Un principio divino. E luce fu. Ogni qualvolta ci permettiamo di accendere la luce, premendo un semplice interruttore, per un attimo abbiamo accesso a quel primo istante generativo ed elementare, ad un Big Bang casalingo, oscuriamo il buio dando vita a un fascio di fotoni, che come un’onda illuminano una porzione della nostra vita. L’essere umano è sempre stato attratto dalla luce, come certi mosconi. È essa stessa dentro di noi, basta guardarci negli occhi.
E i nostri occhi sono fatti per guardare le stelle, non certo il sole. Dalla scoperta del fuoco in avanti, uomini e donne hanno reso sacra l’illuminazione, sia interiore, sia esteriore. La Menorah accesa nel Santuario di Gerusalemme. Divali, la festa delle luci in India. L’illuminato per eccellenza, il Buddha. Allah stesso è luce, e così è descritto nel Corano. Per non parlare della nuova Luce, mandata perché illumini l’umanità, la notte di Natale. Caravaggio l’aveva intuito e ben compreso, basta ammirare uno dei tanti dipinti dell’artista aventi come tema il Sacro. Persino per un ateo la luce è imprescindibile nell’immaginare la venuta al mondo dell’intero Universo. E allora?
Allora, se ciò che ci porta in profondità rendendo più chiara la nostra esistenza è così fondamentale, perché negli ultimi anni ci stanno piano piano indirizzando all’oscurità? Illuminati ormai semplicemente dagli schermi dei telefoni e dalle spie degli elettrodomestici, piano piano ci stiamo abituando a sopravvivere al buio, anche mentale, mentre si divertono a toglierci quella luce esistenziale di cui tanto abbiamo necessità.
Badate bene. Non si parla della luce del sole e del suo effetto su piante e animali, bensì di quella luce che fin dal primo istante di vita fa parte del nostro spirito. Siamo tutti venuti alla luce, no? Attraverso un parto che ci ha permesso di dare spazio ad un corpo e ad un’anima. Abbiamo tutti una coscienza, no? E non abbiamo forse bisogno che i nostri pensieri, le nostre fedi, i nostri principi, siano illuminati, perché possano espandersi e concretizzarsi?
E non è forse lo stesso ciclo delle stagioni, pensate ai due equinozi, che in modo chiaro ed evidente ci trasmette periodicamente quanto gli antenati avevano già compreso, ovvero che la luce è vita perché attraente e nutriente? Guerre infinite, ingiustizie quotidiane, falsità reiterate, popolarismi ed egocentrismi vari, tutto questo chiude sempre più le serrande e fa entrare sempre meno luce nelle nostre vite. Il Natale è un grande insegnamento, oltre che una scintilla vitale nella storia dell’umanità: abbiamo bisogno di una luce da seguire e da accogliere. Non importa se siamo Magi alla ricerca della verità, pastori alla ricerca di una salvezza, un re alla ricerca di una nuova consapevolezza, una madre e un padre alla ricerca di un amore infinito.
A Natale una Luce nella notte brillerà. Chiamatela speranza, gioia, fede… come desiderate. Ma non permettete che ve la portino via. Perché questo stanno facendo. Al buio il potere ha sicuramente un vantaggio: può nascondere le sue malefatte e lasciarvi credere che ciò che non vedete è la pura e vera realtà. E non basta un albero di Natale acceso in giardino per qualche settimana perché quel buio scompaia. La luce ce la dobbiamo portare dentro, accoglierla e come in certe fiaccolate accenderne altre, man mano. Perché siamo fatti della stessa materia delle stelle, e loro risplendono nel buio da un’eternità.