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Dizionario in bottiglia – Parola

Parole alla deriva nella calma del cuore

Dizionario in bottiglia – Parola

Parole alla deriva nella calma del cuore

Vien facile usare le parole, da tempo ormai se ne fa un gran abuso, soprattutto di quelle scritte, che quelle dette a voce son più chiacchiere, lamenti, insulti fuggitivi, termini cosiddetti a vanvera.

Fateci caso. Un tempo in pochi sapevano scrivere un libro, in pochi sapevano mettere in fila le parole nel modo più adeguato, quello che fa scaldare il cuore e intrecciare le emozioni. Oggi di libri, poesie, testi e racconti ve ne sono fin troppi, da quando Internet ci ha permesso di fare arrivare i nostri pensieri scritti ovunque e a chiunque, tutti siamo diventati artigiani della parola. Già, perché la parola è un qualcosa che va usato ad arte. Mica si può fare come i bambini e il loro grammelòt! Oh, Dario Fo trasformò in arte anch’esso.

Che poi le parole si possono anche perdere, si rischia di non sapere che cosa dire in certe occasioni; così come si rischia di farsele portare via, “mi hai rubato le parole di bocca”. E quando le sbagli? E s’inverte la sillaba? Non si azzecca il congiuntivo?
Te ne scappa una che forse era meglio tener da qualche parte in segreto? “Ferisce più la penna della spada”, si diceva un tempo. Il mio parroco diceva: “Ricorda che le parole scritte rimangono, mica come quelle che dici”. Scripta manent, verba volant. E dove se ne andranno poi tutte queste parole?

Ogni tanto mi soffermo seduto al bar o in treno o semplicemente in coda al supermercato ad ascoltare le chiacchiere altrui, i luoghi comuni e gli stereotipi verbali scambiati come fossero figurine. Ascolto la radio e chi ci parla dentro, che ha scoperto la magia delle parole, che se pronunciate nel modo giusto sanno farci incantare. Ma abbiamo ancora cura di ciò che pronunciano e diciamo? Abbiamo ancora quel rispetto doveroso nei confronti dei suoni che abbiamo imparato non solo a decifrare, ma anche a condividere con gli altri?

Aver cura delle parole. Quanto vorrei poter tenere in tasca quelle parole che ritengo preziose e opportune… Tutti noi ne abbiamo. Le conserviamo da qualche parte. Alcune ci fanno ridere, altre ci commuovono, altre ancora ci riportano indietro, a quando ci stupivamo ogni volta che riusciamo a leggerne o a scriverne una difficile. Io non mi ricordo la prima parola che ho pronunciato, ne quella che ho saputo scrivere. Forse il mio nome, forse “mamma” o “papà”. Una persona di cui sono stato innamorato mi confidò che la prima parola che riuscì a leggere era scritta su un’insegna pubblicitaria, e lei la lesse mentre ci passava davanti in auto, mentre la mamma guidava. Aveva scoperto di saper leggere, e lo aveva fatto con una parola capitata per di là, casualmente, e che probabilmente aveva aspettato tutto quel tempo di essere letta da una bimba curiosa. Le parole capitano, a volte ti vengono in mente all’improvviso, altre volte le cerchi fino allo sfinimento.

Ecco. Io ho scoperto che occorre averne cura. Perché le parole sono una parte di noi. Che poi si accompagnino anche al silenzio, questo fa parte lo sappiamo dell’equilibrio nella vita di ciascuno. Le parole si comprendono sempre meglio in un momento in cui vengono a mancare e il silenzio ce le fa notare.
Parola mia.

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