio di confine in cui i segni della storia sparsi veramente ovunque non eran di facile comprensione.

L’amicizia intellettuale che ci legava dal tempo in cui c’incontrammo per la prima volta nell’area di scavo del Duomo di Feltre ci ha consentito di frequentare mostre, conferenze, dibattiti a Trento, Udine, Padova, Bolzano, Aguntum in Austria e ovunque ci fossero comunicazioni d’interesse storico.

In provincia nel frattempo, a seguito di questo rinnovato interesse, erano state documentate negli anni 90 scoperte veramente d’importanza mondiale: la sepoltura di Mondeval, che ha portato alla nascita del Museo “Vittorino Cazzetta” a Selva di Cadore, i resti preistorici della Val Rosna -che con la fabbrica lirica del Monte Avena diventeranno il museo di Sovramonte -, l’ampia area di mosaici e strutture d’epoca romana al sotterraneo di Feltre, gli scavi a Mel, visibili al Palazzo delle Contesse, che hanno consentito d’identificare l’area abitata dai Veneti Antichi, noti per la necropoli.

Uno dei valori emersi era certamente quello della passione di volontari che, attivi nelle varie località, costituiscono il primo punto di riferimento per una continua ricerca; ecco che, con competenza e capacità organizzativa, Eugenio Padovan ha avuto modo di far nascere gruppi sul territorio che hanno dato risultati veramente invidiabili. In Agordino come in Cadore, ma soprattutto nella sua terra, l’Alpago, dove sta nascendo un importante museo a Pieve, a seguito di continue scoperte, ma in particolare per valorizzare la Situla di Pian de la Gnéla un contenitore funebre con figure sbalzate veramente unico per la raffinata cura e importante per il rapporto con analoghi reperti nella vasta area transalpina.

Uno dei suoi grandi meriti è stato proprio questo: il coinvolgimento di una vasta popolazione dal Feltrino al Comelico, all’interno delle più profonde vallate alpine, in una consapevolezza che l’intera provincia di Belluno non è seconda a nessuno e di questo insegnamento possiamo fieramente essere ben grati.

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