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Dizionario in bottiglia

Seme

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Seme

Immaginare l’infinitamente piccolo. Il concetto di seme da sempre mi porta a ragionare sul potere generativo delle piccole cose. Entro in una foresta, in un bosco. Qualcosa di immenso, di cui non si vede la fine. Calpesto i sentieri, gli aghi e le foglie cadute, il muschio, il legno marcito. Mi fermo. Mi appoggio ad un gigante del bosco, ad un albero e guardo la base su cui poggia. Quell’albero lo posso abbracciare, e a fatica unisco le due mani circondandolo. E dico: «Eppure sei nato da un seme che in una mano si perderebbe».

L’albero è l’esplosione di un seme, scriveva Bruno Munari. Deve essere immenso quello che c’è dentro un seme. Appunto, infinitamente piccolo. Persino Gesù paragonava il Regno dei Cieli a un granello di senape. Come dargli torto. Se sulla Terra c’è già una porzione di un qualsiasi voglia Paradiso, lo dobbiamo principalmente ai semi. Ai pollini. A ciò che il vento, le api o le ali degli uccelli portano con sé. Un seme è un punto di partenza e un punto di arrivo, per qualsiasi forma vegetale. Come un figlio lo è per una famiglia. Ciò che nasce da un seme, poi ne produce, se trova le condizioni adatte. E si va avanti all’infinito.

Mica ce li siamo inventati noi i semi. A volte ci si sorprende di qualche pianta cresciuta lì, tra una fessura, sull’asfalto o tra i cordoli di un marciapiede, e dici «Certe vite son proprio così», ti devi fare spazio, grattare, spingere, ma poi il sole lo becchi anche tu. Il seme me lo immagino filosofo e operaio. Duro come la sua scorza, ma nello stesso tempo talmente pieno di pensieri e di buone idee che per forza di cose a un certo punto fuoriescono, e non c’è nulla che le possa fermare, a meno che qualcuno non le estirpi via o le calpesti. Come certe vite.

Dovremmo osservarli di più i semi, anche perché un po’ lo siamo stati anche noi. Chi zucca, chi sesamo, chi lino, chi ancora canapa, e poi girasole, papavero. Magari siamo stati dentro a una ghianda per un po’, o dentro a una nocciola. O morsicati da qualche topo. O semplicemente buttati perché semi di mela o di anguria.

Quale potere evolutivo vi è in un seme. Dei semi non si può che aver fiducia. È qualcosa per cui ti vien quel desiderio di prendertene cura fin da subito, concimando il terreno, bagnando in attesa della pioggia, facendogli spazio tra le erbacce, guardando giorno dopo giorno se effettivamente qualcosa sta per spuntare. Persino con certe persone non riusciamo ad essere così premurosi.

Eppure, il seme, una volta raggiunto il terreno, manco sappiamo se c’è. Ma guai a dimenticarsi di lui. L’infinitamente piccolo, ma potente come una stella.

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