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Dopo una perdita ritrovare la vita

il grande cuore dei coniugi Hotellier

Dopo una perdita ritrovare la vita

il grande cuore dei coniugi Hotellier

La storia che sto per raccontare è innanzitutto una storia di amore, ma anche di perdita e di dolore, di rinascita, di gioia e ancora di amore… amore tra moglie e marito, amore per un figlio, per il prossimo, per la comunità nella quale si è scelto di vivere. Ecco, questo è il fil rouge che lega gli eventi della storia di Vito e Donatella Hotellier ed è la luce che risplende attorno a loro, che mi ha condotto a chiedere di poterla raccontare. Incontro i signori Hotellier nella loro casa a Cesana, dove hanno deciso di trasferirsi definitivamente quattro anni fa. Questa la loro storia.

Vito e Donatella vivono a Genova, vengono ogni anno a Lentiai, paese di origine di Donatella, assieme al loro unico figlio, Stefano. Stefano cresce sereno, solare, pieno di amici e di interessi, con un sorriso meraviglioso, al quale nessuno può resistere.

Si laurea in giurisprudenza all’Università di Genova, con una tesi che redige a Londra, quasi con il massimo dei voti; per conseguirli sarebbe bastato poco, ma a lui va bene ugualmente così: lui alla perfezione preferisce la gioia di arrivare ai propri traguardi senza perdersi il gusto del divertimento e della vita.
A trent’anni ha raggiunto gli obiettivi che si era prefissato: la laurea, un impiego in un prestigioso studio di difesa legale a Genova, una ragazza con la quale ha deciso di fare progetti seri per il futuro, amici con i quali divertirsi e condividere… Stefano è felice, “sereno come il cielo d’Arabia”, mi dice il suo papà.

Ma il futuro non arriverà mai. La vita si interrompe senza alcun preannuncio: il suo cuore si ferma, improvvisamente il 17 novembre del 2001. Senza segni premonitori, senza scampo. I genitori decidono di accompagnare per l’ultima volta Stefano a Lentiai, per deporlo in terra davanti alle montagne conosciute ed amate.

E con la sua vita anche quella di Vito e Donatella si arresta. Nulla ha più seguito, nulla ha più senso, quando ti viene tolto ciò che hai di più prezioso. Ma Donatella reagisce con forza, con fede e con coraggio di madre, ringrazia di aver avuto questo figlio bello e felice, non avrebbe sopportato che la vita se lo prendesse per i capelli e lo tormentasse con sofferenze senza speranza.

Vito è padre e non riesce ad accettare l’inaccettabile come sa fare Donatella, reclama alla vita quel figlio, tenta di reagire con nuovi progetti di lavoro, ma non decollano, sfumano. Neppure la casa a Camogli offre ristoro a tanto dolore, vuota della giovinezza che avrebbe dovuto ospitare, fa sentire come ingiusta la possibilità di godere della vita per chi è rimasto. Gli Hotellier decidono di venderla, tanto non riescono più ad andarci.

Nel 2004 fanno visita a Maria Piccolotto, la piccola donna missionaria di Lentiai, in Bolivia. Lì Maria si fatta amare da tutti, soprattutto dagli ultimi. Sarà lei a presentare a Vito e Donatella il vescovo di Cochabamba, Tito Solari, originario di Udine. Il vescovo Solari è salesiano ed ha un grande sogno che vorrebbe trasformare in progetto: costruire una scuola per strappare alla povertà e al degrado i bambini della periferia.

Vito e Donatella si innamorano di quel sogno e decidono di sposarlo in pieno, donando tutto il necessario per farlo diventare realtà. E così è successo: la scuola nasce e si ingrandisce; ora accoglie un migliaio di bambini e ragazzi, dall’asilo alla fine delle superiori. E per chi non vuole studiare per andare all’Università ci sono i corsi professionalizzanti di sarto, pasticcere o parrucchiere.
La scuola è motore sociale; attorno ad essa negli anni si sviluppa e cresce la periferia e il centro si amplia. Ora vivono nei dintorni 9000 abitanti, ricchi della possibilità di veder crescere i loro figli nella conoscenza e nella fiducia di un nuovo futuro. Ho visto le foto dei bimbi e di Vito e Donatella in mezzo a loro e sono ritratti di gioia, di fiducia e di speranza nuova. La forza di Vito e Donatella la conosciamo anche qui a Lentiai. Dopo la morte di Stefano, tutti gli amici volevano dedicare un dono alla sua memoria e il pensiero è stato a Cesana, alla piccola chiesa dimenticata di San Bernardo, che con il tempo diventa il fulcro della sua inaspettata scoperta e rinascita.

Grazie al dono degli amici di Stefano, si comincia a ripulire e a ridipingere la chiesa, con l’aiuto di generose persone del paese. Mano a mano che i lavori procedevano, il progetto è diventato il sogno di rinascita coltivato insieme riunendo le due piccole realtà separate dalla provinciale, Cesana di sopra e Cesana di sotto che, animate da vecchi campanilismi, coltivavano da anni separatamente relazioni e lo spazio reciproco attorno alla strada che le attraversa.
Nasce così l’associazione degli Amici di Cesana, che sotto l’infaticabile, generosa e competente guida di Mariagrazia Fontana, negli anni ha raggiunto obiettivi inizialmente mai immaginati: la messa in sicurezza della chiesa, il recupero degli affreschi e della parete absidale rivolta ad est, con i segni del nucleo più antico, risalente al XI secolo. Il recupero dell’area continua, con gli scavi archeologici previsti nell’area prospicente la chiesa verso il corso del Piave, dove sono stati rinvenuti reperti che testimoniano l’esistenza di un antico sito di epoca tardo romana.
Nella chiesa due splendidi angeli azzurri, opera dello scultore Lanfranco Vergerio donata da Vito e Donatella, rivolti in alto ma con le ali pronte ad abbracciare, proteggono e guidano tutti noi ancora qui così terreni verso la luce. È l’angelo di Stefano e di tutti i giovani prematuramente saliti al cielo.

La nostra chiacchierata si conclude con le parole di Vito: «Qui ho incontrato persone semplici e straordinarie, di grande generosità e onestà, per loro darei la vita e so che qualcuno di loro farebbe altrettanto per me».

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Aut. del Trib. di Belluno n. 17 del 24.11.2000. Direttore Responsabile: Federico Brancaleone. Sede Legale: via Pulliere 19 Santa Giustina – Redazione: via Gron, 43 – 32037 Sospirolo (BL) – ITALY. 

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