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Dizionario in Bottiglia – Attesa

Parole alla deriva nella calma del cuore

Dizionario in Bottiglia – Attesa

Parole alla deriva nella calma del cuore

Ritengo ormai da tempo che non sia più razionale prendersela quando, in fila, si attende il proprio turno da qualche parte, vedi ufficio postale, studio medico, banco affettati al supermercato. Ho imparato a dare un nuovo senso all’attesa, osservando le persone che mi stanno accanto, e osservandole mi sono reso conto di quanto l’attesa sia una parte essenziale della vita di ognuno di noi.

Badate bene. Non l’attesa ansiosa del lunedì perché arrivi presto il tanto sospirato fine settimana. Non l’attesa codarda che dal conto bancario esca la periodica rata del mutuo. Nemmeno quell’attesa nervosa che ti fa fumare due o tre sigarette alla fermata dell’autobus. Ho imparato ad attendere osservando una pancia crescere. La gravidanza non è altro che il principio della presenza dell’attesa nella vita di una persona. Chi è dentro al corpo femminile ovviamente non si rende conto di quanto sta avvenendo, ma chi è fuori, e chi soprattutto ha quel corpo, si rende conto di come aspettare sia in realtà un dolce, seppur travagliato, tempo di vita. Non vi è fretta, ma piuttosto un accompagnare, come fa un torrente quando lascia scivolare su di sé una foglia caduta da un ramo e che prende vita lungo tutto il suo corso. Quanto dovrà attendere, quella foglia, prima di arrivare al mare?

Ho imparato ad attendere, osservando i miei genitori invecchiare. Non vi è un momento preciso in cui questa cosa abbia inizio. C’è un’attesa, che prende spazio nella propria giornata, esattamente come il transito del sole nella volta celeste. Di fatto lui se ne sta fermo, ma quanto è straordinario quel tempo che separa l’alba dal tramonto? È misurabile, certo, ma non quantificabile a livello emotivo. L’attesa d’invecchiare credo porti alle stesse sensazioni.
E ho imparato ad attendere osservando gli amici seduti a tavola, durante una cena. Non si fa a gara a chi finisce per primo o a chi prepara i soldi del conto. Vi è una calma anomala nell’attendere che prima o poi la cena abbia il suo termine, ma si vorrebbe rimanere a chiacchierare all’infinito, a sorseggiare l’ennesimo bicchiere, a provocare un’ulteriore risata. Sembra quasi, ogni volta, la cena della Vigilia, in cui si sta svegli perché a mezzanotte si apriranno i regali. Vi è forse qualcuno che andrebbe a rompere questa magia?

Ho imparato ad attendere osservando queste e tante altre persone. Dalla maestra che corregge un compito per volta senza mai abbandonare lo sguardo da quelle parole scritte, che tanto ha atteso di leggere, al barista dietro al bancone del bar che con lentezza e precisione prepara un cocktail che un cliente può anche permettersi di aspettare per un po’. Certo.

Molti dicono che l’attesa la s’impara dalla natura, dalla nuvola che ci sorvola lentamente attendendo che il vento la soffi via all’albero che di mese in mese attende l’arrivo della sua stagione preferita, e da lì non si sposta. La natura sa da sempre che attendere è parte dell’esistenza, perché , cosa vuoi, dove vorrai mai correre così di fretta? Siamo noi esseri umani che abbiamo messo l’attesa in un cassetto, come si fa con le vecchie sveglie, quelle che tirano indietro. Perché attendere di acquistare un qualsiasi oggetto, quando in poche ore me lo fanno arrivare a casa? Perché attendere lungo una strada sotto un albero mentre proseguo il mio cammino a piedi, quando ho un’auto che in dieci minuti mi fa arrivare ovunque? Perché attendere di guarire, quando so che posso fare anche a meno di ammalarmi? Credo che dovremmo tornare tutti per un po’ in quella famosa pancia, quella dell’inizio, sì, dove l’attesa di nascere era semplicemente il principio della nostra vita.

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