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Due nuovi affreschi a Giaon

Zaetta e Sogne colorano la frazione

Due nuovi affreschi a Giaon

Zaetta e Sogne colorano la frazione

L’antica arte dell’affresco è una tecnica pittorica che suscita grandi emozioni in chi la pratica e in chi la ammira e le ragioni sono molteplici. «L’affresco non è solo tecnica, dietro ci sono idee, pensieri. La parete sulla quale lavoro è qualcosa di organico, di vivo. Devo tener conto del tempo, del ciclo della giornata e delle stagioni ed entro, così, a far parte della natura.» Lo afferma Costanza Zaetta, giovane affreschista per passione.

Questo sistema pittorico che ha resistito più a lungo nei tempi, è frutto di una tradizione secolare ed è un grande patrimonio dell’arte italiana. È la tecnica più impegnativa fra tutte le tecniche artistiche perché richiede grande competenza, legata all’esperienza, alla conoscenza dei materiali e dei colori. Per arrivare a un buon risultato finale non basta la sensibilità e l’abilità nel disegno dell’affreschista, la pittura vera e propria è solo una fase che, unita alle altre fasi, contribuisce a rendere l’opera eterna.

Ciò che rende eterno l’affresco è la pittura sull’intonaco fresco, ancora umido, e questo richiede rapidità e sicurezza senza ripensamenti. Il pennello vola sulla superficie e man mano che l’intonaco si asciuga varia la capacità di prendere il colore, di amalgamarsi bene.

A Giaon, piccolo paese in comune di Limana, il fascino degli affreschi ha impreziosito i muri delle case e, alle opere di Dunio Piccolin, Vico Calabrò, Marta Farina e Laura Ballis, quest’anno se ne aggiungono altre due. Il progetto è partito nel 2006 grazie all’intuizione di Roberto Bristot e di Edi Fontana dell’amministrazione comunale dell’epoca. I 6 quadri che abbelliscono le case di Giaon sono stati eseguiti tutti da artisti della scuola del Maestro Vico Calabrò, conosciuto in tutto il mondo per le sue opere pittoriche.

Il primo affresco, posto sulla casa di Anna e Bepi, è un Ex voto per Grazia Ricevuta ispirato alle opere di Dino Buzzati che rappresenta una storia realmente accaduta. Racconta la disperazione di una mamma, Maria Sommacal, detta Maria Botega, che non esita ad inforcare la moto del marito per correre in farmacia a Belluno a reperire la penicillina, unico rimedio per salvare la figlioletta ammalata gravemente. Il viaggio è costellato di imprevisti pericolosi, ma l’assistenza di Santa Rita, Santa dei casi impossibili, aiuta la madre a tornare a casa con la preziosa medicina.

Nell’affresco vediamo in basso la motociclista mentre sta raggiungendo, sotto la neve, la città di Belluno rappresentata dal duomo e dal suo campanile. A sinistra si scorge la chiesa di Madonna Parè e più in basso il sasso con le tre croci a rappresentare il punto di partenza di questa straordinaria storia. L’artista è la giovane Costanza Zaetta, 24 anni, di Pedavena che ha appreso le tecniche murali grazie al corso di affresco tenuto da Vico Calabrò e al corso di graffito tenuto da Laura Bellis e Giovanni Sogne al Santuario di San Vittore e Corona di Feltre.

Il secondo affresco è, in realtà, una meridiana opera di Giovanni Sogne, nato a Monza, ma trasferitosi nel bellunese per amore e per il desiderio di rivedere le stelle. Si definisce un artigiano-pittore che, grazie all’interesse per l’astrologia, mette insieme la decorazione murale e l’astronomia per realizzare splendide meridiane in tutta Europa.

Gli “orologi solari”, secondo Giovanni, sono il punto d’incontro tra l’arte, la storia, la religione e le tradizioni e regalano l’emozione nel vedere il trascorrere del tempo. La meridiana di Giaon è il risultato di uno studio attento che dà modo di leggere l’ora vera locale, cioè quella indicata dal sole quando, nel suo moto apparente, transita dal paese.

È altresì frutto di inventiva e creatività a partire dalla frase riportata in alto “L’è l’ora de far del ben”. Anche Giovanni si è lasciato ispirare dal tema degli Ex voto e sulla parete ha rappresentato un altro miracolo della Santa, questa volta di pura immaginazione: gli abitanti di Giaon scampano al pericolo di una terribile grandinata che avrebbe potuto rovinare il lavoro dei campi di tutto l’anno. Santa Rita accorre allargando le braccia e la veste sopra l’abitato e i campi del paese, mentre uno sciame di api, che da allora non abbandonano più questi luoghi, volteggia intorno a lei.

I due affreschi e una mappa del sentiero buzzatiano posta all’inizio del paese sono stati inaugurati sabato 16 settembre con la sapiente guida della giornalista ed esperta di Buzzati Isabella Pilo, alla presenza delle istituzioni e di un pubblico curioso e partecipe.

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