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Don Matteo

4 parrocchie e 6 frazioni da “gestire”

Don Matteo

4 parrocchie e 6 frazioni da “gestire”
Don Matteo Chiesa di Villabruna

Don Matteo Colle, 50 anni, di Lentiai, ordinato sacerdote nel maggio del 2006, da ottobre 2022 è il parroco delle comunità di Arson/Lasen; Villabruna; Pren/Lamen; Vignui. Quattro parrocchie, sei frazioni disposte su un’area piuttosto vasta com’è caratteristica del nostro territorio. Dato il percorso molto diverso dalle sue precedenti esperienze, grazie a nuovi volti, persone e storie con cui si è confrontato in questo anno e mezzo, lo incontriamo per fare il punto della sua esperienza.

Don Matteo che sintesi ci fa di questo periodo di attività pastorale che immaginiamo molto impegnativo?
«È stato un periodo intenso, molto vivo e pieno di tante nuove esperienze. È bello assaporare giorno per giorno le tradizioni del posto, conoscere nuovi luoghi e incontrare nuove famiglie».

Sul solco della precedente domanda, le chiediamo come riesce nei tempi “forti” dell’anno Liturgico ad arrivare a tutta la Comunità?
«Ora ci sono meno parroci presenti sul territorio rispetto al passato. Sperimento tanta comprensione da parte delle persone che si rendono conto che non si riesce ad essere contemporaneamente in due posti diversi».

Noi parrocchiani la vediamo sempre accogliente nei confronti di tutti, disponibile e col sorriso, grato e riconoscente di ogni contributo di collaborazione anche se piccolo, e di tutto questo gliene siamo davvero grati, ma nella logica umana ogni tanto non resistiamo alla tentazione di chiederci: non perde mai la pazienza o più banalmente non si arrabbia mai?
«È parte del carattere del papà. Tranquillo, anche se sempre benevolmente indaffarato».

Tornando alle sue precedenti esperienze, ci racconta qualcosa dell’estate 2022 trascorsa “dietro le quinte” a Canale d’Agordo durante la Beatificazione di Papa Luciani?
«Gli abitanti sono stati bravissimi. Ognuno di loro conosceva bene il proprio compito. Penso che la presenza di Papa Luciani a Canale d’Agordo sia ancora oggi palpabile».

E dell’intenso percorso spirituale da Certosino?
«È bellissimo vivere in Certosa. Si sperimenta proprio la presenza di Dio: nei fratelli, nella liturgia, nella natura. Il nostro priore disse un giorno: “Il monaco è come una candela. Brucia piano piano. Nella sua sofferenza genera luce. Alla fine della sua vita, la fine della candela, ha offerto tutto se stesso ed ha trasformato la sua sofferenza in luce per l’umanità”»

Due temi che stanno particolarmente a cuore a Papa Francesco: la custodia del creato e la pace. A volte siamo tentati di pensare che siano problemi di chi ha responsabilità ad alto livello e ci sentiamo piccoli rispetto a ciò che sta succedendo nel mondo. Eppure proprio noi che viviamo in un ambiente che è una predica quotidiana a cielo aperto della “Laudato sì” dovremo essere grati per questo dono e impegnarci ogni giorno. E sempre noi parrocchiani che stiamo vivendo quest’esperienza dell’unione delle Comunità dovremo esercitare la nostra piccola palestra di pace rinunciando a qualcosa per il bene dell’intero gruppo. Don Matteo che ci dice in proposito?
«Direi che partendo dalla gratitudine di ciò che abbiamo ricevuto, possiamo rivolgerci verso Dio e, attraverso la Sua contemplazione, generare il rispetto per la vita e per i fratelli. Penso sia una naturale conseguenza di chi cerca Dio con cuore sincero e trova pace nella Sua presenza».

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