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“Emma” di Cesa

102 anni di storia vissuta

“Emma” di Cesa

102 anni di storia vissuta

Santina Zamboni, per tutti Emma, è nata l’1 novembre 1920. È molto semplice fare il calcolo dell’età, sorprendente è la cifra che ne risulta: 102 anni! Portati con orgoglio e leggerezza. Emma è testimone degli avvenimenti più significativi del nostro recente passato, fatti e aneddoti che ricorda con precisione e dovizia di particolari, tanto da correggere più volte la figlia che mal ricorda nomi e date. È nata a Bussolengo, in provincia di Verona; quinta di otto figli, ha trascorso un’infanzia ed una giovinezza serene, in ristrettezze economiche, come tutti a quel tempo, ma senza mai patire la fame. Il padre, che ricorda con il lungo tabarro nero mentre spinge il carro di frutta e verdura ai mercati della zona, è morto ad appena 50 anni, dopo essere tornato dalla guerra. Quando Emma aveva 19 anni, improvvisamente viene a mancare anche la madre ed il compito del capofamiglia passa al fratello Luigi.

Comincia a lavorare ad appena 12 anni, per ben dieci anni, in una filanda della zona. Ricorda che percepiva 55 lire al mese, fuorché d’estate quando la fabbrica chiudeva per il troppo caldo. Negli anni ‘40, in piena guerra mondiale, trova lavoro come donna delle pulizie in un palazzo del paese, confiscato da un comando tedesco. Di quel periodo è vivo il ricordo di un episodio tragico: una mattina il paese subisce il rastrellamento tedesco, molti uomini vengono sequestrati e fatti salire pigiatissimi su un camion, destinazione Germania. Una sorella accorre da Emma e la avverte che la stessa sorte è toccata al fratello e la prega di intervenire in qualche modo. Sconvolta ma determinata, decide di interpellare un ufficiale tedesco, soprannominato “manubrio” perché in possesso di una bicicletta dalle ruote piene e dal grande manubrio. Il militare, che conosceva un po’ di italiano, impietosito dalle lacrime della ragazza, si rivolge al suo superiore il quale suggerisce di accompagnarla al camion. Così avviene: con sicurezza indica il fratello, che fortunatamente è salito fra gli ultimi, e lo fa scendere salvandogli la vita.

Ma è nel 1945 che avviene un incontro che cambierà il corso della sua vita. Per la costruzione del canale BIFI, nato per creare un sistema di irrigazione per le colline dell’Alto Veronese, scende a Bussolengo una squadra di operai bellunesi, fra i quali si trova Ferdinando, detto Nando, un uomo bello ed elegante di 14 anni più vecchio di lei.
Nel ’46, anno in cui è nata la Repubblica Italiana, si sposano ed Emma si prepara a vivere il suo futuro lontano dal paese natale, in famiglia con i suoceri e con un marito spesso lontano per lavoro. Anche il viaggio da Bussolengo a Dussoi, come era chiamata Limana a quei tempi, è un’avventura.
Viene noleggiata per il viaggio una Fiat 500 con autista, tanica di benzina compresa. All’ora della partenza la brutta sorpresa: autista ubriaco e tanica venduta! Ferdinando, infuriato, è costretto a recuperare il carburante necessario per arrivare a destinazione. A Cesa l’aspetta la suocera Angelica, una donna mite gran lavoratrice. La polenta che prepara nel paiolo per la famiglia, però, è davvero immangiabile: dura come il sasso e senza sale, difficile da recuperare a quel tempo. Emma si ingegna e si offre di dare una mano in cucina, lava del sale destinato alle mucche e mantiene la polenta molto più tenera. La novità in famiglia viene molto apprezzata, l’unico problema è che da allora la pietanza viene consumata in un battibaleno e sembra non bastare mai.

La vita nel bellunese è comunque dura, il marito è costretto ad emigrare e anche Emma, quando la figlia ha appena un anno, trova lavoro come cuoca in un cantiere di Bronte, in Sicilia. L’esperienza dura appena sei mesi e il fatto che, al ritorno, la figlia chiami “mamma” la cognata, la fa desistere da ogni altra proposta di lavoro lontano da casa.

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