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don Virgilio Pante

vescovo africano-lamonese in visita a Villabruna

don Virgilio Pante

vescovo africano-lamonese in visita a Villabruna

Abituati ad un certo doveroso rispetto verso le autorità religiose, rivolgendosi ad esempio al vescovo con “Sua eminenza”, incontrare don Virgilio Pante è disarmante, date la sua semplicità e schiettezza e l’immediata confidenza nel raccontare i suoi 50 anni da missionario in Kenya, dove è stato nel 2001 nominato vescovo. Domenica 23 maggio, solennità di Pentecoste, padre Virgilio Pante, che guida la diocesi di Maralal in Kenya (grande come il Veneto con soli 350.000 abitanti di tante etnie e religioni, di cui solo 100.000 i cattolici) ha celebrato una santa messa nella parrocchiale di Villabruna anche per i fedeli di Arson e Lasen, insieme al fratello parroco don Lucio.

A inizio celebrazione Cesare Lasen, a nome della comunità interparrocchiale, ha letto un indirizzo di saluto e benvenuto al vescovo Pante sottolineando il suo impegno pastorale in Africa. A fine celebrazione la consegna di una pergamena per il 50° di sacerdozio a ricordo dell’evento e una busta con le offerte raccolte per la sua gente in Kenya, che vive in estrema povertà col dramma della siccità e dell’invasione periodica di locuste che distruggono ogni cosa. Per l’occasione, don Lucio ha fatto una sorpresa al fratello con una serie di pannelli fotografici che illustrano proprio la vita missionaria del presule e del fratello Flavio.

Padre Virgilio, nato a Lamon il 6 marzo 1946, venne ordinato sacerdote il 26 dicembre 1970 dall’allora vescovo Gioacchino Muccin nella sua Lamon e fu nominato vescovo il 5 giugno del 2001. È arrivato in Italia il 1° maggio e vi resterà sino a fine giugno, anche per curare alcuni acciacchi arrivati con l’età.
Mi ha raccontato alcuni episodi della sua attività missionaria e sarà forse la lontananza, ma il suo dialetto lamonese particolarmente accattivante non ha risentito della “italianizzazione” e della “feltrinizzazione”.
Ad esempio, in occasione della visita che ogni cinque anni i vescovi fanno al Papa portando un ricordo della loro terra, don Virgilio ha regalato al pontefice una tiara in pelle, dicendogli: “Questo è il simbolo della nostra terra africana, è di pecora”, ma papa Bergoglio, annusandola, ribatté: “Questa è capra!”. In un altro episodio ha ricordato di quando, con la sua moto in nove giorni ha attraversato l’Uganda e, dopo 2.000 km, ha fatto visita al fratello, padre Flavio, missionario in Zaire e bravo infermiere per la popolazione di Pigmei. La fedele moto ancora adesso è il mezzo di trasporto che gli consente di raggiungere le parrocchie della diocesi; la sua chiesa è stata inoltre incendiata da vandali (nel rogo si salvò il Crocifisso seppur annerito) ma don Virgilio l’ha ricostruita più bella di prima.

Ora al compimento dei 75 anni ha dovuto dimettersi e il papa ha accettato, pregandolo però di restare ancora in Africa. Ed è qui che don Virgilio intende comunque continuare a vivere sino alla fine , aiutando le tribù di pastori nomadi. Da evidenziare la enorme vocazione della famiglia Pante, ramo “Pupil”: su sette fratelli si annoverano, oltre ai già citati Virgilio, Flavio e Lucio, la sorella maggiore suor Maria Cecilia, carmelitana. Durante la messa a Villabruna, hanno ricevuto il sacramento della Cresima le gemelle Ilenia e Arianna Chiovaro e Benedetta Rech; bravi come sempre il coro parrocchiale e gli alpini che hanno montato dei gazebo all’esterno.

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