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Strada o sentiero: due modi di camminare

Un viaggio tra le parole e il significato del cammino umano.

Strada o sentiero: due modi di camminare

Un viaggio tra le parole e il significato del cammino umano.

Il termine strada non mi ha mai rapito più di tanto. Preferisco altre parole: via, vicolo, viottolo, percorso, traversa, crocevia, cammino, sentiero. Vi è mai capitato di percorrere una stradina di campagna, che affianca campi e file d’alberi, in certe giornate soleggiate, e di pensare a quanti passi siano stati compiuti lungo quel tragitto?

I sentieri, con quei loro sassi, con i ciottoli, tragitti disconnessi e stretti, l’erba alta che vi affiora, leggera nel passaggio, mai invadente. La strada, sì, è un qualcosa di più rilevante, metafora della vita, nelle immagini che la ritraggono ha sempre una direzione ben delineata, spesso dritta, e ancora più spesso percorsa ad alta velocità. È spesso legata anche all’arte: pensate agli artisti appunto di strada, alle calli di Venezia o a quelle strade di paese che alla domenica ospitano i mercati antiquari.

Strada: metafora e contrasti

La strada. Può essere buona o cattiva. Può essere super o sterrata. Può essere bagnata o piena di buche. Trafficata o libera. Stretta o con parcheggio. Può portare in centro città o addirittura in un cortile, una strada chiusa. Ci assomiglia, insomma, la strada. Ma al sottoscritto, niente, piacerebbe molto di più essere simile a un sentiero. Non troppo irto, ma che transiti lungo un panorama mozzafiato. Che sia un po’ all’ombra e un po’ al sole. Non importa che sia di montagna o che costeggi il mare. L’importante è che mi porti, che mi conduca, che dia un senso al mio camminare.

Strade e sentieri: il senso del cammino

Io credo che gli esseri umani abbiano creato ad un certo punto le strade non tanto per comodità, quanto perché hanno sentito fin da subito l’esigenza di essere accompagnati. Anche nella solitudine. Si dice, no?: Finalmente ha trovato la sua strada. Quanto è affascinante e nello stesso tempo terrificante lasciarsi guidare da una strada che non sai dove può portare. Il famoso perdersi. Un perdersi però consapevole, studiato, accolto. Mappe, cartine, navigatori. Ormai delle strade, delle vie, dei sentieri, sappiamo tutto. Ma allora quale funzione ha il nostro spostarsi?

Sentieri: antichi compagni di viaggio

Ammiro il sentiero per questa sua capacità di accompagnare. Più è battuto, più è segnato, più vuol dire che le persone si sono affidate a quel rivolo di sassi che attraversa il territorio da secoli senza aver mai ceduto alle maledizioni inviate dai pellegrini per certe salite, per le piogge torrenziali, per il sudore della fronte, per le vesciche e le storte. Più son vecchie le strade, più odorano di umanità. Oggi la velocità di percorrenza ha battuto il fascino dell’imperfezione e di certi rallentamenti dovuti a un traffico non previsto. Per viaggiare oggi occorre camminare. E i sentieri sono le vie più premurose verso chi intraprende un viaggio. Ogni strada andrebbe percorsa a piedi. Lascio ai motociclisti o alle auto decappottabili l’alta velocità lungo strade dritte per chilometri, un po’ come c’insegna il sogno americano. Mi accontento della strada che mi accompagna lentamente e che permette anche di sostare, senza ingelosirsi per quel tempo di passi mancati. Come una guida esperta o semplicemente come un genitore la strada accudisce il nostro cammino senza metterci fretta, senza giudizio e soprattutto rimanendo lì dov’è, anche quando tutto il contorno sceglie di cambiare.

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