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Emad Eilia Hana – lotta per la libertà

la storia di un profugo, ora abitante di San Gregorio

Emad Eilia Hana – lotta per la libertà

la storia di un profugo, ora abitante di San Gregorio

Libertà! Chi non ce l’ha o china la testa, oppure la ricerca spasmodicamente anche a costo di rimetterci la vita. Emad Eilia Hana è tra questi ultimi. L’ha raggiunta al terzo tentativo. Altri invece giacciono ora nei fondali del mar Mediterraneo.

PRIMO TENTATIVO
Ha 23 anni, ma quando parte da Minya (Egitto) ne ha appena 18. Saluta i familiari e va verso la Grecia, via Azerbaigian. Da Baku – raggiunta in aereo – passa la Georgia, poi prosegue per la Turchia. Per pagare il passaggio in Grecia, riceve i fondi dalla famiglia via transfer. «Domani c’è il pullman da Istanbul a Edirne, al confine con la Grecia». La polizia greca li avvista e li cattura. Vengono picchiati duramente, portati in carcere. In una stanza 4×4 sono stipati come bestie, bisogna fare a turno per dormire e per i bisogni. I poliziotti li picchiano e li derubano di documenti, soldi, cellulari e perfino delle scarpe. Qualche notte dopo vengono caricati su dei carri per bestiame e rispediti in Turchia.

SECONDO TENTATIVO
In Turchia vengono incarcerati. Rilasciati, Emad è senza soldi e senza cellulare per chiamare a casa. Grazie a un lavoro in nero compra un cellulare di contrabbando, contatta la famiglia e comunica che avrebbe ritentato. Ad Istanbul, lavora 12 ore in una fabbrica, accumula un po’ di soldi. Progetta l’attraversata a piedi verso la Grecia con un marocchino e un algerino – esperti camminatori muniti di Gps – conosciuti su Facebook. Acquista lo zaino, le borracce, i viveri e quanto serve. Via, 15 giorni a piedi.
Riescono a scappare a una pattuglia greca che li insegue con i cani. Ma nella fuga perdono i sacchi a pelo! È inverno, piove, di notte sei all’addiaccio, fa un freddo cane. «Quando sei bagnato e congelato, non dormi». Non bevono da due giorni, se scendono nei villaggi, le persone chiamano la polizia per pigliare la ricompensa. A un certo punto Anas, sfinito, cade e si fa male ad un ginocchio. Emad si offre di portarlo a spalle, lui rifiuta.

Emad non desiste. Lo carica e lo trascina per un giorno. Poi non ce la fa più e il destino li separa. Continuano in due, finché incrociano un gruppo di 15 profughi marocchini in fuga come loro. Gli danno un po’ da mangiare e riposano. Di notte Emad si sveglia di soprassalto e vede che l’amico sta andando via con gli altri. Ma è sfinito e non riesce a seguirli. Al risveglio non sa dove è, ha i piedi pieni di piaghe, bagnati e tagliati, fatica a camminare. Da lontano vede una città: Komotini. Vuole salire su un treno a tutti i costi. Nello zaino ha ancora un cambio pulito. Si veste per bene, cambia anche le scarpe. Non gliene frega niente, intende camminare sulla strada tranquillo.

Trova un negozietto, compera un po’ di cioccolata e una bottiglia d’acqua. Prosegue seguendo i cartelli stradali, su vie secondarie. Si ferma una macchina, a bordo ci sono un uomo e una donna: «Salonica?». Finalmente va a Salonicco con una macchina. Si addormenta. Poi sente che la macchina sobbalza, vede che si tratta di un luogo sperduto. Lo costringono a scendere, vogliono passaporto, cellulare e i pochi soldi che ha. Tenta di scappare ma è sfinito, l’uomo lo colpisce con un bastone sulla testa. Perde sangue, in un attimo la camicia bianca è tutta rossa, si sente svenire ma da terra prende un sasso e glielo tira in pieno volto. Si nasconde in un anfratto. L’uomo lo cerca, ma Emad fa ritorno verso la macchina e con un bastone gli fracassa il cristallo davanti, scappando a gambe levate. A un ragazzo dice: «Help-me, help-me! Ambulance, no police». L’ambulanza arriva, ma con una pattuglia. Gli mettono le manette ai piedi e alle mani, lo portano all’ospedale. I medici vedono dal tatuaggio che è cristiano, gli fanno capire che lo lasciano entrare in Grecia. Dopo due giorni, accade un fatto imprevedibile: la Turchia apre i confini e migliaia di profughi vengono rispediti su dei camion.

TERZO TENTATIVO
Emad ritorna a Istanbul. Ritrova un lavoro in nero e recupera ancora un cellulare. Chiama la famiglia e chiede che lo aiutino ancora, vuole ritentare: non più per la Grecia, questa volta via mare per l’Italia. Il viaggio costa 8 mila euro, dopo un mese arriva il transfer con il denaro. Mentre tenta di raggiungere lo scafo, la polizia turca cattura lui e gli altri. La condizione è un anno di carcere o rimpatrio gratuito in Egitto. Emad risponde che in Egitto non torna. Si affida a Dio, leggendo il Vangelo che era riuscito a conservare. Si comporta bene, dopo due mesi lo rilasciano. Ricontatta il curdo che gestisce il viaggio, c’è un barcone l’indomani che lo porterà, assieme a tante famiglie, verso un comune destino.
Camminano nel bosco, molti faticano ad avanzare, Emad si carica un bambino iraniano, bisogna fare prima dell’alba. Giungono all’approdo. Sulla barca guidata da due russi sono uno sopra l’altro, si fa il segno di croce e si affida a Dio. La terza notte il motore si ferma. Emad capisce che il motore si è ingolfato per mancanza di benzina, aiuta a sfiatare il carburatore. I timonieri lo adottano, mangia gratis, controlla il motore. Il quarto giorno le onde sono altissime, il russo è sfinito e molla il timone, l’altro chiede a Emad di legare le persone. Emad cerca di tranquillizzare come può la gente. Una bambina afgana parla inglese, lanciano l’Sos. La Guardia Costiera Italiana li sente, ma sono troppo lontani; quindi, allerta una nave da crociera più vicina. Li salvano tutti. Arrivati a Reggio Calabria, la Croce Rossa li tratta benissimo e Emad viene mandato in Alpago.

LIBERTÀ CONQUISTATA
Nella Conca, rimane quattro mesi e frequenta una scuola di italiano. Ha il passaporto italiano con permesso di soggiorno indeterminato, ma il sogno di Emad è la cittadinanza. Dopo un po’, grazie all’interessamento di una ONG di Padova, viene affidato a una famiglia di Santa Giustina che lo ospita per un anno. In questo periodo, vivendo con Clara e Giacomo, impara la cultura italiana e viene inserito nel mondo del lavoro. Trova un impiego in Cartiera e adesso ha un contratto a tempo indeterminato. Con questa garanzia, può prendersi una casa da solo a San Gregorio. Ha raggiunto il traguardo: avere la libertà, l’indipendenza economica, degli amici veri, una casa, tranquillizzare i familiari. «L’Italia, come una mamma, mi ha ospitato a braccia aperte. Anche tra i profughi c‘è gente a posto. L’unica cosa che mi manca è riuscire a prendere la patente dell’auto, i vostri quiz sono davvero difficili per me; intanto mi sono preso una bicicletta elettrica per andare al lavoro, ma prima dell’inverno devo prendere la patente, altrimenti mi congelo di nuovo!».

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31/07/2024

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