800 038 499

Numero Verde gratuito

Email

info@ilveses.com

Elda Luca Colferai

Da Muiach a Milano, l’innovazione con le ACLI

Elda Luca Colferai

Da Muiach a Milano, l’innovazione con le ACLI

Sono nata a Muiach nel 1939, poco dopo arrivò la guerra. Con me venne alla luce la gemella Evelina. Avevamo già una sorella di sette anni, Delfina, nel ‘45 arrivò anche Antonietta. Non si può dire che a mio papà Giovanni Luca in casa mancassero le donne.

Lui era nato nel 1910, così pure la sua sposa Maria De Gol. Del babbo da piccola ho pochi ricordi. Era un minatore, rincasava una volta all’anno, fatto frequente per gli uomini di San Gregorio. Sono cresciuta con la mamma, le sorelle e la nonna. Feci prima e seconda elementare a Muiach, terza, quarta e quinta a San Gregorio. Avevo da poco terminato la quinta quando mio padre rimase senza lavoro. Era il 1950: fu subito ricoverato in Sanatorio. Sopravvisse alla silicosi per altri tre anni. Mamma Maria, rimasta vedova di Pietro Mares a 24 anni con una figlia, perse il secondo marito a soli 43.

Due immagini riaffiorano alla mia memoria. Una è della mamma che seppellisce in giardino il cucchiaio e la scodella con cui aveva mangiato il papà; l’altra è del carro trainato dai buoi che porta a San Gregorio la sua bara. Eravamo povere e io dovevo partire. Mia sorella maggiore era già a servizio a Padova, dai Werlich (il figlio sarebbe stato medico a Santa Giustina). Io sarei andata a servire a Milano, Evelina a Pistoia. Avevo solo 13 anni, ma la cosa era normale. Mia sorella Antonietta finì a Fonzaso dalle Canossiane e venne a servizio a Milano più tardi. A trovarmi il posto fu mia cugina Pierina, che lavorava da una famiglia a Piazzale Gorini, vicino alla Città degli Studi.

Quel viaggio me lo ricordo bene. Prima il treno coi sedili di legno, poi il tram, dove la musica era la stessa, e infine l’ascensore. Troppo in una sola volta! Infatti non volli salire. Quando arrivammo sull’uscio, ballavo ancora per gli scossoni del treno.

TEMPI DIFFICILI
Mi abituai presto alla città. Nella famiglia in cui ero a servizio venni impegnata come tuttofare. Sveglia alle 7 del mattino e riposo alle 22. La pausa pranzo non era contemplata e nemmeno il giorno libero. La servitù pranzava dopo i signori e non aveva diritto allo stesso cibo. Non potevamo avvicinarci alla fruttiera che troneggiava sul tavolo: la signora contava la frutta! La disciplina era ferrea. Mi sovvengono alcune ore felici. Erano quelle della domenica pomeriggio in cui ero libera. Andavo all’Oratorio dove incontravo altre ragazze, domestiche come me. Due discorsi e due risate e un corso di taglio e cucito. Stringevo amicizie, respiravo aria di libertà. L’aria di casa la godevo solo otto giorni all’anno: erano tutte le mie ferie. Ma mi bastava così.

Ogni tanto la signora si rifaceva il guardaroba ed io ne approfittavo per riempire una valigia di vestiti che mandavo a casa. Il corriere del tempo era la Autostrasporti Cassol, con filiale a Milano. Impiegato presso la sede di Formegan c’era il giovane Florindo Colferai di San Gregorio. Si può dire che fosse mio fratello di latte. Io ed Evelina fummo allevate col latte che ogni giorno lui ci portava in casa con un bricco. Pure suo padre era minatore.
Florindo in quegli anni era rimasto a Muiach, avendo trovato lavoro a Santa Giustina. Caso volle che leggesse mittente e destinatario di quella valigia e, senza pensarci due volte, scrivesse al mittente. Fui sorpresa dalla lettera, ma risposi. Ci incontrammo al mio rientro a Muiach e ci sposammo a S. Gregorio nel 1963.
Decidemmo di trasferirci a Milano: lì la vita offriva molte opportunità ad una coppia giovane. Lui trovò lavoro come muratore, io in una fabbrica a Gorgonzola.

LA SCOPERTA DELLE ACLI MILANESI
Nel ‘64 nacque Alessandro. Non avendo persone a cui affidarlo, rimasi con lui fino ai tre anni. Poi venni contattata dai Bellini. L’avvocato abitava in centro, ed era assessore comunale. Presi servizio da loro, dalle 9 alle 15, accudendo i loro sei figli.

Avevo stretto molte amicizie tra le collaboratrici domestiche, per questo non mi meravigliai quando mi chiamò Elena. Terminato il suo servizio come colf, non riusciva ad ottenere la liquidazione. Mi appassionai al suo caso e insieme ci recammo al Patronato Acli di Milano, in Via della Signora 3, vicino al Duomo. L’operatrice allo sportello fu gentile. Aprì una pratica a suo nome e ben presto Elena vide riconosciuti i suoi diritti. La cosa mi affascinò e chiesi notizie sul Patronato. Mi invitarono ai loro corsi di formazione. Ci andai. Ne uscii 25 anni più tardi. Era iniziata la mia avventura con le Acli!

Mi misero allo sportello un sabato pomeriggio. Ciò che feci in seguito da loro fu possibile grazie alla collaborazione dei miei familiari. I figli erano cresciuti e a mio marito non dispiaceva passare il sabato a casa. Lo avrebbe fatto comunque, restava a dipingere! Arrivavano tante richieste allo sportello. Le più frequenti riguardavano le colf e i loro diritti. Conoscevo il problema e chiesi alla presidenza di poter creare un servizio apposito. Nacque così il servizio Acli Colf, che fui chiamata a dirigere. Organizzai dei corsi di formazione per creare uno staff. Trovai porte aperte presso la Dirigenza e ben presto il servizio diventò un modello per le Acli nazionali.

Le famiglie e la società italiana stavano cambiando e così il lavoro delle colf. Fummo chiamate ad occuparci sempre più di anziani in difficoltà, problema che mi toccava da vicino. Infatti a Muiach mia madre era invecchiata e l’avevo portata a stare con me a Milano. Intanto era nato Marco, il mio secondo figlio. In quegli anni pensammo a fondare una Cooperativa Acli che si occupasse delle famiglie. Nacque la CAF, che non era il servizio di assistenza fiscale che oggi conosciamo, ma una Cooperativa di Assistenza Familiare. Aderirono 15 donne e partimmo.

Per fare i corsi di formazione presi i manichini della Standa e come docenti i professori del vicino Policlinico. Mi impegnai h24, e quando la campanella suonò eravamo pronte. Il Comune di Milano non riusciva a far fronte a tutte le richieste coi suoi operatori ed emise un bando di gara per l’appalto del servizio. Noi “ragazze della Cooperativa” lo vincemmo e ci aggiudicammo il servizio per dieci anni. Il rinnovo del contratto era biennale. L’undicesimo anno perdemmo l’appalto per cinque lire all’ora: la “Orizzonti” aveva fatto meglio di noi! La Coop Acli doveva chiudere. Non ci scoraggiammo. Le collaboratrici vennero a lavorare a stipendio ridotto e i dirigenti rinunciarono ai compensi per pagare le dipendenti. Non furono due anni persi. Lavorammo alla creazione di un manuale che divenne il vademecum delle operatrici. L’anno dopo vincemmo nuovamente l’appalto. La cooperativa riprese vigore. Nel 2000 la mia avventura milanese si concluse.

VOLONTARIATO COME MISSIONE
Rientrai definitivamente nella casa di Muiach col mio Florindo. Ero ferma da una settimana e mi sentivo persa. I miei figli e i nipoti erano rimasti a Milano e mio marito si dedicava alla casa, alla pittura, all’intarsio. Un suono di campanello ruppe il silenzio. Era Loris Apollonia, presidente del Patronato Acli di Belluno, che veniva a chiedermi di collaborare. Ed eccomi ripartire con l’apertura di uno sportello Colf a Belluno. Sono tutta presa da quel nuovo incarico e da uno stuolo di badanti, quando Angelo Paganin e Adelio De Gol (attuale Presidente) vengono a propormi di istituire un gruppo di volontariato a San Gregorio, che si chiamerà “Il Focolare”. Iniziamo nel 2004, diventiamo operativi nel 2005. Sono passati vent’anni e siamo ancora qui, ciascuno con le proprie forze, ad occuparci del sociale. “Ognuno è recuperabile” è il nostro motto. Ci adoperiamo perché nella nostra comunità nessuno resti indietro. Noi non facciamo rumore. Cerchiamo di alleviare le sofferenze altrui, affrontando la vita con un sorriso.

Galleria Immagini

Acegli l’area tematica che più ti interessa oppure clicca sulla casa per ritornare alla Pagina Principale del sito.