Immaginiamo per un attimo di coinvolgere un gruppo di turisti ritrovatosi in qualche località di villeggiatura e domandare loro qual è la prima cosa che sono andati a cercare una volta giunti alla meta della tanto agognata vacanza. Scommetto che una buona parte di costoro risponderebbe senza esitazione: “Pace, cerco pace”. Ecco. Immaginiamo allora di recarci in località quali Gaza, Tel Aviv, Iran, Kiev, Kabul, in Pakistan, in Myanmar, in Siria, e di porre la stessa domanda ad un gruppo di persone, che di sicuro in vacanza non è. Che cosa cerchi qui? Pace, cerco pace. Com’è che questa parola risuona ovunque da sempre? Com’è che nell’animo umano, ciò che rimane di quell’animale da cui tutti noi discendiamo è sopraffatto, o almeno dovrebbe esserlo se di umanità vogliamo parlare, da questo irresistibile desiderio di ricerca.
Se scalo una montagna, lo faccio per sentire che silenzio fa la pace lassù, a pochi passi dal cielo. Se mi immergo nelle acque di un litorale, mi allontano il più possibile dal caos della spiaggia, per sentirmi cullare in pace dalle onde. Se mi immergo in una foresta, se mi affaccio al terrazzo di casa dopo un pranzo domenicale, se mi infilo in una strada stretta di un borgo medioevale, ecco, cerco pace.
Non vi è nulla di cui vergognarsi, sapete. C’è gente che passa il suo tempo a puntare il dito verso quelli che loro stessi definiscono “pacifisti” e poi senza né arte né parte sono capaci di urlare in faccia ad un altro essere umano: “Lasciami in pace!”. E allora? Che differenza c’è tra la pace cercata nel luogo scelto per le meritate ferie e la pace cercata tra le macerie di una città rasa al suolo? Nessuna differenza. In entrambi i luoghi, ciò che colpisce di più, è il silenzio. La pace è il silenzio del cuore.
Quando la rabbia, l’ansia, le paure, il dolore, l’odio, smettono di fare rumore. È che in vacanza starsene in pace e viverla risulta molto più semplice: quel posto lo hai scelto tu, ti sei organizzato, hai pure pagato per essere lì. E allora dai, te lo meriti; anzi, sei più che giustificato, scherziamo? Lì dove scoppiano le bombe, invece, lì ci abiti, fino l’altro giorno ci lavoravi, i tuoi figli andavano a scuola, la sera ti vedevi con i tuoi amici.
Mica la puoi comprare, ora, la pace. La cerchi, sembra che ci sia, lì, dietro l’angolo, ma non c’è nessun aereo da prendere, nessuna valigia da preparare, nessun viaggio da organizzare. Se la sono portata via. Chi? Quelli che decidono dove la pace può stare. Non importa che tu abbia il mare, le montagne, le città d’arte. Da te, la pace, non può starci. Mi dispiace.
Magari la pace fosse una vacanza, dirà qualcuno. Te la prendi quando vuoi. Balle. La pace è il silenzio del cuore. E a tutti quelli che passano il tempo a blaterare, a fare la guerra, a riempirsi le tasche, la pace evidentemente dà fastidio, c’è troppo silenzio qua, sembra di starsene a guardare il panorama da una collina, si annoiano a stare in pace. A ben guardare sono poche queste persone, una manciata.
Ma non siamo in grado, noi che cerchiamo la pace, di mandarli a quel paese, in qualche località balneare, perché se ne stiano in vacanza una vita intera, senza fare danni e rovinarci questa benedetta vita. “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”. Che siate credenti o meno, è il dono più bello che possiamo fare al cuore di una persona: la pace è dietro l’angolo, basta soltanto voltarsi verso quel sentiero che ci porta al silenzio del cuore.