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Dizionario in Bottiglia

Silenzio

Dizionario in Bottiglia

Silenzio

Il rumore della punta della matita che scorre sulla pagina del quaderno, mentre la maestra attende che tutti abbiano scritto il loro pensiero. Si sentono alcuni passi nell’atrio, forse un bambino ha chiesto di andare in bagno. Fuori il cinguettio degli uccelli non smette: è fine marzo, anche loro si saranno accorti che le vacanze di Pasqua stanno per iniziare. E noi siamo immersi nel silenzio, che in realtà silenzio non è.

Appoggio la matita sul banco. In mente ho il suono che il legno acceso fa nella cucina economica della nonna, un crepitio che ascolto nel dopo pranzo domenicale, quando i grandi escono a veder fiorire gli alberi e la nonna va a riposare. Anche lì, un silenzio che non è un silenzio. Cammino per strada, i passi misurati risuonano mentre tornando a casa penso ai fatti miei e a quel che farò nel pomeriggio. Si sente una radio in lontananza, qualcuno ha lasciato la finestra aperta e ha voglia di far ascoltare anche a chi passa di lì una bella canzone. Il sole fa rumore pure lui, scalda e acceca.

È proprio fine marzo. E il silenzio sembra accompagnarmi fino a casa. Lì troverò sicuramente la tv accesa e per un po’ si riposerà anche lui. Fino all’ora dei compiti. Seduto al tavolo della cucina ritroverò il rumore della matita sul foglio e accanto i piatti che, bagnati e risciacquati dalle mani di mia madre, si scontrano con i bordi del lavandino. Non una parola. Di là mia sorella che gioca sul letto, la sento chiacchierare con bambole e cani di pezza. Mia madre affetta una verdura per la cena. Il ritmo del taglio è piacevole, non mi dà fastidio. E il silenzio è ancora lì, non se ne è andato.

È un po’ come quando piove. Che senti l’acqua scendere per la grondaia o le gocce che colpiscono i vetri alle finestre, se piove di traverso. Non è un disturbo, anzi, percepisco una sorta di sicurezza nella vita. Piove. E posso godere del rumore della pioggia come di un qualsiasi filo d’erba sotto un albero: è il silenzio che mi concede tale piacere. Se non ci fosse, come mi accorgerei di ciò che sono in quel che c’è? È vero.

La notte, sotto le coperte, sentire tutta quella tiepida tranquillità che avvolge le stanze non mi dà le stesse sensazioni provate durante il giorno. Eppure è sempre silenzio. Ti avvolge, riempie uno spazio come l’aria fa con un palloncino, per poi rimanere a metà, tra cielo e terra. Il silenzio. Fosse come l’acqua, mi farei un bagno tutte le sere. Fosse una canzone, la danzerei. Fosse un ricordo, come quelli fin qui descritti, mi ci cullerei. Ma forse la mia è semplice nostalgia, per un silenzio a cui non siamo più abituati, e che probabilmente abbiamo smesso di cercare.

Oggi, connessi perennemente, accompagnati da lamenti e preoccupazioni, nemmeno in un bosco saremmo capaci di rincontrarlo, il silenzio. Eppure i fiori sbocciano ancora in silenzio. Le nuvole passano ancora in silenzio. Il respiro di un bambino che dorme porta con sé il dono del silenzio. E non parlatemi di meditazione, di luoghi solitari, di eremiti. Il silenzio c’è sempre stato e l’essere umano lo ha persino paragonato a Dio.

Nel silenzio c’è il tutto, perché senza di esso non sapremmo apprezzare nulla. Nemmeno una matita che scorre su un foglio bianco. O il gessetto sulla lavagna. O la campanella che ci avvisa, nel silenzio, che è ora di correre fuori e portarselo con sé, nel cuore.

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