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Dizionario in Bottiglia

Educazione

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Educazione

Pronunciare la parola “buongiorno” al principio di un semplice incontro mattutino. Chinarsi per raccogliere una carta finita a terra. Non alzare la voce se non per chiamare qualcuno da una finestra. Anni fa fui sorpreso nell’apprendere che il significato del verbo “educare”, dal latino “educere”, è “tirar fuori, estrarre”.

Da quel momento ho inteso che l’esser educati corrisponde effettivamente al tirar fuori il meglio di se stessi nelle situazioni e nei momenti di vita, anche i più disparati. Il chiedere permesso prima di oltrepassare un ingresso. Un grazie sincero condiviso a voce, che segua un dono appena ricevuto. Guardare negli occhi la persona che ti sta parlando.

Non si dovrebbe parlare di regole, quando si discute di educazione. Il tirar fuori il meglio di sé è cosa umana. Tentano di insegnarcelo fin dal principio, in famiglia, a scuola, al lavoro, nelle attività sportive, non perché non si possa sbagliare o perché debba essere edificante comunque avere l’approvazione degli altri, ma semplicemente perché lasciare che il meglio di noi esca allo scoperto porta beneficio agli altri e a noi stessi.
Lasciare che i ritardi non intacchino i rapporti umani tra persone che in coda attendono un servizio. Non dare spazio alle aspettative. Un pasto consumato insieme senza che vi sia chi si sieda dopo e chi si alza prima.

L’educazione si trasmette attraverso l’esempio, così come la parola, il movimento, l’arte. Si può educare persino alle emozioni, perché ognuno possa essere più consapevole di ciò che sta provando e di ciò che vorrebbe sentire. Oggi sembra non esserci più spazio però per l’educazione. Vi è un lasciare andare, che non è equivalente al tirare fuori. Si pensa che un vento da tempesta sia lo stesso del vento primaverile che passa tra i rami e accarezza le prime foglie. Tanto passa, dice qualcuno. Crescerà, dice qualcun altro. E se no qualcuno prima o poi gli darà una lezione.

Educazione non è chiudere un occhio. Non è nemmeno tarpare le ali. Né chiudere a chiave o lasciare senza cena. Educare significa anche tirar fuori le parole. Dialogare. Ascoltare. Comprendere. Con l’educazione non si fa la guerra. Avete mai sentito di un soldato che ha chiesto “per favore” prima di sparare? L’educazione va oltre il giudizio, lo stereotipo, l’ignoranza. Nel momento in cui tiro fuori il meglio di me stesso, non sbaglio mai. Fa parte della nostra essenza essere educati ed educare.

Siamo vite portate alla relazione vera, non siamo certo qui per suonare il clacson nel traffico o mandare a quel paese il vicino che non ha chiuso la porta del palazzo. L’educazione ci porta ad essere più attenti all’altro, ma non per senso del dovere, ma perche l’altro è esattamente come me. E la gentilezza cresce come erba spontanea in ogni cuore, se lasciamo che i semi siano portati da un vento amorevole. Lasciamo spuntare e germogliare il meglio di noi stessi, perché il mondo ne possa beneficiare. Come quando un amico ti viene a trovare, e per educazione gli si offre un caffè. E sorseggiarlo insieme dà un senso in quel momento a una reciproca gentile esistenza.

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