Come ve la immaginate un’arpista? Una bella ragazza bionda che delicatamente accarezza e pizzica con gesti armoniosi uno strumento di indiscutibile fascino. In effetti, vedendo Eleonora Burigo, 21 anni, di Belluno, direi che l’immagine è esattamente questa.
Eleonora, hai cominciato con l’arpa perché ti vedevi bene con questo strumento?
«Sono cresciuta tra la musica e gli strumenti. Ho iniziato con il violino e cantato per anni in un coro. Mia mamma quando avevo otto anni mi portò a vedere un concerto di arpa e flauto in cui suonava, sperando che mi appassionassi al suo strumento. Io rimasi invece folgorata dall’arpa, e arpa fu».
Non deve essere uno strumento facile da gestire.
«No, sicuramente. Intanto è alta un metro e ottanta e pesa 47 chili, praticamente come una persona. Quando abbiamo comprato la macchina, siamo andati con la custodia dell’arpa per essere sicuri che ci stesse! Io però me la porto in giro con tranquillità con il mio carrellino: mi è capitato anche che mi chiedessero se stavo traslocando! Pensa che in Italia, però, non posso ad esempio portarla né in treno né in autobus, spesso nemmeno pagando un biglietto aggiuntivo: all’estero invece non ci sono problemi.
Qui viene considerata uno strumento un po’ di nicchia: al conservatorio di Verona dove ho studiato ce ne sono solo quattro a disposizione. In quello di Oslo dove sono per sei mesi di Erasmus ne hanno 16!».
In effetti, se pensi a uno strumento da concerto, ti viene in mente più un violino o un pianoforte. C’è un repertorio importante anche per arpa?
«Certo che c’è, ed è anche molto vario: con l’arpa posso suonare di tutto, dalla musica antica, all’impressionismo classico, al jazz, fino alla musica leggera. Il suono, così melodioso, si accompagna benissimo ai violini, con i quali suono spesso, e alle voci così come ad altri strumenti come flauto, ecc. Come autori mi piacciono molto Claude Debussy e Henriette Renié, un’autrice con una dimensione interiore importante, con la quale sento molta affinità. Poi ci sono pezzi per arpa molto conosciuti: la “Toccata” di Paradisi è la musica del vecchio intervallo in bianco e nero della Tv anni 70, e tutti la ricordano quando la suono!».
Quindi la passione ti è venuta ad un concerto da bambina. Poi come si sono svolti i tuoi studi?
«Ho iniziato alla scuola “Miari” di Belluno e proseguito al Conservatorio di Castelfranco con la prof. Alessandra Penitenti, ottima insegnante che mi ha portato poi a diplomarmi con lei al Conservatorio “Dall’Abaco” di Verona. Ho avuto la fortuna di fare un masterclass con vari arpisti internazionali come Anneleen Lenaerts, Gabriella Dall’Olio, Isabelle Perin, Gwyneth Wentink, Joel von Lener. Ho partecipato con ottimi risultati a diversi concorsi internazionali come quello di Salisburgo al Mozarteum: un’emozione indescrivibile! Ma anche al “V International Competition of Slovene Harp Association- Velenje”, “Golden Classical Music Awards” di Tokyo e suonato presso la Carnegie Hall per il concerto di premiazione del concorso di New York».
Immagino non ci sia molta concorrenza.
«Invece no, l’arpa non è uno strumento diffuso come il pianoforte, ma è comunque presente in ogni orchestra. È uno strumento che desta anche una certa curiosità. Pensa che, quando abitavo a Verona, suonavo con la finestra aperta e mi capitava di sentire applausi dalla gente per strada ferma ad ascoltare».
Da profana, ma come fai a sapere esattamente qual è il centimetro di corda da pizzicare per tirare fuori proprio quella nota?
«L’arpa funziona perché è costruita in un certo modo, con le corde e i pedali e va suonata con una certa tecnica. Anni di studio permettono di conoscere il tuo strumento e di sentirti in armonia con lui».
«A casa mia mi hanno sempre sostenuto e incoraggiato, nelle mie scelte e nel mio percorso. Suonare mi rende felice, le difficoltà ci sono ma anche le possibilità: cercherò di impegnarmi al massimo perché diventi il lavoro della mia vita. Io e la mia arpa, insieme, siamo in cammino.»