Che il concetto di Dio possa stare in poche righe, è semplice utopia. E rappresenta nel mio caso un atto di superbia, non lo nego. Dio non è questione di tempo o di spazio. Non lo possiamo mettere in forma poetica, né inserirlo in un algoritmo perché si ripeta all’infinito o addirittura si modifichi. Non è scienza, non è fisica, non è chimica. Non è una composizione musicale ben riuscita, ma nemmeno un problema matematico risolto. E scarterei anche la filosofia, la psicologia, persino la teologia. Dio non è argomento da quaderno per gli appunti, non lo puoi nascondere alla vista infilandolo in qualche cassetto, non lo puoi raccontare in una pellicola cinematografica da premio Oscar.
Qualcuno dubita serenamente della sua esistenza, qualcun altro sostiene che sia presente ovunque. Alla fine è facile credere in Dio. Forse troppo. È che io son certo che c’è. Avete presente le lancette dei secondi degli orologi? Quelle che nessuno guarda mai e che se poggi l’orecchio sul quadrante senti ticchettare? Dio è quella lancetta nel quadrante della nostra esistenza. È quello scorrere nel presente che in maniera impercettibile ci porta avanti in questo viaggio chiamato vita. Ogni tanto occorre dare un doppio giro di ricarica, quello spetta a noi. Mica lo possiamo lasciare da solo in questo suo accompagnarci. E lasciamole perdere ogni tanto le lancette quelle grosse, quelle che segnano l’età e i cambiamenti. Dio è appena dietro, ma basta un suo minimo movimento a volte perché qualcosa accada.
E non venite a dirmi che sono solo suggestioni, vecchie credenze e ipocrisie. Qui le religioni c’entrano poco, gli usi e i costumi, le pratiche e la fede. Qui c’entra il desiderio di appartenenza a ciò che Dio ci ha donato: l’esistenza. Non vi è nulla di più divino, non vi è legame più forte con Dio di un nostro sguardo che incontra un cielo stellato. Di un innamoramento improvviso, di un dolore così forte per la morte di qualcuno che vorresti sparire, di un gesto di carità nei confronti di un altro essere umano. Dio è dentro queste cose qua, ma è talmente grande che scappa fuori da tutte le parti.
Dai, il nostro cuore è uno scolapasta. Lo hanno fatto apposta con i buchi per farci passare fuori Dio. E lui se ne sta rintanato a dare i rintocchi secondo per secondo alla nostra vita. Dio lo possiamo chiamare in 99 modi diversi, lo possiamo abbracciare come un padre, lo possiamo immaginare creatore e risolutore, lo possiamo scrivere in un modo e pronunciarlo in un altro, ma è lì. A volte rischiamo di inciampare su di lui, a volte ci dimentichiamo di aprirgli la porta, a volte lo percepiamo nitidamente in una parola detta all’orecchio.
Fidatevi. Dio ci ha donato l’esistenza perché potessimo sentire la sua presenza. Ha dato agli esseri viventi questo grande potere: le piante, gli animali, gli elementi e il cosmo ne sono consapevole e ne beneficiano ogni giorno. Noi esseri umani abbiamo dovuto inventarci l’orologio per poi arrivare tardi agli appuntamenti con lui.